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TROILO vs CRESSIDA e il dramma senza tempo del desiderio

Protagonista assoluto di Troilo vs Cressida è il desiderio che agisce all’interno ed attraverso donne e uomini, troiani e greci che vivono la tragedia intima della ricerca di una breccia in un cuore. Non è casuale l’ambientazione shakespeariana di un dramma del desiderio nel contesto della guerra di Troia, assediata dai Greci per riscattare il rapimento di Elena da parte di Paride.

L’adattamento di Ricci/Forte vede i personaggi declinati sotto forma di una classe di studenti, immersi in ruoli che cercano ma che al contempo stanno stretti. Le scarpe che indossano all’inizio del dramma hanno suole pesanti, a voler accentuare la spinta verso il basso di una forza di gravità che li rende incerti, ondeggianti ma poi ebbri di realtà.

ph © rosellina garbo All rights reserved
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Il filo di Arianna che permette allo spettatore di orientarsi tre le scene sono proprio il desiderio e le derivazioni della sua crudeltà che continuano ad affiorare nelle danze affannose dei corpi.  La regia di Stefano Ricci infatti fa parlare più i corpi che le parole, delle quali anzi rivela la natura caduca ed effimera. Questa emerge, crudelmente, nei giuramenti d’amore e fedeltà che Troilo e Cressida si fanno sottobanco, diventando prototipo senza tempo di “un uomo” ed “una donna”, nascosti dietro promesse delle quali poi non si rivelano all’altezza.

Chi erano dunque quelli che si promettevano amore? Questa domanda si perde nell’indicibile: si promette, si ama, ma già subito dopo si è persone diverse. La distanza tra la luna e la terra è di 348000km e la luce della luna impiega poco più di un secondo per arrivare a noi. Troilo e Cressida saranno separati da uno spazio di forse qualche centimetro, eppure la luce riflessa da uno -velocissima- tarderà di milionesimi di secondo ad arrivare all’altro. La Cressida che aveva promesso fedeltà, nel momento stesso in cui viene percepita da Troilo, appartiene già al passato.

Le parole sono allora solo una maschera usata per nascondere la vera natura dell’assedio del cuore dell’altro: solo lussuria e ricerca di

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un’anestesia nei sensi. Questo istinto ancestrale e senza tempo, che tira e spinge gli uni verso gli altri, è messo in scena come una danza crudele nella quale si gioca ad avvicinarsi e a resistersi. E’ una lotta nella quale vince chi tira più forte e a perdere è chi cede.

Ma, come Ungaretti trova occasione di purificazione e redenzione nelle acque dei fiumi della sua vita, così la vernice bianca della quale tutti i nostri eroi si ricoprono alla fine del dramma è metafora di redenzione, spiraglio per una possibilità di riscatto da quella che per l’intera azione teatrale sembra essere un’adesione pedissequa ad una legge di natura che non lascia spazio ad alcun sentimento.

Riguardo Maria Francesca Saija

Maria Francesca Saija
Studentessa della facoltà di Medicina e Chirurgia nell'ateneo di Palermo. Topo da biblioteca fin dal 1995, attualmente cerco di destreggiarmi tra gli impegni accademici e l'amore per l'arte. Ad Agosto 2017 ho auto-pubblicato una raccolta di poesie: Fuochi di paglia (qui il link -> http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/352633/fuochi-di-paglia/).

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