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Un mercoledì di terrore in Vucciria
Vucciria

Vucciria, violenza gratuita sui giovani universitari

28 Novembre 2019, ore 3 a.m. .

È un mercoledì sera come tanti, la Vucciria è stracolma di gente. Tanti studenti universitari che si prendono una pausa dallo studio bevendo una birra tra amici. Quando si esce per passare del tempo con i propri amici, per ridere e divertirsi insieme, è davvero difficile immaginare di dover poi fare il viaggio di ritorno in ambulanza. Eppure è proprio quello che è successo nella notte tra il 27 e il 28 Novembre ad un gruppo di studenti. Questo è solo un episodio che si inserisce in un leitmotiv di violenza gratuita e reiterata di cui la Vucciria si fa teatro?

Un mercoledì di terrore in Vucciria
Chi c’è stato, in Vucciria, sa bene quanto sia difficile districarsi in mezzo alla folla anche soltanto per andare da un posto all’altro. Risulta un po’ più difficile immaginare che in questo tragitto si possa urtare la sensibilità di gente poco raccomandabile. È ancora più difficile poi immaginare che questa gente possa decidere di usare alcuni ragazzi come un sacco da pugilato, rendendosi paladini della legge del più forte. Legge declinata nel modo più sterile e banale possibile. Colpire per il solo gusto di colpire, ferire per il solo gusto di ferire.

Non è difficile immaginare che i pugni in testa, i calci, le ginocchiate inferte abbiano il potere di trasformare la spensieratezza di quel gruppo di amici in terrore. Il terrore che quei ragazzi potessero essere i nuovi Aldo Naro. Ma non c’è solo terrore: c’è anche rabbia, una rabbia profonda. Rabbia per il fatto che nessuno lì intorno fosse capace di aiutarli, rabbia per sentirsi disarmati nei confronti di una violenza assurda e banale, vulnerabili di fronte a un gesto fatto per il puro gusto di colpire, di fare del male. E c’è anche l’esigenza che in Vucciria le forze dell’ordine siano in qualche modo presenti per garantire un clima di civile convivenza. Eppure sono quasi una routine le risse senza senso, i pugni in faccia senza motivo.

E allora nascono tante riflessioni, fatte con amarezza e rabbia.

Perché una tranquilla serata tra amici deve finire con un viaggio in ambulanza?

Riguardo Maria Francesca Saija

Maria Francesca Saija
Studentessa della facoltà di Medicina e Chirurgia nell'ateneo di Palermo. Topo da biblioteca fin dal 1995, attualmente cerco di destreggiarmi tra gli impegni accademici e l'amore per l'arte. Ad Agosto 2017 ho auto-pubblicato una raccolta di poesie: Fuochi di paglia (qui il link -> http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/352633/fuochi-di-paglia/).

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