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“Visioni”: un ciclo di Lieder per un sodalizio artistico.

“Visioni” è un ciclo di Lieder, per Tenore e pianoforte, scritto in collaborazione dal compositore Joe Schittino, e dal Tenore Riccardo Palazzo, autore dei testi ed interprete dell’opera stessa.  Conoscere la genesi di un’opera artistica contemporanea, non è solo analisi musicale o contestualizzazione storica, ma anche dialogo, confronto con i suoi portavoce per eccellenza: i musicisti.  Questa intervista, è un colloquio sul perchè di “Visioni”, affrontato duplicemente con  il compositore Joe Schittino e il Tenore Riccardo Palazzo, entrambi parte attiva di un sodalizio artistico da cui è sfociato un  nuovo capolavoro musicale.

Come è nata la sua collaborazione artistica con il tenore Riccardo Palazzo, autore dei testi ed interprete della tua opera “Visioni”?

Compositore Joe Schittino: “Con Riccardo ci conosciamo da tantissimi anni: sono stato per qualche tempo il suo professore di solfeggio, ma ben presto i nostri argomenti si sono spostati dalla mera teoria alla letteratura e all’estetica. Di Riccardo ammiro proprio questa sua propensione a spaziare, a curiosare in lungo e in largo per la Storia dell’Arte, della Musica, e a interrogarsi sulle grandi questioni del Bello. Una visione che è ben più ampia rispetto a quella di un “semplice” performer: questo lo ha reso subito interessante ai miei occhi. Un interprete della musica d’oggi deve essere informato e disponibile a mettersi in discussione su diversi piani, non soltanto sulla scena e sulla tecnica la cui padronanza comunque deve essere garantita. Ci si spoglia sempre un po’ quando si presenta il proprio lavoro artistico, quando si fa uscire il prodotto dalla propria bottega – e a maggior ragione quando questo prodotto si chiama emozioni, si chiama musica. E in genere si sceglie sempre quale abito lasciar scivolare sul pavimento in queste occasioni: Puccini lo sapeva perfettamente, altri erano meno ruffiani, ma non meno convincenti alla fine. Il fatto che Riccardo sia in questa occasione anche il primo interprete della partitura composta sulle sue parole ne mette a nudo due volte i risvolti più intimi e poetici, con un risultato che certamente non mancherà di interessare il pubblico”.

– Come è nata la sua collaborazione artistica con il compositore Joe Schittino?

Tenore Riccardo Palazzo: “L’amicizia con Joe dura da parecchi anni: inizialmente il nostro rapporto era quello tra insegnante e alunno perché ho avuto da lui le prime lezioni di solfeggio, successivamente abbiamo stabilito un intenso affiatamento ed una stima intellettuale reciproca. Sono almeno tre anni che condivido con Joe la gioia di vivere sotto lo stesso tetto in un continuo scambio di musica e letteratura. Anni fa vinsi la possibilità di pubblicare delle poesie che avevo pensato e scritto instintivamente durante la mia adolescenza e i miei anni universitari. Dopo un accurato lavoro e una pensata cernita e correzione presero la forma definitiva in una silloge unica che chiamai “Visioni”. Impegnato dal mio lavoro di Tenore, dimenticai poi per anni di averle mai scritte, di avere vinto una pubblicazione, che non è stata mai portata alla stampa per motivi logistici ma avevo conservato la bozza di stampa in un cassetto, fino al giorno in cui Joe la trovó. Ne rimase colpito e decise di farne un ciclo di arie da camera per tenore e pianoforte cucite sulla mia voce”.

– Cosa significa per lei il termine Visioni e come ha influito nella genesi della tua composizione?

 

Joe Schittino: “Da miope qual sono, vedere è fondamentale! Nella mia concezione, l’essere visionario vuol dire prima di tutto essere visitato da un intuito superiore o quanto meno divergente, e di conseguenza avere un punto di vista, un sistema, che permette di capire il mondo. Ciò non è universale: le visioni sono intermittenze fra piani di esistenza che non sempre sono giustificabili nell’immaginario comune. Forse per questo i “visionari” per eccellenza sono i bambini, gli scemi del villaggio (che nella Russia di Musorgskij si chiamavano “Jurodyve”, i “folli in Cristo”!), e naturalmente gli artisti. Nulla del senso “tradizionale”, quindi, in queste Visioni, che non hanno nulla di evanescente, di fermo, di incompiuto. La visione è intuizione, e l’intuizione è in genere esattezza. Questo ho cercato di trasporre in musica”.

 

– Perché ha scelto la forma del Lied in lingua italiana?

