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Voucher, precariato giovanile. CNA osservatorio lavoro

Voucher, nuova forma di precariato giovanile

Crisi economica, disoccupazione, mancanza di opportunità. In questo contesto è meglio accettare lavori precari sottopagati o aspettare posti più dignitosi? La risposta è forse obbligata: chi vuole guadagnarsi da vivere è costretto a prendere quel che trova. E’ questa purtroppo la realtà che si ritrovano di fronte innumerevoli giovani che si addentrano per la prima volta nel mercato del lavoro.

Per favorire l’occupazione, a discapito dei diritti, negli ultimi vent’anni si sono sempre più ampliate le forme di lavoro precario, creando nuove fattispecie contrattuali e facilitandone l’utilizzo nel tempo per il datore di lavoro. Proprio per arginare questa deriva interviene l’ultima riforma del mercato del lavoro detta Jobs Act, che elimina alcune tipologie di contratti precari e incentiva il nuovo contratto a tempo indeterminato ovvero “il contratto a tutele crescenti”.

Ma se da un lato si interviene concretamente per ristabilire la sicurezza sociale nel mondo del lavoro, dall’altro si continua ad incentivare una fattispecie lavorativa che oggi alimenta un nuovo esercito di precari sottopagati, i voucher (buono lavoro). Infatti con il Jobs Act si alza il limite massimo di pagamento attraverso voucher da 5 mila a 7 mila euro all’anno.

Ma cosa è il voucher?

In realtà il voucher non è un tipo di contratto precario. Si tratta di un buono dell’Inps che serve a remunerare il lavoro accessorio, non riconducibile ad un contratto e dunque svolto in modo saltuario. Può essere di carta o telematico. Nel primo caso, il lavoratore lo riceve dal datore (che lo acquista da un tabaccaio) e lo incassa presso le poste. Nel secondo caso, viene erogato dall’Inps sulla card intestata al lavoratore. Ogni voucher vale dieci euro, ovvero 7,50 al netto dei contributi previdenziali e assicurativi contro gli infortuni. Esso non dà diritto a prestazioni di sostegno al reddito, quindi niente congedo per malattia, maternità ecc.

Tale forma di pagamento è stata introdotta in Italia nel 2008 per attività occasionali e accessorie al fine di contrastare il lavoro nero, facendo emergere figure professionali deboli come il lavoro domestico o le ripetizioni a casa da parte degli studenti. In principio, quindi, le tipologie lavorative riconducibili al sistema dei voucher erano davvero poche. In seguito, in particolar modo con il Governo Monti, la legislazione ha allargato l’utilizzo del voucher dall’ambito domestico ai settori professionali e nel settore agricolo. In questo modo imprese, hotel, villaggi vacanze, ristoranti, bar discoteche, cinema ecc. , possono usufruire di un lavoratore attraverso i voucher, senza nessun tipo di contratto. Si è infatti così assistito al moltiplicarsi della retribuzione tramite buono lavoro; 24.437 persone nel 2008, un milione e 392.906 nel 2015 (fonti Inps).

La fascia per la quale si utilizza maggiormente tale sistema è proprio quella giovanile, privando una generazione di stabilità e retribuzione dignitosa. Il pagamento tramite voucher, nato per contrastare il lavoro nero, diventa oggi la forma estrema della precarizzazione. La beffa, con le regole attuali, è che non riesce nemmeno a recuperare il sommerso. Infatti, il datore di lavoro deve comunicare il periodo presunto nel quale ritiene che impiegherà il lavoratore. Solo alla fine, ovvero a consuntivo, è tenuto a comunicare i giorni esatti della prestazione lavorativa. Con questo meccanismo, affidato alla buona fede del datore di lavoro, si apre la porta a possibili abusi. Il datore di lavoro potrebbe così dichiarare di aver impiegato un lavoratore per due ore in una giornata, salvo poi impiegarlo per molto più tempo in nero. Infatti, secondo i dati Inps, esiste uno scarto tra i voucher acquistati e quelli effettivamente riscossi.

Su questo tema il Governo ha deciso di intervenire tramite decreto entro il 25 giugno, termine entro il quale scadrà la possibilità di modificare il decreto attuativo del Jobs Act sulle tipologie contrattuali. Il nuovo meccanismo prevederà la tracciabilità del voucher: il datore di lavoro sarà obbligato a comunicare per via telematica, durante la prestazione lavorativa, i giorni e le ore nei quali impiega il lavoratore.

In Paesi come Francia e Germania, il voucher continua invece ad essere utilizzato per attività occasionali e accessorie e per contrastare il lavoro nero. Un segnale di cambiamento sul tema, che riconduca i voucher alla sua fattispecie originale, ancora non si intravede. Così il futuro del lavoro giovanile sembra ancora segnato inevitabilmente dal precariato.

Riguardo Giorgio Mineo

Giorgio Mineo
Nato a Palermo, 21 anni, studente di Giurisprudenza. Sono appassionato di giornalismo e politica. Il mio ispiratore è Enrico Berlinguer.

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