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Università, Italia non investe. Primato a Cina e Brasile

L’Italia non investe nelle università, mentre Cina e Brasile puntano alla vetta delle classifiche nel settore universitario.

Un dato molto indicativo è quello relativo agli investimenti pro capite: in Italia nel settore universitario si investono 109 euro per abitante, contro i 303 della Francia, i 304 della Germania, i 331 del Giappone e addirittura i 628 euro della Corea del Sud.

Inoltre, rispetto al 2008, la riduzione del finanziamento pubblico italiano è stata del 18,7% per i fondi destinati al sistema universitario e del 15,8% per i fondi a sostegno degli studenti e del diritto allo studio.

Per reagire alla crisi economica, in situazione di austerity, mentre Francia e Germania hanno aumentato i fondi pubblici per l’università rispettivamente del 3,6% e del 20%, in Italia dal 2009 al 2016 questi sono diminuiti del 9,9%.

Scelte di questo tipo hanno contribuito a portare l’Italia ad avere il numero più basso di laureati di tutta l’Europa (un 17% che ha uno scarto piuttosto significativo rispetto al primo posto del Resto Unito con il 42%) e il più basso rapporto docenti/studenti: 19 studenti per un docente, contro i 7,5 della Germania o 12,5 della Spagna.

Dai dati dell’ultimo rapporto Oecd – Organisation for Economics Co-operation and Development – sul sistema educativo dei 40 Paesi dell’organizzazione ‘Education at a glance 2015’, emerge che il sistema educativo italiano soffre a paragone con quello degli altri Paesi, europei e non. E quando si arriva all’università il distacco è drammatico se non incolmabile. In pratica, siamo gli ultimi tra i 40 Paesi Oecd.

Fra i Paesi che stanno investendo nella qualità delle proprie Università spiccano la Cina e il Brasile.

Situato a Pechino e fondato nel 1911, l’ateneo della capitale cinese Tsinghua è riuscito a scalare la classifica pubblicata dal Financial Times investendo sulla qualità degli insegnanti, puntando su classi con numeri ridotti (circa 40 studenti ammessi a ogni sessione) e su una forte impronta internazionale (in media 12 Paesi di provenienza degli studenti per classe) oltre a fare leva su un sistema di career service che ha legami con i principali centri di business asiatici.

Sono ancora molti i giovani cinesi che scelgono di andare a studiare in università estere ma, a differenza di quanto accade in Italia, dopo aver completato la propria formazione all’estero, i cervelli asiatici ritornano a casa. E, una volta rientrati, molti ragazzi entrano a far parte dell’establishment accademico apportandovi idee di innovazione scientifica e tecnologica che stanno migliorando rapidamente la qualità delle università cinesi.

Altro esempio positivo è quello del sistema universitario brasiliano. Da sempre fondato sul ‘numero chiuso’, evita che esistano schiere di laureati senza lavoro. Nel frattempo, però, il governo brasiliano ha intrapreso politiche di allargamento dell’offerta universitaria: sono state create molte nuove università federali, quelle che già esistevano hanno aumentato le loro sedi, il numero delle facoltà, dei corsi di laurea e dei posti disponibili.

Oltre alla crescita quantitativa, parallelamente c’è stata anche quella qualitativa: gli studenti di un corso di laurea hanno la possibilità di frequentare la facoltà anche per 40 ore settimanali suddivise fra lezioni e attività di laboratorio; poi, in genere a partire dal secondo anno, iniziano le attività di ricerca con l’affiancamento di tutor qualificati e, in alcuni casi, sono previste anche attività di ‘estensione’ in cui gli studenti imparano e insegnano nelle realtà sociali del territorio.

L’università può essere davvero palestra di vita, se si sceglie di investirvi.

Riguardo Marta Silvestre

Marta Silvestre
Laureata in Scienze filosofiche presso l’Università Roma Tre, ho frequentato la Scuola di Giornalismo Lelio e Lisli Basso - “Inchieste, questioni internazionali, ambiente e beni comuni”. La passione per il giornalismo nasce dalla volontà di poter dar voce a realtà altrimenti destinate a rimanere non raccontate. Ho maturato esperienze di lavoro come redattrice di vari giornali locali, raccontando in particolare vicende legate ai temi di mafia e antimafia. Durante l’ultimo anno ho svolto un tirocinio presso la redazione di cronaca e giudiziaria dell’agenzia di stampa AdnKronos e uno stage nella redazione di Sky Tg24. Attualmente collaboro anche con Italpress e Meridionews.

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