Compositore Joe Schittino: “Conosco e amo la lingua italiana perché è la mia lingua madre: ho avuto la fortuna di vivere all’estero e di imparare altre lingue, che amo tutte per caratteristiche musicali diverse e tutte peculiari: il che si riflette sicuramente nella scelta dei testi da musicare, ma finisce con l’influenzare anche la forma stessa della composizione. L’italiano, fra tutte le lingue neolatine, è quella secondo me più “dura”: poche nuances vocaliche, una gran quantità di spostamenti d’accento: l’italiano non ha la sensualità del francese, né la teatralità dello spagnolo, né la comicità simpatica del portoghese. Una frase italiana è piena di colpi di scena ritmici e fonematici. Se Dioniso avesse potuto scegliere, avrebbe parlato italiano. Questo continuo ondulare di accenti ne fa la lingua del teatro per eccellenza: e infatti tutto il ciclo delle Visioni non è di fatto una successione di Lieder, ma una sequenza di microscene teatrali. Lo spirito del Lied non vi si ritrova né per legami di tradizione, né per forma in senso proprio. Questi pezzi nel loro spirito sono molto più vicini a Berg che non a Schubert, a Berio e o Corghi piuttosto che a Tosti”.

 

– Il testo dell’opera Visioni, di cui lei è l’autore, essendo scritto da un cantante, è pensato anche in funzione della pronuncia e dell’emissione vocale?

Tenore Riccardo Palazzo:“Come facevano i compositori di una volta, Joe ha pensato l’opera per la mia voce rispettando il testo nella sua particolare scrittura. Il risultato é qualcosa di nuovo, che non dimentica la tonalità ma che non esclude però il carattere compositivo di Joe assolutamente moderno e intellettuale”.

– Nell’ambito della tua collaborazione artistica in che modo ha cercato un’adesione musicale al testo che il tenore Palazzo ha creato per lei?

Compositore Joe Schittino: “La musica e la parola non devono essere l’una dipendente dall’altra, nel senso del mero doppiaggio. Capriccio di Strauss è un esempio eccellente della concezione che ho sposato: la teoria degli affetti è lontana anni luce, e se pure in qualche momento un echeggiare di immagini nel testo trova riscontro nella musica, è puro divertimento – un divertimento certo tragico, a volte, ma sempre molto studiato e consapevole. L’adesione al testo (a quello di Riccardo, ma più in generale a tutti i testi che ho avuto modo di mettere in musica) deriva dunque non tanto dalle immagini poetiche, quanto dalle immagini sonore che la stessa lettura suggerisce: in tal senso ho avuto il piacere di ritrovare nella poesia di Riccardo una grande attenzione al suono delle parole: niente è messo a casaccio, anche quando i testi suggerirebbero una scrittura più leggera, naif. Questa leggerezza deriva dall’esperienza – è la leggerezza evocata da Calvino nella prima delle Lezioni americane”.

– Riccardo Palazzo, ci parla di uno dei testi, a livello esemplificativo, che ritiene la rappresenti maggiormente anche nella sua realizzazione musicale. “Tutti i testi sono stati ideati per la mia voce, quindi trovo in ognuno di essi qualcosa di mio anche se rappresenta una fase della mia vita conclusa anni fa. È come un rimembrare e rivivere squarci di me stesso, nel pieno maturo ricordarsi”.

– Nel concepimento dell’opera Visioni, la musica ed il testo sono stati ideati contemporaneamente o in successione?

Compositore Joe Schittino: “Io e Riccardo abbiamo proceduto prima a un lavoro di selezione del materiale testuale: dalla silloge originaria abbiamo estrapolato insieme diciotto testi tra i più brevi, non necessariamente in ordine cronologico; quindi, uno alla volta (stavolta nell’ordine stabilito), ho proceduto alla composizione. In genere compongo un pezzo dalla prima nota all’ultima: mi è capitato molto di rado di cominciare dal centro, o da un punto che non fosse poi l’inizio vero e proprio. Così è nata la serie delle Visioni”.

 

– Nella sua intenzione musicale, c’è in nuce anche un pensiero alla tessitura vocale e al timbro, e alle particolarità vocali di Riccardo Palazzo?

Compositore Joe Schittino: “La serie delle Visioni è stata pensata esattamente sia per le caratteristiche tecniche vocali di Riccardo, ma per la sua estrema versatilità attoriale. Riccardo è un tenore che ama stare sulla scena e che è estremamente a suo agio in situazioni teatrali. Questo ha influito non poco sia sulla scelta del registro emozionale, che addirittura nella scelta di determinati intervalli e forme che favoriscano il più possibile una lettura “teatrale” di quella che potrebbe secondo me essere considerata una sequenza di gesti più che una sequenza di arie, laddove (tranne pochi casi) la melodia di suoni diventa una melodia di azioni, che recupera più profondamente quanto in apparenza perso in termini di godibilità commerciale del prodotto”.

– Quando eseguirete in prima assoluta questa composizione?

Tenore Riccardo Palazzo: “Dono felice di eseguire la prima assoluta a Catania per l’apertura della stagione degli “Amici della musica di Catania (SCAM)” il prossimo 26 novembre. Sarà un evento unico ed irripetibile e spero davvero di esserne all’altezza”.

 

Riguardo Erika Giannusa

Erika Giannusa
Erika Giannusa è nata a Palermo, il 06/12/1993. Pianista, compositrice e soprano lirico. Si dedica al giornalismo ed alle recensioni di eventi e manifestazioni in Italia ed in Europa.

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