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Via d’Amelio 24 anni dopo: la lotta non è finita

Via d’Amelio ventiquattro anni dopo: la lotta non è finita

19 luglio 2016, ventiquattro anni dalla strage di via d’Amelio. Un giorno ricolmo di sconcerto, rabbia, sconforto, ribellione. Ancora oggi le sensazioni si mescolano, le domande rimangono e le risposte latitano. Chi ha vissuto quell’esperienza rivive le sensazioni di quel giorno maledetto e fa i bilanci degli ultimi anni, chi è troppo giovane prova ad immaginare il passato per cercare risposte verso il futuro. Questa è l’atmosfera che si respira in questi giorni, questa è l’atmosfera che ha segnato la lunga serata del 18 luglio 2016 nell’atrio dell’ex facoltà di giurisprudenza.

Via d’Amelio 24 anni dopo: la lotta non è finita

Nella facoltà in cui si formò Paolo Borsellino ha avuto luogo la conferenza “Verità, non vendetta! Via d’Amelio 24 anni dopo, le risposte che mancano” organizzata dall’Associazione Culturale Falcone e Borsellino insieme all’associazione ContrariaMente-Rete Universitaria Mediterranea. Presenti l’ex magistrato Antonio Ingroia, Salvatore Borsellino fondatore del movimento Agende Rosse e fratello di Paolo, i giornalisti e scrittori Giuseppe Lo Bianco e Stefania Limiti, infine Giorgio Bongiovanni direttore della rivista Antimafia Duemila. Moderatore dell’incontro Lorenzo Baldo, vicedirettore di Antimafia Duemila. Non ha potuto essere presente all’evento il pm di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo per via dei suoi innumerevoli impegni legati all’operazione “Mamma Santissima”.

L’incontro è stato aperto dai saluti dell’associazione contrariamente-Rum tramite la voce della vicepresidente Paola Lafisca. In seguito sono stati proiettati sedici minuti del docu-film “A Very Sicilian Justice”. Quest’ultimo, trasmesso finora solo da Al-Jazeera, racconta la questione del processo sulla trattativa Stato-mafia attraverso il racconto del pm Nino Di Matteo, bersaglio nel mirino di cosa nostra. “La paura c’è sempre. Le persone si avvicinano e mi salutano, dicono che mi ammirano e mi dicono di non mollare” racconta nel docu-film Nino Di Matteo, “Lo capisco e apprezzo, ma alcune volte sento un po’ il peso, perché mi sembra quasi come se troppe persone riponessero sulle spalle di poche persone una responsabilità troppo grande”. Queste parole hanno segnato l’inizio della serate e gli interventi successivi.

Via d’Amelio 24 anni dopo: la lotta non è finita

Parole dure e infuocate si sono susseguite in un crescendo colmo di emozione, dalle parole dell’ex pm Ingroia al commovente intervento di Salvatore Borsellino concluso al grido di “Resistenza, Resistenza Resistenza!”. Ciononostante l’evento di quest’anno è stato il meno seguito e partecipato, segno della crisi che l’antimafia sta attraversando, elemento più volte sottolineato. Antonio Ingroia ha dichiarato: “Gli ostacoli sull’inchiesta per la trattativa sono stati molteplici e vengono messi ancora oggi contro quei pm che vogliono andare avanti e continuare a cercare la verità.” (…) “Il Paese in questi anni è sicuramente cambiato in peggio. C’è stato un momento in cui la verità sembrava più vicina ma oggi la sensazione nitida è che questa si allontani sempre più”,  e ancora con tono imperioso: “La lettera del Procuratore capo di Palermo in cui si consiglia, o meglio si prescrivono le ragioni di sicurezza e si consiglia ai magistrati di non partecipare per il rischio di un’improvvisa recrudescenza degli attentati. E di questo si rende conto a poche settimane dalla strage di via d’Amelio. Così facile pensare che si voglia vietare ai pm di salire sul palco in via d’Amelio e dire quello che va detto.” (…) “In questi anni si è commesso un grave errore. Quello di delegare alla sola magistratura la lotta per cambiare il Paese.” (…) “Se noi riprendiamo fede e coraggio e proviamo a ricostruire questo movimento dal basso e se non commettiamo più l’errore della delega, saremo in grado di recuperare e riportare in questo atrio anche quelli che si sono fatti scoraggiare

Via d’Amelio 24 anni dopo: la lotta non è finita

A concludere è stata la viva voce di Salvatore Borsellino in un emozionante intervento, tra la rassegnazione per il presente e la forza del coraggio per il futuro: Sono stanco di sentire parlare di via d’Amelio come una strage di mafia. Dobbiamo dircelo chiaramente, è stata solo e soltanto una strage di Stato” (…) “Sto assistendo a qualcosa di terribile: ancora una volta sta succedendo quanto accaduto con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, accusati e contrastati ma oggi è ancora peggio, il trattamento a cui è sottoposto Di Matteo è un vero e proprio ‘mobbing’ di Stato’ con il quale cercano di incoraggiarlo a gettare la spugna e io ho paura che ci riescano” (…) “Vedevo i processi di Caltanissetta e quello di Palermo come un punto d’arrivo. Ma oggi non ho più speranza che possa venire fuori nemmeno un barlume di verità. La mia  speranza sono i giovani che spero arriveranno a vedere la verità. Per questo non smetterò di combattere. Dobbiamo lottare, non possiamo chinare la testa, lo dobbiamo a Paolo. Dobbiamo gridare ora e sempre resistenza!” 

Riguardo Giorgio Mineo

Giorgio Mineo
Nato a Palermo, 21 anni, studente di Giurisprudenza. Sono appassionato di giornalismo e politica. Il mio ispiratore è Enrico Berlinguer.

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