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Pensiero Debole - Locandina web

Sulla memoria e la fragilità della vita umana: l’ERSU Palermo e l’associazione culturale Grado Zero presentano “Pensiero Debole”

Non è sempre facile descrivere il dolore e la complessità dell’esistenza umana, eppure l’arte deve non solo mostrare anche i lati più oscuri della vita, ma nel farlo tendere ad esorcizzarli, nella realizzazione di una sorta di catarsi tanto cara al teatro greco antico.

Lo spettacolo “Pensiero Debole”, offerto al pubblico dal presidente dell’ERSU Palermo Alberto Firenze e dall’associazione culturale Grado Zero, per la regia di Rinaldo Clementi, mette in scena le fragilità del pensiero, dell’intuito, delle emozioni e delle fondamenta della nostra esistenza, riportando alla memoria un fatto storico di grande risalto per il nostro paese: la strage di Bologna del 2 Agosto 1980.

Lo spettatore non ha percezione del luogo e del tempo, sul palco una sola panchina fa da sfondo alle vicende narrate dalle due protagoniste, interpretate da Giada Baiamonte e Marzia Coniglio, mentre il buio fa da intermezzo tra una scena e l’altra. Le giovani donne, che per uno scherzo del destino portano lo stesso nome, Maria, s’incontrano nell’attesa di un treno in ritardo, e qui inizia già la prima riflessione sul tempo, la speranza per qualcosa che deve ancora accadere o l’imminente delusione.

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Nonostante interessi, esperienze e vite totalmente differenti, si ritrovano a condividere la ricerca di un senso ad una dimensione e ad uno spazio che confonde, sovrapponendosi e creando un senso di smarrimento, dichiarato dai personaggi del dramma ed intuito dallo stesso spettatore. Non sono rari i momenti di riflessione intervallati da scene ripetute e riprese, dialoghi che iniziano dalla fine e riprendono il filo in un secondo momento.

L’azione va avanti nell’incertezza del ricordo, finché entrambe non si rendono conto che è proprio il raccontare la loro storia che le lega ancora alla vita vissuta. Si fa, così, strada la consapevolezza che qualcosa di terribile è appena accaduto, qualcosa a cui non è più possibile porre rimedio.

L’ultima riflessione sulla quale si concentra il dramma, riguarda l’insetto stecco dell’isola di Lord Howe, a largo delle coste australiane. L’insetto si estinse nel 1930, quando una nave di rifornimenti si arenò sull’isola e i ratti neri al suo interno fecero strage del raro esemplare. Due di loro furono trovati stretti ed intrecciati, aggrappati al loro ultimo respiro di vita, come a dire: “il male può sopraffarci, distruggerci, soffocarci, ma resta una speranza, non nella morte che tutto annulla, quanto nei processi complessi della mente e del ricordo, dove siamo tutti inestinguibili”. 

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E’ proprio grazie alla verità che riescono a liberarsi, persa ogni memoria della loro vita vissuta, simbolicamente rappresentata da una tazza piena dell’acqua del fiume Lete, il mitico fiume dell’oblio, consumata da una delle due protagoniste.

Scriveva Primo Levi in “Se questo è un uomo”Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.

Riguardo Marta Cianciolo

Marta Cianciolo
Studentessa al corso di studi in Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo.

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