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Fonte: www.repubblica.it
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Ucciso l’elefante più grande dello Zimbabwe

Lo Zimbabwe torna a far parlare di sé, sempre per un meraviglioso esemplare quasi unico al mondo e per la sua brutale uccisione ad opera di un cacciatore occidentale.
Sembra, infatti, che questa sfortunata terra sia frequentata quasi ed esclusivamente per la caccia grossa.

Continuano le uccisioni in Zimbabwe, stavolta a pagarne le conseguenze è stato l’esemplare di elefante più grande presente nello Stato africano.
Era uno degli elefanti più grandi del Paese e tutto quel che resta di lui sono alcune foto, pubblicate sui social network, che mostrano l’animale esanime mentre un cacciatore occidentale posa fieramente accanto a lui.

La denuncia arriva da un’associazione che si occupa della conservazione animale dello Zimbabwe, la “Zimbabwe Conservation Task Force” e rischia di diventare un nuovo caso mediatico dopo quello del leone Cecil.
Il suo responsabile, Johnny Rodrigues, spiega che si trattava di un esemplare molto raro, arrivato probabilmente al Gonarezhou National Park da un parco del Sudafrica.

“Solo un esemplare su 15mila è così maestoso: le sue zanne da sole pesavano oltre 54 chili”.

Fonte: www.repubblica.it
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Secondo la stampa locale il cacciatore avrebbe origini tedesche, e avrebbe pagato oltre 50 mila euro per ottenere il permesso di uccidere l’animale durante una battuta di caccia avvenuta lo scorso 8 ottobre e lunga quattro giorni. “Non conosciamo ancora l’identità dell’uomo ma vogliamo che subisca la stessa gogna mediatica di Walter Palmer (sperando, però, in un esito processuale diverso da quello di Cecil), il dentista americano che alcuni mesi fa ha ucciso il leone Cecil”, spiega Rodrigues. “Quello che non tolleriamo è la disuguaglianza della legge: se un uomo del posto uccide un elefante per sfamare la sua famiglia richia dai 5 ai 15 anni di prigione. Se invece un cacciatore straniero benestante uccide un esemplare così bello, non solo non rischia nulla ma può anche portarsi il trofeo a casa”, ha concluso il responsabile della Zimbabwe Conservation Task Force.

Il cacciatore è stato accompagnato per 21 giorni da un esperto del luogo, conosciuto per trovare ai clienti i grossi mammiferi da abbattere. L’immagine pubblicata dal quotidiano The Telegraph, ha suscitato le ire degli animalisti. Lo scatto, realizzato subito dopo la caccia, mostra il grosso pachiderma, forse ancora agonizzante, accovacciato per terra con la testa eretta e le lunghe zanne che arrivano a terra. Su una zampa è seduta la guida locale che si congratula con il suo cliente, il quale imbraccia fiero il fucile.

Ambientalisti e operatori dei safari organizzati hanno espresso la loro indignazione per l’accaduto e hanno affermato che, proprio dall’esame sulla lunghezza delle zanne, l’elefante era l’esemplare più grosso che si vedeva da oltre 30 anni. La sua età è stata stimata tra i 40 e i 60 anni. Una cosa è certa: il grosso animale non era del luogo e si ipotizza che abbia attraversato il Sud Africa, in quanto non vi è alcun confine tra il parco nazionale di Gonarezhou e quello sudafricano Kruger.

Sembra quasi una storia destinata a ripetersi, animali così maestosi eppure così indifesi cacciati e uccisi come se la loro vita valesse meno di quei vili, di quegli ignobili e spregevoli esseri umani che credono di poter ottenere tutto con i soldi, come se i soldi potessero comprare la vita.
Stessa storia, stesso posto, speriamo in un diverso esito processuale da quello che è stato riservato a Cecil, un’ingiusta fine per un essere vivente che meritava di più che arredare la casa di un idiota. Un essere vivente, ucciso brutalmente, che meritava di vivere e, dopo quanto accaduto, di sicuro meritava giustizia.

Riguardo Elisabetta Lucia Medaglia

Elisabetta Lucia Medaglia
29 anni, di Palermo, ho conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza nel 2014, mi sono abilitata prima come giornalista pubblicista e, in seguito, come Perito Grafologo Professionista , e sono cultore di Filosofia del Diritto presso l'università LUMSA di Palermo .

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