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Totò Riina, l’ultimo capo dei capi

Nella notte del 17 novembre dell’anno scorso Totò Riina muore nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma. La sua morte segna la fine di una lunga e dolorosa storia.

Salvatore Totò Riina ha alle spalle una storia criminale iniziata quando, ancora giovanissimo, a diciotto anni, viene incarcerato con l’accusa di aver ucciso un suo coetaneo durante una rissa. Da lì la sua ascesa al potere criminale mafioso è rapida, favorita dall’incontro con Luciano Leggio (passato alla storia come Luciano Liggio a seguito di un errore di trascrizione), che lo arruola nel suo gruppo di fuoco e lo introduce a Cosa Nostra.

La ferocia con cui il boss dell’organizzazione mafiosa più conosciuta perseguì i suoi obiettivi, la violenza che ha accompagnato le esecuzioni da lui ordinate, di politici, giornalisti, investigatori, rappresentati delle istituzioni,  è stata senza precedenti e gli è valso il soprannome di “belva” tra gli uomini di Cosa Nostra. Il suo strapotere lo portò ad intimare omicidi anche tra i familiari dei suoi uomini, pentiti in corso di giudizio e per questo non più degni della fiducia del boss. Le ultime delle stragi a lui attribuite, le più efferate, hanno visto tra le vittime i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli uomini della loro scorta.

Nonostante il regime di carcere duro imposto dall’articolo 41-bis della legge 356/1992, che prevede l’isolamento da altri detenuti, limitazioni alla durata di ora d’aria e dei colloqui con familiari ed avvocati, la sorveglianza costante da uno speciale corpo di polizia, allo scopo di impedire le comunicazioni con i componenti dell’organizzazione criminale operanti all’esterno, gli inquirenti descrivevano ancora Totò Riina come il boss di Cosa Nostra.

Con la sua morte si aprono nuovi possibili scenari, che comprendono anche la nomina di un successore. Cosa dobbiamo aspettarci? Chi sarà in grado di succedere al capo di Cosa Nostra? Chi riuscirà a tenere testa allo Stato con una nuova strategia, perseguendo illegalità e introducendosi tra le fila intricate della politica e delle istituzioni?

“Certo dovremo ancora per lungo tempo confrontarci con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Per lungo tempo, non per l’eternità: perché la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”, queste le parole pronunciate dal giudice Giovanni Falcone e che auspichiamo possano finalmente realizzarsi.

 

 

Riguardo Marta Cianciolo

Marta Cianciolo
Studentessa al corso di studi in Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo.

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