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PALERMO 03.04.2017 - CIRO LOMONTE, CANDIDATO SINDACO COMUNALI 2017
© FRANCO LANNINO / STUDIO CAMERA
PALERMO 03.04.2017 - CIRO LOMONTE, CANDIDATO SINDACO COMUNALI 2017 © FRANCO LANNINO / STUDIO CAMERA

Speciale elezioni – Intervista al candidato sindaco di Palermo Ciro Lomonte – VIDEO

Tra i candidati sindaco di Palermo alla elezioni di domenica 11 giugno, l’architetto e professore Ciro Lomonte ha presentato la sua candidatura con la Lista Siciliani Liberi. Le sue proposte per il mondo dei giovani e degli studenti riguardano la valorizzazione dell’artigianato e dell’arte, avendo come obiettivo principale quello di scardinare il sistema clientelare che affligge l’isola in una visione in cui i siciliani si liberino dei legami con i partiti nazionali.

Nell’ambito del prestigioso riconoscimento al capoluogo come Capitale della Cultura 2018, quali potrebbero essere  i possibili progetti di una futura amministrazione per elevare l’immagine della città? 

Si tratta certamente di una tappa importante per la città, che porterà finanziamenti. Noi vorremmo dare spazio alla creatività dei veri palermitani, che significa ad esempio valorizzare le arti applicate: l’artigianato e non solo, cercando di coinvolgere gli artisti di questa città. Palermo Capitale della Cultura significa valorizzare l’anima creativa e artistica della città e noi vogliamo lavorare su questo.

In occasione di  Palermo Capitale della Cultura 2018, quante e quali opportunità per i giovani?

Bisogna fare squadra veramente. Ad esempio nel campo della musica vorremmo organizzare un Festival del Jazz, creando sinergie fra il Conservatorio di Musica Bellini, associazioni private di artisti, il Teatro Massimo, il Teatro Politeama, per poter fare musica completamente. Vorremmo creare, in particolare, due poli museali: il primo delle arti figurative contemporanee, il secondo delle arti applicate e sarebbe il primo a livello nazionale. L’obiettivo è quello di cercare di superare la tendenza al provincialismo di questa città.

Ci sono eventi nel suo programma che coinvolgono il mondo degli studenti e in che modo? 

Oltre al Festival del Jazz, sono in programma anche mostre, summer school, iniziative legate agi studenti e al mondo dell’arte. Lavoro molto con i giovani, mi occupo da decenni di una residenza universitaria e sono impegnato nel campo della formazione d’eccellenza mediante corsi autofinanziati. Bisogna investire sulle reali capacità dei giovani. Uno degli aspetti che sicuramente vorremmo approfondire riguarda l’orientamento. In questa città i giovani sono pessimisti: non riescono a trovare sbocchi e opportunità di lavoro. Bisogna aiutarli a capire quali sono le loro reali attitudini, iniziando già dalle elementari.

Palermo Capitale dei Giovani 2017. Il suo programma prevede anche l’inclusione dei Giovani nel mondo del lavoro?

Vogliamo far leva sulla creatività dei ragazzi, ascoltandoli per quelli che sono realmente. Anche il Festino di Santa Rosalia li potrebbe coinvolgere. Una volta contribuivano all’allestimento della città, per una delle sue festività più importanti, tutti i cittadini palermitani. Il centro storico è un teatro all’aperto e i giovani potrebbero fare tantissimo per migliorarlo.

Palermo scuola e territorio: quali progetti?

Abbiamo in programma un ridisegno totale del territorio. Vogliamo sostituire la pessima edilizia che caratterizza la città, soprattutto dopo il sacco di Palermo nel secondo dopoguerra. In questo momento le scuole sono isole, soprattutto nelle periferie. Noi vogliamo rifare le periferie e la scuola rappresenta uno dei servizi che fanno parte di una zona autosufficiente.

Palermo in Europa e nel mondo: come rappresentare la città?

Noi immaginiamo Palermo come Capitale ritrovata del Mediterraneo. Lo è stata fino all’800, poi è stata mortificata. Immaginiamo Palermo come una gran signora che è stata trattata male e che adesso dobbiamo liberare da coloro che l’hanno ridotta in questo stato e farla ritornare al suo antico splendore. Bisogna valorizzare le grandi risorse che abbiamo: abbiamo monumenti che non esistono in nessun’altra città del mondo. Bisogna anche lavorare sul nostro orgoglio e il nostro senso di appartenenza, che abbiamo un po’ perso.

Palermo Capitale della Cultura ma anche sede di istituzioni universitarie quali: Unipa, Lumsa, Accademia delle belle arti, Conservatorio di musica Bellini, Accademia Abadir San Martino delle scale e altre istituzioni di livello universitario, pubbliche e private. Oltre a Capitale della Cultura, Palermo può diventare una vera città universitaria che attragga sul territorio anche giovani del resto del paese e del bacino del Mediterraneo? 

Io sono fiero di essere palermitano, e può sembrare che esageri, ma ritengo che Palermo abbia alcune fra le migliori menti del mondo. A Palermo si può fare cultura ad altissimo livello. Chi viene nella nostra cittadella universitaria è contento di venire qua, mentre per il palermitano l’Erasmus è soprattutto esperienza e studio. Questa università ha tanti professori validi, ma sono in numero minore rispetto agli amministrativi, e questa rappresenta una zavorra. Al momento il sistema è pachidermico e va snellito, favorendo il pensionamento e l’ingresso di nuovi dipendenti mediante concorso. 

Giovani e fuga di cervelli. Perché restare? 

Il problema principale di Palermo è che ad andare via sono soprattutto i talenti medi, il rischio è quello di avere una terra che funziona solo grazie al settore terziario. Ad andare via non sono solo gli studenti, ma anche gli artigiani e questo impoverisce la nostra terra. Da decenni la Sicilia è derubata delle sue risorse e trattata come una colonia. Vogliamo promettere lavoro, risvegliando le coscienze di un popolo trattato da schiavo. Bisogna cambiare la classe politica ed eliminare ostacoli ad esempio nell’imprenditoria, scardinando il sistema clientelare.

Quali consigli dare ai giovani studenti e a quelli che si affacciano nel mondo del lavoro? 

I giovani dovrebbero basare le loro scelte sulle proprie capacità e sogni. Alle volte la paura, il terrore di non riuscire a raggiungere l’obiettivo, fa fare scelte sbagliate. Il modo di approcciarsi agli studi e al lavoro deve essere oculato, razionale, non emotivo. Abbiate coraggio, siate fieri di questa vostra identità e investite su questa piuttosto che sulle paure.

Di seguito il video dell’intervista:

Riguardo Marta Cianciolo

Marta Cianciolo
Studentessa al corso di studi in Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo.

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