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Viaggio in una ”impresa recuperata”: reportage da Buenos Aires

É stato sufficiente conoscere la storia dell’hotel di lusso Bauen a Buenos Aires per scoprire che una risposta alla crisi economica globale del 21esimo secolo esiste.

Il movimento delle imprese recuperate in Argentina si è sviluppato come una reazione dal basso al collasso finanziario che ha colpito il paese nel 2001, generando conseguenze simili a quelle verificatesi in Italia nel 2008.
Durante questa profonda crisi oltre 400 imprese sono state recuperate dai lavoratori, generando più di 25.000 posti di lavoro. Tale ammirevole risultato è stato ottenuto grazie al supporto del Movimiento Nacional de Empresas Recuperadas, un’organizzazione ombrello che assiste i lavoratori tramite un’ampia gamma di servizi: ideare un piano per la fisica occupazione delle imprese da parte dei lavoratori, provvedere ad assistenza legale, formulare un sistema di coordinazione interna.

Il contributo del MNER è più tecnico che politico e per questa ragione riesce ad unire attivisti appartenenti a background idealogici differenti: comunisti, socialisti e Peronisti erano presenti durante l’incontro con lo staff dell’hotel.
Secondo un rappresentante del MNER, oltre l’80% della popolazione supporta l’occupazione delle imprese recuperate. Associazioni studentesche, in particolare, sono spesso attivamente coinvolte nell’organizzazione di manifestazioni contro le minacce di sfratto. Tali atti di solidarietà assumono un valore incommensurabile perchè “migliorano l’empatia con i cittadini che hanno vissuto simili esperienze durante la crisi”, nota uno dei lavoratori intervistati. Di conseguenza, contribuiscono al più ampio obiettivo di inscrivere le imprese recuperate in un contesto legale.
Impiegando 130 lavoratori, l’hotel Bauen è stato costruito nel 1978, in occasione dei mondiali tenutisi in Argentina, quando nel paese vigeva ancora la dittatura militare. La costruzione dell’edificio è avvenuta sotto circostanze dubbie: invece di ripagare i sussidi ricevuti per il progetto, il proprietario originario ha tenuti i profitti per sé e, con il tempo, ha persino trascurato la gestione dell’attività.
Quando, nel 2001, il paese è piombato nella più devastante crisi finanziaria mai affrontata, l’hotel era già sull’orlo di una bancarotta. Ma è esattamente questa drammatica condizione che ha conferito ai lavoratori il coraggio di occupare l’hotel e mantenere la struttura in funzione: “il proprietario ufficiale si è in realtà appropriato di fondi pubblici!“ insiste un altro operaio intervistato.

L’hotel Bauen può adesso essere considerato un vero e proprio modello di impresa gestita dai lavoratori, in cui i diritti sul processo produttivo sono equamente distribuiti, ma dove la proprietà legale rimane estranea. Il funzionamento di questo genere di impresa è coerente con una crescente indipendenza delle singole attività svolte, le quali sono intraprese in completa autonomia. Tuttavia, un simile modello richiede un costante controllo reciproco da parte dei lavoratori.
I risultati osservabili in relazione allo sviluppo organizzativo nel caso dell’hotel Bauen includono: l’acquisizione di nuove capacità produttive e organizzative, una ridotta alienazione nel lavoro quotidiano e l’affermazione di un ambiente interno rispettoso, grazie all’eliminazione delle formali gerarchie.
La nuova struttura costituitasi include soltanto due organi. Il Consiglio è formato da 12 lavoratori responsabili di ciascuna area di lavoro nell’hotel. Al di sopra di esso vi è l’Assemblea Permanente che ha il potere di rimuovere i membri del consiglio secondo il princio di “una voce, un voto”, quindi solo in completa assenza di veto.
La diffusione di imprese auto-gestite potrebbe indurre un’evoluzione nel modo di produzione e nel modo di integrazione economica della società nell’attuale periodo storico. E secondo un attivista intervistato, tale rimane il vero obiettivo del Movimento delle Imprese Recuperate: “contibuire a un nuovo orientamento della società, in cui l’autogestione delle imprese rappresenti un’alternativa valida alla disoccupazione”. L’esperienza del Bauen insegna che l’esistenza marginale di questo tipo di organizzazioni può realizzarsi, talvolta faticando, in qualsiasi sistema economico, anche nel capitalismo.
Il problema rimane comunque che, dopo ben 11 anni di attività, l’hotel soffre ancora di una situazione legale instabile. I lavoratori non sono considerati i proprietari di diritto dell’impresa e lavorano sotto costante minaccia di sfratto. L’argomento è caldo e suggerisce lo spinoso dilemma di come conciliare la proprietà privata con il diritto al lavoro di coloro che hanno fatto funzionare l’impresa per un intero decennio. Inoltre, la maggior parte dei lavoratori non ha esperienza nell’attivismo ed è al contrario costituita da persone ordinarie che improvvisamente si sono ritrovate coinvolte nell’occupazione dell’edificio, sfidando persino le forze di polizia.

Ci si auspica che in futuro gli sforzi di queste famiglie siano riconosciuti e che l’hotel Bauen possa essere d’ispirazione a tanti lavoratori stretti nella morsa di un sistema di produzione che non riesce a dar spazio a tutti e che, in maniera subdola, impedisce di poter immaginare delle alternative.

Riguardo Giulia Adelfio

Giulia Adelfio
Posso considerarmi una studentessa senza patria: sono per metà Italiana e per metà Austriaca, ma con il tempo ho acqusitato altre influenze. Da giovanissima ho trascorso sei mesi in Nuova Zelanda, poi ho frequentato la facoltà di Scienze Politiche all'Università di Bologna. Più recentemente mi sono dedicata ad una specialistica in Global Studies e ho studiato presso l'università di FLACSO a Buenos Aires, e alla Chulalongkorn di Bangkok. Adesso scrivo dalla biblioteca della Humboldt, a Berlino, mentre penso alla mia amata Palermo.

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