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A un passo dal proprio sogno. Test di medicina 2016

6 settembre 2016, la città si è risvegliata dal torpore delle vacanze estive e un turbinio di macchine sfreccia per via Basile. Alle 11, dall’entrata di economia, mi dirigo pensierosa e spedita verso l’edificio della mia Scuola universitaria, accompagnata da un enorme silenzio. Lungo la strada, incrocio pochi colleghi, ragazzi che dopo un’estate passata sui libri, sperano di superare un esame. Alcuni hanno già finito e gioiscono al telefono con il padre, la madre, il ragazzo. Passo dalla copisteria e mi agito al pensiero della fila, ma la trovo deserta. Alla radio sento passare notizie e aggiornamenti live sul test di medicina: «Ah è oggi» penso tra me. Ripercorro all’inverso la stessa strada, guardo l’orologio, sono le 14.

D’un tratto, quel silenzio, quel deserto antecedente viene sostituito da un vortice quasi unanime di persone, vigili, associazioni, genitori, giovanissimi. Ma questo è solo ciò che si può scorgere in apparenza. Lì in mezzo, in quella moltitudine confusa di vite, nessuno aveva dimenticato che giorno fosse.

Per tanti, questo appuntamento rappresenta la sfida della propria giovane esistenza. La maggior parte, ha speso anche più di un anno a prepararsi e le famiglie hanno investito spesso tutte le proprie risorse finanziarie per garantire ai figli una speranza di successo. Questo, per molti, può essere l’inizio o la fine di un sogno. Ecco perché non ho visto solo persone ma speranze, sacrifici, attese, ansia, angoscia.

Scende qualche lacrima o si versano fiumi sulle spalle del proprio padre. Alcuni hanno sbagliato qualcosa e hanno pagato il prezzo per aver sopportato una tensione ingombrante ed esasperata che, a volte purtroppo, proviene dalle famiglie o dai conoscenti, dalla scuola o dai media. E mi chiedo perché, da un pò di tempo a questa parte, uno studente meritevole debba passare da questo test per dimostrare pubblicamente la propria valenza. L’adrenalina è ancora tanta in certi ragazzi che proprio non se la sono sentita di raccontarmi la loro avventura.

Ho conosciuto Veneria che ha deciso di ritentare il test in medicina per la seconda volta, dopo un anno passato in scienze biologiche. Mi parla del test: «È stato troppo semplice ed è una cosa negativa perché per entrare ci sarà un distacco di pochissimo. Rispetto all’anno scorso è stato un abisso».

Ho incrociato la vita di Alessandro, diciottenne che è arrivato sereno grazie alla preparazione fornitagli dal C.e.S.M.O. Anche per lui il test è stato troppo facile e dunque «il punteggio minimo sarà molto più alto rispetto agli altri anni». Per Alessandro, il numero chiuso è una scelta sbagliata perché non può essere un quiz ad ostacolare gli obiettivi del singolo.«Se non dovessi entrare, mi iscriverò in biologia ma continuerò a riprovare il test anche per dieci anni».

Angelica viene dal classico e ha 19 anni, ha una buona opinione dell’università di Palermo e ha il sogno di diventare medico. Anche lei, se non dovesse entrare, ripiegherebbe in un’altra facoltà e poi tenterebbe nuovamente medicina.

Claudia è un’altra giovanissima, ha solo 18 anni ed è un’aspirante medico, ha frequentato per un anno dei corsi molto costosi ed è d’accordo col numero chiuso: «È giusto, non tutti possono fare una cosa come medicina. Però dovrebbero provarla solo coloro che intendono davvero diventare medici». Nel caso di un esito negativo riproverebbe, ma nell’attesa potrebbe iscriversi in biotecnologia.

Ho conosciuto persone deluse da questo sistema: alcune svolgono un altro mestiere da quello sperato in maniera mediocre, mentre altre hanno saputo reinventarsi brillantemente. Ho conosciuto studenti che proprio non ce l’hanno fatta a sostenere gli studi. Ho conosciuto professionisti incapaci, interessati magari al prestigio o al denaro. E ho conosciuto ottimi medici, avvocati, insegnanti, ingegneri, e tutti avevano in comune la passione e l’amore tangibile verso la propria professione. Vorrei un’Italia che sa dare fiducia ai giovani e ai meritevoli, che possa garantire la libertà e la possibilità di poter perseguire il proprio sogno, perché solo le persone che non hanno mai smesso di credere nei propri sogni sono in grado di compiere grandi cose.

Riguardo Miryam Lo Dato

Miryam Lo Dato
Laureata in Lettere presso l'Università degli Studi di Palermo, specializzata in Filologia Moderna e Italianistica.

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