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ph © rosellina garbo 2019
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Il Teatro Massimo inaugura il 2019 con la Turandot multimediale

Il Teatro Massimo ha inaugurato la stagione 2019 con una visionaria e futuristica interpretazione della Turandot di Giacomo Puccini. La prima si è tenuta sabato 19 gennaio, registrando il sold-out; tra gli spettatori anche il presidente del senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Grande successo di pubblico, dunque, ma la critica è divisa.

Questa interpretazione e analisi dell’opera sicuramente fuori dall’ordinario si è accompagnata a un’altra novità. L’antico sipario realizzato da Giuseppe Sciuti ha infatti fatto ritorno nella sua sede originaria in seguito al recente restauro.

La Turandot è un’opera in tre atti, di ambientazione esotica, di grandissimo effetto, l’ultima scritta dal grande maestro Puccini, che lasciò incompiuta a causa della prematura morte. L’ultimo atto si apre con la famosissima romanza “Nessun dorma”; si conclude con la partitura aggiunta dal compositore Franco Alfano. Un particolare molto interessante, questo, che non compare nel libretto di scena. Parliamo dello stesso Alfano è stato anche sovrintendente del Teatro negli anni Quaranta.

Il regista, Fabio Cherstich, aveva già diretto per il Massimo un’altra opera di Puccini, la Madama Butterfly, oltre all’Elisir d’amore di Donizetti nell’affascinante cornice del quartiere Danisinni. Scene, video e costumi sono stati curati dal collettivo russo AES+F: Tatiana Arzamasova (1955), Lev Evzovich (1958), Evgeny Svyatsky (1957) e Vladimir Fridkes (1956). Nato nel 1987 come gruppo AES , diventa AES+F quando Fridkesr si unisce nel 1995. I loro primi lavori includevano performance, installazioni, pittura e illustrazioni. Recentemente prediligono la fotografia, il video e le tecnologie digitali. Le loro opere sono state esposte alle biennali di arte contemporanea di tutto il mondo. Per la Turandot hanno dato vita ad una scenografia interamente composta da tre maxischermi animati che rappresentano una Pechino futuristica in cui gli elementi esotici, propri dell’opera, sono completamente svaniti. In un allestimento essenziale, decontestualizzato dalle precedenti rappresentazioni dell’opera, anche i costumi hanno destato stupore. Ne sono un esempio la t-shirt militare indossata dal principe Calaf, o l’uniforme da infermiera della schiava Liù. La narrazione visiva ha costituito così l’ossatura della scenografia, diventando anch’essa protagonista dell’opera. Ciò ha rappresentato, per molti, un importante fattore di distrazione che ha portato gli spettatori a distogliere lo sguardo dall’azione drammatica.

Tra i cantanti si distingue per la riuscita e acclamata interpretazione della schiava Liù la soprano napoletana Valeria Sepe, premiata dal pubblico con delle rose piovute dagli spalti.

In questa inedita Turandot, in cui si fondono con la tradizione operistica le nuove frontiere dei media digitali, non mancano dunque spunti di riflessione sulle possibilità future di interpretazione dei grandi classici. Qualcosa con cui tutti, volenti o nolenti, dovremo comunque confrontarci. Andare a vedere le repliche dello spettacolo, che si terranno fino al 27 Gennaio, potrebbe essere un buon modo per cominciare.

 

La biglietteria del Teatro Massimo è aperta dal martedì alla domenica dalle ore 9.30 alle ore 18.00 e nei giorni di spettacolo a partire da un’ora prima e fino a mezz’ora dopo l’inizio.
Contatti
: telefono +39 091 605.35.80, fax +39 091 605.33.91 email: biglietteria@teatromassimo.it

La Biglietteria telefonica è, invece, attiva tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 20.00 (Per informazioni e acquisto telefonico: tel. +39 091 848.60.00).

I biglietti si possono acquistare anche online su Ticketone.it e con il servizio “stampa a casa” si accede in Teatro direttamente senza passare dalla Biglietteria.

 

Riguardo Giorgio Masi

Giorgio Masi
Nato a Palermo, ha conseguito la laurea in Musicologia al D.A.M.S. di Bologna. Tornato nella città natale, si interessa agli eventi culturali e musicali.

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