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Università, Italia in fondo alla graduatoria Ocse

Poche matricole, borse di studio solo per uno studente su cinque, tasse universitarie troppo alte e pochi interventi per il diritto allo studio.

È questo il quadro sull’università italiana tracciato dai dati emersi dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che ha messo a confronto i sistemi educativi di 35 fra i paesi più industrializzati del mondo.

A decidere di intraprendere il percorso universitario è soltanto meno del 37 per certo dei giovani italiani, contro una media Ocse che si aggira attorno al 59 per cento.

Inoltre, per chi ha raggiunto il traguardo della laurea il tasso di occupazione resta al 62 per cento, inferiore di molto alla media Ocse che è dell’83 per cento. Calcolato sulla base dei costi per conseguire il titolo, dei mancati guadagni rispetto a chi è entrato prima nel mondo del lavoro e dei benefici in termini di retribuzione, il tasso di rendimento della laurea in Italia è fermo al 9 per cento contro la media Ocse del 14 per cento.

Molti giovani, pur essendo senza lavoro, scelgono di non proseguire gli studi perché non ritengono l’Università un’opzione attraente per entrare nel mercato del lavoro.

Sul fronte dell’occupazione, infatti, è chi ha frequentato un istituto tecnico o professionale a trovare un lavoro con più facilità.

I giovani che decidono comunque di frequentare un corso di laurea nel nostro Paese hanno, inoltre, anche difficoltà a vedersi garantito il diritto allo studio. Secondo i dati Ocse, infatti, circa l’80 per cento degli iscritti non riceve alcun tipo di aiuto finanziario per le tasse universitarie e solo un ragazzo su cinque usufruisce di una borsa di studio.

«Con l’ultima legge di stabilità abbiamo previsto fondi aggiuntivi per le borse di studio universitarie e stiamo lavorando per rendere l’istruzione terziaria più vicina alle esigenze degli studenti» ha detto il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, commentando i dati Ocse.

Per quanto riguarda le risorse destinate all’Università, però, l’Italia è al quartultimo posto della graduatoria dei Paesi Ocse. «In Italia – si legge nel rapporto – il livello basso della spesa pubblica per l’istruzione non è riconducibile al basso livello della spesa pubblica in generale, bensì al fatto che all’istruzione sia attribuita una quota del bilancio pubblico relativamente esigua». In pratica, quella di mortificare il comparto dell’istruzione sarebbe una scelta e una delle conseguenze è che l’università si basa, sempre di più, sulle tasse versate dalle famiglie degli studenti.

Riguardo Marta Silvestre

Marta Silvestre
Laureata in Scienze filosofiche presso l’Università Roma Tre, ho frequentato la Scuola di Giornalismo Lelio e Lisli Basso - “Inchieste, questioni internazionali, ambiente e beni comuni”. La passione per il giornalismo nasce dalla volontà di poter dar voce a realtà altrimenti destinate a rimanere non raccontate. Ho maturato esperienze di lavoro come redattrice di vari giornali locali, raccontando in particolare vicende legate ai temi di mafia e antimafia. Durante l’ultimo anno ho svolto un tirocinio presso la redazione di cronaca e giudiziaria dell’agenzia di stampa AdnKronos e uno stage nella redazione di Sky Tg24. Attualmente collaboro anche con Italpress e Meridionews.

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