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“In viaggio per guarire”, giovani ex malati oncologici incontrano gli studenti a Palermo

Un gruppo di ragazzi, uniti dall’aver vissuto l’esperienza di una grave malattia, compie un viaggio speciale attraverso l’Italia per incontrare coetanei a cui raccontare di come hanno affrontato il doloroso percorso delle patologie oncologiche e la fondamentale lezione di vita imparata: nulla è scontato. Il progetto “In viaggio per guarire”, premiato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con l’Italian Teacher Prize, e con il patrocino di vari enti tra cui AIL, coordinato da Anna Berenzi, docente della scuola in ospedale dell’istituto superiore “Benedetto Castelli” di Brescia, ha fatto tappa a Palermo sabato 5 maggio, presso i Cantieri Culturali alla Zisa.

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Le storie di Andrea, Alessia, Gabriele, Filippo, Elisabetta, sono solo alcuni degli spaccati di vita riportati da questi giovani, alcuni non presenti perché impegnati ad affrontare le terapie. Il progetto nasce per la scuola e ha come obiettivo principale quello di: “Guarire le tracce del dolore – spiega Anna Berenzi – lasciate dalla malattia. Cerchiamo di creare dei piccoli laboratori di empatia e, alla fine di questi percorsi, i ragazzi imparano la riconoscenza e sanno ricambiare e arricchire anche noi insegnanti”.

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Con i loro racconti hanno fatto testimonianza di come la donazione del sangue o del midollo rappresentino un’importante scelta di generosità: “A 16 anni mi sono ammalato di leucemia – ricorda Filippo, oggi 21 anni – l’unica soluzione era il trapianto di midollo osseo, ma trovare un donatore compatibile non è così semplice. Il tempo era poco, perciò i medici decisero di trapiantare il midollo di mia madre, sebbene fosse una soluzione rischiosa. Lei mi ha donato la vita di nuovo. Se tutti fossero inseriti nel registro dei donatori, questo potrebbe salvare la vita a molte persone. Un donatore è un eroe che non riceve medaglia, perché nessuna medaglia vale una vita salvata. Basta una semplice iscrizione ad ADMO, l’Associazione Donatori di Midollo Osseo“.

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A 15 anni – racconta invece Gabriele, di 19 anni – mi è stato diagnosticato un tumore maligno alla gamba. Ho provato tante emozioni negative nel corso della malattia, ma ho sempre cercato di far prevalere la gioia, ad esempio facendo cose che prima mi erano state vietate, tutte cose semplici ma per me particolarmente speciali. E’ stato fondamentale per me il calore della famiglia e degli amici. Quello che mi sento di dire è: apprezzate sempre le piccole cose e quelle semplici della vita”. 

Al termine dell’incontro, gli studenti sono intervenuti con le loro domande, chiedendo in che modo la scuola li ha aiutati ad affrontare questo percorso e cosa sperano di diventare da grandi: “La realtà della scuola in ospedale – racconta la giovane Alessia – è stravolta: facciamo lezioni a tu per tu e per un tempo breve, perché a causa delle terapie non possiamo mantenere a lungo la concentrazione”. “La scuola è stata un appiglio – spiega Filippo – verso la quotidianità importante, grazie a questa non sembra quasi più di essere in ospedale”. Quanto al futuro, molti dicono: “Ho un obiettivo: quello di diventare medico e salvare i giovani come i medici hanno salvato me. Ho ricevuto tanto e vorrei poterlo restituire”.

Riguardo Marta Cianciolo

Marta Cianciolo
Studentessa al corso di studi in Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo.

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