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Un Parsifal moderno e sfrontato apre la stagione 2020 al Teatro Massimo

Tre atti, due intervalli, 5 ore totali per un dramma musicale che celebra Richard Wagner come genio compositore.

Il Teatro Massimo ha voluto aprire la stagione 2020 con Parsifal poiché la lunga e complessa composizione terminò proprio a Palermo: l’ispirazione finale di Parsifal arrivò soltanto il 13 gennaio del 1882, durante il soggiorno nel stanze del Grand Hotel Des Palmes di Palermo.

Un’apertura di stagione che non ha precedenti: per la prima volta a Palermo, l’orchestra è salita sul palcoscenico per i ringraziamenti, capeggiata dal direttore Omer Meir Wellber, che ha duramente lavorato con i musicisti, ottenendo quella luminosità che desiderava, e la giusta drammaticità, soprattutto nella sezione degli archi.

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Tra Omer Meir Wellber e la regia di Graham Vick, la platea ha assistito ad una rivisitazione moderna che coglie al cuore il significato del Parsifal, secondo Wagner: un vero teatro di guerra con i cavalieri che sono marines in tuta mimetica, armati fino ai denti, in un territorio ostile confinante con il deserto, e siamo in Medio Oriente. Ci sono donne a capo coperto, simboli sacri e misticismo.

La scena si apre con un teatro nudo, si sfonda l’idea di palcoscenico e si è catapultati in una chiesa spoglia, e sulla scena inclinata i cavalieri del Graal si inginocchiano. Il re che avanza con un mantello rosso, e la corona di spine, come in una via crucis del primo cavaliere che è plasmato sulla figura di Cristo. C’è chi storce il naso, ma Vick non ha osato troppo: la scena ha una sua coerenza, mentre le bellissime immagini in controluce, dietro un sipario bianco, rendono la scena ancora più mistica.

Gli spettacoli continuano fino  al 2 febbraio, maggiori informazioni sul sito del Teatro Massimo

Riguardo Gaia Butticè

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