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Superare i limiti dell’umano. Va in scena Human al teatro Biondo

Dal 20 al 27 gennaio 2017 al teatro Biondo va in scena Human, uno spettacolo, che parla della condizione umana e del nostro incerto presente, di Marco Baliani e Lella Costa insieme a David Marzi, Noemi Medas, Elisa Pistis e Luigi Pusceddu, scene e costumi di Antonio Marras, le luci di Loïc François Hamelin e le musiche originali di Paolo Fresu con Gianluca Petrella.

Lo spettacolo vuole affrontare il travalicamento dei diritti di un uomo, l’assordante silenzio della sopravvivenza, la contraddizione intrinseca al comportamento umano, l’accettazione di quanto meschino può essere un uomo, lo spietato tentativo di rivincita dal proprio stato di mancanza, l’autorizzazione (o meno) alla pietà.

È in scena un teatro che vuole repellere, far vacillare i nervi saldi della nostra cultura che – forse – non è poi così pronta ad accogliere esseri umani ‘non proprio simili’. È rappresentato l’Essere umano come corpo, anima e movimento verso/contro l’Altro. Ma anche la Migrazione dell’uomo, quella dell’avvistamento dei barconi, del (mancato) salvataggio, della morte, delle foto “giuste”. Attualità e quotidianità si mescolano coi sentimenti disumani di distacco dai problemi che non ci appartengono in prima persona, con un filo di ironia che alleggerisce l’attenta riflessione sui crudi fatti che accadono.

I costumi dei personaggi sono dismessi, come dilavati dalla salsedine di un mare sempre presente, ma anche dilavati dal tempo, consumati da un vivere in corsa, da un esistere in perenne fuga.

“L’incontro con l’Altro ha a che fare con lo sguardo, è soltanto guardando l’altrui esistenza che misuro la mia. La qualità di questo sguardo non è sempre identica e, a seconda di come si guarda, con che intensità, profondità, indifferenza, empatia, rifiuto, si possono generare dialoghi e confronti oppure scontri e conflitti – afferma Marco Baliani – Bisognava mettere al centro il nostro stesso sguardo, non avere paura di essere sprovvisti di solide risposte, dovevamo provare a declinare, di quell’incontro con l’Altro, ciò che più metteva in crisi le nostre sicurezze, le nostre sedimentate convinzioni, fino a rivelare la nostra fragilità e il nostro smarrimento”.

Riguardo Ylenia Nasti

Ylenia Nasti
Laureata all’Università di Palermo. Amo i libri, i paesaggi e la cucina siciliana

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