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Fermata e poi rilasciata una ricercatrice libica

Il velo nero del terrorismo islamico sull’Università di Palermo. Frequenta la cittadella universitaria come dottoranda di ricerca della facoltà di Economia, K. S., cittadina libica 45enne che vive nel capoluogo siciliano da 3 anni, ma secondo le accuse sarebbe stata in contatto con gruppi collegati all’Isis e avrebbe fatto propaganda per la jihad sul web, condividendo i messaggi e i video provenienti dall’autoproclamato Stato Islamico.

Secondo gli inquirenti, inoltre, la donna – che riceve un assegno di 2 mila euro al mese dall’ambasciata libica – si sarebbe messa a disposizione dell’organizzazione terroristica Ansar Al Sharia Lybia. Si parla di contatti con due foreign fighters, uno in Belgio e l’altro in Inghilterra e della pianificazione dell’arrivo in Italia di suo nipote, ricercato dalle forze governative, iscrivendolo ad un corso di italiano per stranieri, così da fargli ottenere un permesso di soggiorno. Progetto poi andato in fumo per la morte del nipote in un bombardamento su Bengasi. Su Facebook il 19 maggio 2015, per esprimere la sua voglia di vendetta per l’uccisione del nipote, secondo le accuse, si sarebbe spinta  a chiedere pubblicamente alla Brigata Al Battar di vendicare la sua morte, ricevendo immediatamente – secondo le indagini in corso – assicurazioni in tal senso.

La Sezione antiterrorismo della Digos la teneva sotto controllo da tempo e dopo tre mesi è scattato il fermo per istigazione ed apologia di reato con finalità di terrorismo aggravata dalla transnazionalità. L’indagine è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Leonardo Agueci e dal pubblico ministero Gery Ferrara. Il gip Fernando Sestito ha però deciso di non convalidare il fermo, ritenendo che non ci sia il pericolo di fuga; pertanto la donna è stata scarcerata  e ha solo l’obbligo di dimora a Palermo. Può anche utilizzare Internet. “Rispettiamo la decisione del giudice”, ha dichiarato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti, “ma credo che ci fossero forti e fondati elementi per la conferma della custodia cautelare“. Dello stesso parere è anche Lo Voi: “La misura è del tutto inadeguata alle esigenze cautelari e all’intensissima rete di rapporti intrattenuti dall’indagata, oltre che contraddittoria e contraria alla più recente giurisprudenza. Pertanto la impugneremo“. E’ dunque probabile che la Procura di Palermo farà a breve ricorso in Cassazione.

 

Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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