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Prima giornata di Una marina di libri – Pensieri anarchici di Giacomo Leopardi

Si è aperta oggi, Giovedì 8 Giugno, a Palermo “Una marina di libri”, festival dell’editoria indipendente, di cui l’Università degli studi di Palermo è partner collaboratrice.

Tra le numerose presentazioni ed eventi presenti al festival, Antonio Di Grado, professore ordinario di Letteratura Italiana nel Dipartimento di Scienze Umanistiche  dell’Università degli Studi di Catania, ha esposto nel volume da lui curato “Pensieri anarchici”, il profilo di un Giacomo Leopardi sconosciuto ai più e delineato seguendo il filone delle sue opere più importanti.

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La raccolta, già pubblicata nel 1945 per l’autore Francesco Biondolillo, descrive i pensieri di un Leopardi “politico”, intesi in questo caso come denuncia della corruzione e del dispotismo, nostalgia verso una società di eguali, e dunque intesi come “anarchia”.

Il volume, presentato da Filippo Martorana e pubblicato per la casa editrice Ad est dell’equatore, approfondisce il pensiero leopardiano, ravvisando elementi anarchici e istanze libertarie. Leopardi definisce la società malvagia e infelice, riportando il pensiero de “Lo Zibaldone” nella dicotomia che rappresenta tra uomo e società, individuo e collettività. In particolare Leopardi giustifica il concetto di potere di cui si serve la Natura, utile per la conservazione delle specie viventi; mentre descrive come dannoso il potere utilizzato dall’uomo, il quale porta all’odio che non può che nuocere alle comunità umane.

Profondamente attuale, dunque, un pensiero politico di questo tipo, che ben si adatta alle nostre società e al modo in cui le istituzioni si servono della politica per asservire le masse. Nella visione leopardiana, infatti, l’idea di società è assurda e dispotica a cui è possibile ritrovare un pendant nell’immagine della società odierna dove le forme di governo democratiche sono tendenzialmente sempre più coercitive.

Emerge così come Leopardi non creda ad un ordinamento politico perfetto. Il problema è proprio la condizione dell’uomo, il quale non può essere felice, ma potrà essere meno infelice, quando rinuncerà all’edonismo della politica, quando non sarà sottomesso alle logiche della finanza, dell’economia, della legge come identità sacrale e quando smetterà di obbedire ciecamente a questo stato di cose.

Riguardo Marta Cianciolo

Marta Cianciolo
Studentessa al corso di studi in Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo.

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