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Un ponte sanitario tra Palermo e il Bangladesh

PALERMO. La Commissione Europea ha dato il via libera a un progetto, un sogno, che sta per diventare realtà e che parla di assistenza e solidarietà umanitaria, che parla di vite umane da salvare.

È nato un ponte fra l’Azienda Villa Sofia Cervello di Palermo e il Bangladesh, un ponte che parte dalla parola “Bondhu” che, in lingua bengalese significa “amico”, ma che è anche la sigla di “Bond of Nations’ Deeds for Healthcare Unit”.

L’iniziativa, promossa dalla Fondazione per l’Emergenza del Sud del Mondo (FESSM) in collaborazione con l’organizzazione umanitaria internazionale “Life and Life onlus” e presentata ufficialmente dall’Azienda Ospedaliera Villa Sofia Cervello, ha ricevuto il via libera da parte della Commissione Europea con un finanziamento di due milioni di euro.

Il progetto Bondhu, che avrà una durata di quarantadue mesi, passa ora alla fase della progettazione esecutiva che sarà sottoposta ad una nuova valutazione a seguito della quale Bondhu diventerà operativo ad inizio 2016.

L’anima del progetto è la dottoressa Maria Gabriella Filippazzo, Presidente della Fondazione ed ex Direttore di Presidio di Villa Sofia Cervello che, dal 10 al 16 giugno, sarà in Bangladesh per definire gli aspetti organizzativi.

Maria Gabriella Filippazzo
Maria Gabriella Filippazzo

“L’obiettivo – spiega Maria Gabriella Filippazzo – è quello di costituire una rete territoriale di primo intervento sanitario per le popolazioni povere del Bangladesh, il paese che, con i suoi cento sessantuno milioni di abitanti, ha la maggiore densità di popolazione nel mondo con il maggior tasso di mortalità infantile. Il target è rappresentato dagli abitanti delle grandi città del paese che vivono in condizioni di miseria, rendendo disponibile un punto di riferimento nelle aree più povere e degradate dal punto di vista igienico sanitario, in modo da collaborare e potenziare i servizi esistenti”.

La popolazione più specificamente coinvolta sarà quella delle donne in gravidanza e dei bambini entro i cinque anni di età, con la collaborazione ed il coinvolgimento dei “family planning center”.

In Bangladesh, secondo le ultime statistiche, su mille bambini nati, quarantanove non arrivano al primo anno di vita.

Le municipalità coinvolte sono quattro: a Nord la capitale Dhaka, con 15 milioni di abitanti, poi Faridpur, al centro con 1.7 milioni di abitanti e Gopalgonj, più a Sud, con 1,1 milioni di abitanti.

In ciascuna municipalità nasceranno due centri di primo intervento Bondhu (due a Dhaka), collegati via telefono e via internet e coordinati da un centro operativo che gestirà la mobilità di due ambulanze da trasporto. I Centri Bondhu, aperti giorno e notte, saranno gestiti da infermieri (sempre presenti 1 uomo e 1 donna) che svolgeranno funzioni di triage/primo soccorso.

Ogni centro coordinatore sarà gestito da un medico e da un infermiere, e avrà sede negli ospedali che hanno aderito al progetto. “Un progetto – sottolinea il Direttore generale di Villa Sofia Cervello Gervasio Venuti – dal grande valore umanitario che ha trovato immediato accoglimento da parte della Commissione Europea.  Metteremo a disposizione le migliori risorse umane di Villa Sofia Cervello per intervenire in una delle aree più difficili del pianeta”.

“La fase più delicata del progetto – aggiunge la dottoressa Filippazzo – sarà quella della formazione che dovrà essere di qualità, con la padronanza della lingua inglese e l’impiego di altre figure, come i mediatori culturali di madre lingua bengalese.  Il personale infermieristico dei Centri Bondhu, scelti fra gli operatori del Bangladesh, sarà selezionato e valutato da personale dell’organizzazione responsabile del progetto per identificarne le competenze per il compito specifico da svolgere.  Saranno selezionati piccoli gruppi di cinque infermieri che svolgeranno un tirocinio di un mese a Palermo. Gli infermieri formati, una volta tornati in patria, faranno a loro volta da formatori ai loro colleghi, con l’assistenza degli infermieri e dei medici con cui avranno lavorato a Palermo e, nell’arco di quattro mesi, saranno pronte le prime squadre per attivare il servizio”.

Gli infermieri che faranno parte del progetto dovranno essere capaci di svolgere la funzione di triage periferico, valutare la situazione di gravità del caso presentato (frequenza cardiaca, frequenza atti del respiro, colore della cute e delle mucose, febbre, sudorazione e pressione arteriosa),  usare un elettrocardiografo, effettuare esami di laboratorio, esame delle urine, test rapidi per la malaria.

I medici e gli infermieri del centro di coordinamento saranno selezionati tra i professionisti disponibili in Bangladesh e saranno ulteriormente formati per svolgere il ruolo previsto.

Riguardo Elisabetta Lucia Medaglia

Elisabetta Lucia Medaglia
29 anni, di Palermo, ho conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza nel 2014, mi sono abilitata prima come giornalista pubblicista e, in seguito, come Perito Grafologo Professionista , e sono cultore di Filosofia del Diritto presso l'università LUMSA di Palermo .

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