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bersani a palermo

Unipa, dibattito sul referendum costituzionale. Bersani: “Comunque vada, abbiamo perso tutti” (VIDEO)

Le tensioni che animano l’Italia in questa campagna referendaria sono arrivate anche nell’aula magna della facoltà di giurisprudenza di Palermo, gremitissima di ragazzi, universitari ma anche liceali, venuti a conoscere ed ad ascoltare Pierluigi Bersani, ex segretario del Pd, che, su invito del centro Pio La Torre, si è confrontato sulle riforme costituzionali con Giuseppe Verde, professore ordinario di diritto costituzionale.

È la prima uscita pubblica di Pierluigi Bersani dopo una Leopolda che ha chiaramente manifestato le spaccature interne al partito di governo fautore della riforma, per cui che il convegno si trasformasse in un evento mediatico, seguito da tutte le televisioni nazionali, era prevedibile. Ad aprire l’incontro è stato il rettore dell’Università di Palermo, che ha molto apprezzato la grande partecipazione degli studenti: “Questo dimostra che c’è interesse per la politica nel senso più alto termine, che c’è volontà di sapere, volontà di capire”, ha commentato Fabrizio Micari, “c’è stato dibattito in questi giorni sulla concessione delle aule universitarie per eventi di questo tipo e questa partecipazione conferma la bontà di una scelta: l’Università deve fare politica, ma nel senso di favorire il dibattito, la discussione, il confronto tra opinioni, per assicurare crescita e formazione dei ragazzi verso un sapere critico attraverso un metodo laico”.

Subito dopo i due relatori hanno esposto le ragioni che militano a favore o contro la riforma costituzionale su cui saremo chiamati a votare il 4 dicembre. “Il dibattito sulle riforme è cominciato nel lontano 1953”, ha affermato Giuseppe Verde, che ha introdotto la discussione leggendo citazioni di giuristi come Carlo Lavagna e Pietro Virga che già più di 50 anni fa unipaaccusavano il bicameralismo perfetto e paritario di rallentare il procedimento decisionale del Parlamento, “si tratta di scritti di soggetti che non erano presenti alla Leopolda e che non fanno parte del gruppo di consulenti della banca d’affari JP Morgan”, ha ironizzato il professore, “questo significa che il tema delle nostre riforme viene da lontano e ha vari contributi scientifici, politici e costituzionali”. Il docente ha anche respinto la critica mossa alla riforma secondo cui il nuovo Senato sarà composto dalla peggiore classe politica a cui si regala l’immunità. “Io le generalizzazioni le detesto”, ha commentato Verde, “e ricordiamoci che il Senato sarà costituito da consiglieri regionali in conformità alle scelte elettorali espresse dai cittadini”.

Su posizioni diametralmente opposte si è invece dichiarato Bersani, secondo cui il combinato disposto fra legge elettorale e riforma costituzionale portano ad un cambiamento radicale della forma di governo: “Andiamo ad un governo del Capo, con parlamentari largamente nominati, con un capo scelto non si sa come, quindi col rischio, più del rischio, che noi apriamo un’autostrada a qualcuno e a qualcosa che non siamo noi, con la brutta aria che tira nel mondo”, ha dichiarato l’ex segretario del Pd.

bersani2L’incontro è stata anche l’occasione per ragionare sui fenomeni che stanno cambiando la società, della crisi della rappresentanza e della partecipazione popolare e dei bisogni veri della gente. “I cittadini non si preoccupano se c’è la navetta Camera-Senato”, ha dichiarato Bersani, “questo è un problema nostro. Uno normale ci dice: ‘Io faccio l’idraulico, i tubi li aggiusto io, ma voi dovete dirmi come si fa nel modo più efficiente a far le leggi, perché è il vostro mestiere! Non potete chiedere a me di risolvere il vostro problema. Piuttosto datemi una mano a risolvere il mio problema, che è che non c’è lavoro per esempio’”. Secondo il deputato crisi della partecipazione attiva alla costruzione della società è da imputare al fatto che la globalizzazione sta ripiegando e ci lascia, fra l’altro, la disaffezione verso la democrazia, perché la democrazia non mostra di essere in grado di controllare fenomeni, come la finanza, che ci appaiono lontani, ma che in effetti condizionano la nostra vita. “In Europa la globalizzazione ha portato al fatto che un continente che aveva un modello, fatto di welfare costoso, alta fiscalità e alti diritti del lavoro, si è trovato a competere con chi non aveva diritti del lavoro e non sapeva cosa fossa il welfare”, ha spiegato Bersani, “l’Europa si è disunuta lì, quando è cominciata la concorrenze fra un Paese contro l’altro e sono diminuiti i diritti del lavoro”. In questo contesto c’è malumore in tutte le democrazie: pensiamo a Trump, ad Orban, alla Brexit. “I cittadini vogliono proteggersi e non vogliono ne persone ne merci che vengon da fuori, vogliono difendere le loro. La destra che è in formazione non è la destra liberista, ma è la destra di protezione”, continua Bersani, “io dico sempre alla mia gente che si dice di sinistra che se non ci sbrighiamo noi a dire: Basta vaucher’, sarà la destra a dirlo! In questa regressione, la politica diventa populismo, tifoseria, slogan. Bisogna tornare a parlare di vita vera delle persone, dei nuovi di diritti del lavoro, di welfare, non di bonus!”

E questa idea che bisogna accorciare la democrazia?”, ha affermato il leader dem, tornando sul tema referendario, “in questo momento chi parla di governabilità in termini di efficentamento, accorciamento, chiusura, non capisce cos’è la governabilità: se vogliamo governabilità c’è bisogno di maggiore rappresentanza, perché la nostra è una società complessa. Ma questa riforma va nella direzione opposta”. Quale che sia il risultato del referendum, per Bersani già un esito l’ha portato, quello di dividere il Paese. “Il 4 dicembre, comunque vada, non vincerà nessuno, abbiamo già perso tutti“. Nel corso della giornata è stato lasciato spazio anche ai giovani accorsi a conoscere Bersani, che si è ritrovato con stupore conteso dagli studenti per un selfie. I ragazzi hanno detto la loro, entrando nel merito dei temi trattati, ed hanno manifestato il loro disagio nel vivere un periodo di crisi, non solo economica, ma anche di valori. “Onorevole Bersani, vorrei farle una domanda prettamente politica: ma lei come dorme la notte?”, ha chiesto qualcuno, “perché io e la mia generazione dormiamo male!”.

Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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