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Verso il referendum costituzionale: l’Italia cambia verso?

Verso il referendum costituzionale: un dibattito a Giurisprudenza

Verso il referendum costituzionale: l’Italia cambia verso?
Da sinistra: Tremonti, Cerulli, Fiandaca, De Siervo

Martedì 4 Ottobre, presso l’aula magna di Giurisprudenza, si è svolto un dibattito sul referendum costituzionale indetto pe ril prossimo 4 dicembre. La discussione è stata divisa in due blocchi: il primo, moderato dal professore di diritto penale Giovanni Fiandaca, ha visto per il Si il professore Cerulli Irelli (ordinario di diritto amministrativo della Università La Sapienza di Roma) e per il No Ugo De Siervo e Giulio Tremonti (il primo è Presidente emerito della Corte Costituzionale mentre il secondo è Senatore ed ex Ministro dell’Economia). Il secondo blocco, moderato dal professore di diritto costituzionale Giuseppe Verde, ha avuto una connotazione più politica con Gaetano Armao (Presidente Comitato giuristi siciliani per il No), Nino Caleca (Presidente Comitato Basta ub Si Sicilia), Francesco Cappello (deputato regionale M5S), Gianpiero D’Alia (Presidente UDC) e Giuseppe Lauricella (deputato nazionale PD).

Verso il referendum costituzionale: l’Italia cambia verso?
Da sinistra: Cappello, Lauricella, Verde, Armao

Si parte con la premessa del professor Fiandaca, il quale espone il suo stano d’animo diviso tra l’io sentimentale che voterebbe No, e l’io razionale che voterebbe Si. L’esperienza dal quarantotto a oggi, ricorda il professore, ha portato ragioni per modificare la Costituzione, ma qui oggi i giudizi di antipolitica non ci devono distogliere da un giudizio razionale. Si continua con il prof Cerulli che, dopo aver esposto brevemente i vantaggi della riforma, si è concentrato sulla nuova modifica al Titolo V che risolverebbe i problemi scaturiti nella riforma del 2001, quest’ultima sbilanciata in senso autonomista e federalista.

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De Siervo, Presidente emerito Corte Costituzionale

Passando al versante del No, importante e appassionata è stata l’esposizione del Presidente emerito della Corte Costituzionale De Siervo: “Basta con slogan spesso falsi. Tante volte si è modificata la Costituzione. La riforma del Titolo V aveva aspetti condivisibili ed altri meno. Ciò dimostra che le riforme possono anche essere fatte male”. Continua l’ex presidente della Consulta sottolineando come il nuovo Senato non sia né carne né pesce, ed i membri non saranno votati dai cittadini. Andranno consiglieri regionali e sindaci scelti tra loro per opportunità politica e non perché i migliori e dovranno inoltre fare il doppio lavoro. Il nuovo Senato potrebbe inoltre, ricorda sempre De Siervo, mettersi di traverso per bloccare le riforme di nuovi trattati internazionali, in quanto è una materia ancora bicamerale, non essendo più legato con la fiducia al Governo e non si potrebbe quindi mettere la questione di fiducia sulla ratifica. Le Regioni non avrebbero più vero potere legislativo, ormai accentrato nelle mani dello Stato, ma si manterrebbe, secondo De Siervo, l’aspetto peggiore della riforma 2001 del Titolo V ovvero la clausola di chiusura (tutte le competenze non espressamente elencate e assegnate sono delle Regioni).

Verso il referendum costituzionale: l’Italia cambia verso?
Giulio Tremonti, senatore

Si passa a Tremonti: “I risparmi dovuti ai tagli della politica nella riforma sono falsi perché i dipendenti verranno riassegnati, per controprova guardatevi Quo Vado di Checco Zalone (…) Non è vero che saremo più stabili, perché in molte materie non si potrà fare più ricorso al decreto legge ed alla questione di fiducia. E non è normale che il Trentino Alto Adige abbia 4 senatori mentre la Sicilia 7.” ; in conclusione il giudizio sulla legge elettorale Se sei minoranza ma vinci e sei maggioranza in Parlamento sarai comunque minoranza nel Paese e farai male alla democrazia”.

Il professor Cerulli ha poi ribattuto punto per punto. La clausola di chiusura confermerebbe i tanti poteri lasciati alle regioni solo che ora lo Stato ha voce in capitolo per casi di interesse nazionale e recepisce la giurisprudenza costituzionale in materia. La Camera delle Autonomie non sarebbe diversa e peggiore di quanto accade in Germania e Francia, con membri i consiglieri dei Lander per i tedeschi ed i sindaci per i Francesi, dando così rappresentatività territoriale e non federalista, e questo nuovo Senato sarà decisivo, non è vero che non conta nulla, ed essendo svincolato dalla questione di fiducia sarebbe autonoma dal Governo scongiurando derive autoritarie. Inoltre, alla Camera con l’Italicum la maggioranza sarebbe di appena 24 deputati, numeri lontani da una deriva autoritaria.

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Nino Caleca, Presidente Comitati Basta un Si Sicilia

Si è poi passati alla seconda parte moderata dal Professore Verde, il quale non si è esentato dal ricordare come il senatore Tremonti abbia votato sia la legge elettorale che le riforme costituzionali, anche se il 4 dicembre voterà No. I promotori del Si (cioè D’Alia, Caleca e Lauricella) hanno fatto leva sul bisogno di superare il bicameralismo perfetto dopo anni di tentativi falliti, in cui una maggioranza governa e si prende la responsabilità di fronte ai cittadini mentre l’opposizione si prepara al governo futuro, cambiare gli errori della riforma del Titolo V del 2001, migliorare gli strumenti di democrazia diretta quali il referendum abrogativo e l’introduzione del referendum propositivo.

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Seduti da sinistra: Alice Anselmo (capogruppo PD ARS), Giulio Tremonti, Giovanni Fiandaca.

Per il No invece, Armao e Cappello hanno criticato aspramente il nuovo riparto di competenze Stato-Regioni accentrato sul primo, in contraddizione con il resto d’Europa e senza ridisegnare i confini regionali ormai obsoleti. Per Cappello (M5S) in particolare si continua nella direzione di fare cassa demolendo le istituzioni locali e le regioni.

La strada verso il referendum del 4 dicembre è ancora lunga e le distanze nel Paese molte, come ha dimostrato questo forte dibattito.

Riguardo Giorgio Mineo

Giorgio Mineo
Nato a Palermo, 21 anni, studente di Giurisprudenza. Sono appassionato di giornalismo e politica. Il mio ispiratore è Enrico Berlinguer.

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