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TOTÒ BURRAFATO, TUTTA UN’ALTRA STORIA

Totò Burrafato, attraverso un romanzo breve, reinventa due fatti centrali della sua vita: l’assassinio per mano mafiosa di suo padre, Antonino Burrafato – ucciso il 29 giugno del 1982, alla cui memoria è intitolata la Casa Circondariale di Termini Imerese, dove prestava servizio come addetto all’Ufficio Matricola – e la sua personale esperienza di sindaco di Termini, dal 2009 al 2016.

La storia mescola a eventi reali possibilità non verificatesi, in una dimensione temporale che sovrappone momenti diversi, giacché il protagonista, Totò, è in coma per un incidente e rivive in stato di alterazione pezzi della sua vita.

La scelta del racconto con un nucleo d’invenzione, piuttosto che del resoconto strettamente autobiografico, non nasce dall’intenzione di abbellire o rendere più interessanti i fatti, ma da uno scavo alla ricerca di sé stesso; dall’intenzione di comprendere e materializzare sulla pagina, insieme alle vicende accadute, i propri incubi e i propri sogni. Un richiamo a Shakespeare nelle prime pagine del libro ce ne avverte: “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, si riporta da La tempesta, e la scrittura narrativa meglio della cronaca riesce a rendere vive dinamiche emozionali e situazioni, illuminando le parti in ombra degli eventi accaduti e della personalità dei protagonisti.

Attraverso una prosa molto diretta, parlata, coinvolgente, vediamo intrecciarsi la storia di due fratelli adolescenti, Totò e Nicola, figli di un servitore dello Stato sotto minaccia mafiosa, che crescono con attitudini e caratteri del tutto differenti l’uno dall’altro: tanto bravo ragazzo studioso e proiettato verso un futuro professionale perfettamente inquadrato l’uno, quanto scapestrato, insofferente e ribelle l’altro. Due figure opposte ma indissolubili, che si integrano nella loro contraddizione e non si sentono complete senza la diversità che anima la loro convivenza. Come, in fondo, accade anche dentro ogni essere umano che si senta irrisolto e non voglia ignorare qualcosa che gli appartiene nel profondo: siamo tutti divisi e tenuti insieme dalle molteplici pulsioni e dalle differenti inclinazioni che abbiamo dentro.

La misteriosa scomparsa di Nicola, dopo un’avventura politica vissuta appassionatamente tentando di smarcarsi dai conformismi alle regole non scritte delle scalate al potere, ma anche non potendo evitare del tutto le suggestioni del successo e un sotterraneo impulso autodistruttivo del suo carattere, darà l’avvio a una parte del libro che ripercorre con dettagli precisi l’esperienza da sindaco dell’autore e le emozioni che la accompagnano.

Il finale ribalta la vicenda del vicebrigadiere Antonino Burrafato rispetto a come ci è stata narrata nelle fasi iniziali del libro e chiarisce il racconto che abbiamo letto nei suoi aspetti d’invenzione e in quelli di fatto.

Al finale, si arriva dopo un percorso che ci ha fatto ricordare tante cose – non solo quelle accadute a Termini Imerese, ma anche nella nostra storia collettiva, come i mondiali di calcio dell’82, le canzoni che abbiamo ascoltato, e persino il crollo delle torri gemelle nel 2001 a New York – e ci ha condotto attraverso diversi scenari naturali, sociali e culturali della Sicilia.

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