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Spazi della Memoria, dietro le quinte per ricordare

In occasione della Giornata della Memoria, mercoledì 27 Gennaio, dalle ore 18,30, L’Ersu Palermo, in collaborazione con l’Associazione “Nami”, inaugura presso la residenza Santissima Nunziata gli Spazi della Memoria, una vera e propria rievocazione sensoriale degli orrori della Shoah.

I lavori proseguono in questi giorni senza sosta, grazie all’impegno instancabile di coloro che hanno aderito alla realizzazione di questo evento.

Il logo dell’evento, curato dai disegnatori grafici Vincenzo Colella e Chiara Carmicino, responsabili della grafica e della comunicazione grafica, riprende l’idea di un percorso che diventa sempre più stretto, provocando sensazioni di paura e angoscia.

Come spiega Vincenzo Colella: “il tragitto disegnato è stato cambiato per via di problemi tecnici, abbiamo deciso ugualmente di procedere per l’elaborazione del marchio per via della sua struttura che presenta delle diagonali. Queste indicano instabilità e incertezze, alcune delle pochissime emozioni che hanno provato le vittime dell’olocausto, ritrovandosi prigionieri delle stette mura del nazismo. L’unico colore aggiunto è il rosso, simbolo del sangue versato secondo un’ideologia priva di ogni dignità.”

“I contrasti e le linee rievocano il terrore di quei giorni – dice Chiara Carmicino – Tutto il materiale grafico, che sia il marchio, la locandina o altro ha il compito di far soffermare la persona che osserva su cosa sta guardando, farla riflettere e interrogare su ciò che rappresenta in realtà. Anche il semplice posizionamento di un quadrato rosso su una fotografia in bianco e nero dei luoghi dell’olocausto, simboleggia le vite innocenti che sono state portate via con crudeltà.”

Quanto è importante partecipare ad un evento di questo valore?

“E’ sempre importante – continua Chiara – commemorare questo giorno di grande lutto, e partecipare all’evento è sicuramente un modo per farlo. Inoltre, per questa iniziativa è stata creata un’installazione artistica all’interno della Residenza Santissima Nunziata, curata da Gianfranco Spatola e dalla scenografa Simona Patinella, molto suggestiva, che merita di essere vista e ‘attraversata’ in prima persona.”

Pensate sia ancora necessario ispirare una cultura del “ricordo”?

“Ricordare qualcosa attraverso degli eventi o delle manifestazioni – risponde Vincenzo – significa onorare un fatto compiuto di estrema importanza. Credo però che la cultura del ricordo serva anche come stimolo, migliorando le tante condizioni presenti nel mondo. Non esistono confini nè tanto meno nazioni. Noi tutti siamo cittadini del mondo.”

 

Il percorso creato per l’evento, ideato e curato dal medico, fotografo e docente Gianfranco Spatola, coinvolge ogni senso per il visitatore che vi si appresta.

Quali emozioni intende suscitare questo “viaggio”?

“Si è cercato di creare un percorso multisensoriale che comprende sia immagini che audio video e ambientazione che vogliono in qualche modo, in maniera assolutamente minimale rispetto alla realtà, creare uno stato di straniamento del visitatore e portarlo per mano nel dolore e nella follia dell’olocausto. Si è cercato, e speriamo di esserci riusciti, di amplificare l’esperienza che non può essere vissuta da nessuno di noi.
Gli orrori dell’olocausto, la follia di un mondo sovvertito e rovesciato dove tutto quello che era normalità fino a un giorno prima diventa orrore e dolore, per noi è realmente impensabile. In tutto questo c’è la presenza di un vissuto legato alla mia visita a Birkenau con una temperatura di -23 gradi e la neve che mi ha fatto percepire sia pure per un attimo l’abisso in cui si sono dipanate le fila della soluzione finale.”

Quanto è ancora importante celebrare la Giornata della Memoria?

“E’ fondamentale, è fondamentale ricordare e conoscere. Alla base della convivenza civile c’è e ci sarà sempre la conoscenza e la cultura che rende più tolleranti e porta ad accettare tutto quanto è diverso, è “altro” da te. Quindi i giorni della memoria, gli spazi della memoria, sono un’ occasione per rievocare eventi che hanno segnato in maniera indelebile la storia dell’uomo, e tra questi sicuramente un posto assolutamente di primo piano spetta all’Olocausto che deve essere conosciuto sopratutto da parte delle giovani generazioni perché si faccia di questa conoscenza una bandiera, perché certe follie non si ripetano.”

Perché scegliere proprio la Santissima Nunziata per organizzare l’evento?

“L’Ersu ha scelto la residenza della Santissima Nunziata perché si trova all’interno dell’antica  Giudecca Palermitana, il quartiere ebraico che venne svuotato nel 1492 a seguito dell’editto di Isabella di Castiglia che obbligava gli ebrei a convertirsi o a lasciare i territori di dominio spagnolo.  Quindi è sembrata la sede più idonea per mantenere oggi una memoria della Shoah, quasi un restituire una parte di quartiere ebraico alla sua stessa storia.”

 

Il percorso è arricchito da una scenografia suggestiva, fatta di corridoi che riprendono bene l’idea angusta e oscura che contorna il ricordo dei campi di concentramento. L’impianto scenico è stato curato dalla scenografa Simona Patinella.

A cosa si è ispirata per la realizzazione scenografica dell’evento?

“Ho provato ad immaginare un luogo prima di tutto. In questi casi è impossibile immedesimarsi in qualcuno che ha vissuto quelle assurde sensazioni, ma si può solo lasciare libera l’immaginazione. Ho immaginato un labirinto senza uscita, come simbolo di un luogo senza speranza.”

Quali sensazioni hai provato lavorando a questo progetto?

“Il mio lavoro mi piace perché prima di tutto ti costringe a provare delle sensazioni. Quando si progettano delle scenografie teatrali devi provare ad immaginare un luogo, in un determinato periodo storico per esempio. Questo progetto mi è piaciuto particolarmente perché è stato un bel modo per contribuire a diffondere un ideale ed educare le generazioni a ciò che è giusto e non semplicemente a ricordare.”

Quanto è evocativo, secondo te, lo spazio realizzato per l’evento?

“Non esistono luoghi evocativi tanto quanto quelli reali, esistono luoghi che ti aiutano a ricordare per non dimenticare. Ho progettato questo percorso affinché anche a Palermo, nell’ex quartiere ebraico, si sapesse e conoscesse. Questo percorso ha una duplice funzione: impressionare ed emozionare. A questo contribuiscono molto i suoni-rumori. Che suoni si sentivano!? Di pietre calpestate, di spari, di ferri? Così abbiamo scelto di utilizzare un pavimento poco stabile per sottolineare il concetto di precarietà del luogo. La parte finale del percorso, però, rivela una speranza, interpretata da un albero appena nato.”

Quanto è importante partecipare al ricordo della Shoah?

“È importante perché non rimanga solo un semplice ricordo, ma un motivo di riscatto per tutte le discriminazioni ancora in atto, e quando si parla di discriminazioni non si intendono solo quelle razziali ma anche quelle sessuali e religiose. Penso che sia insensato creare dei pregiudizi dal momento che tutti quanti siamo accomunati dallo stesso destino.”

Grazie al loro lavoro il progetto prende vita, coinvolgendo ed emozionando , ripercorrendo il ricordo di uno dei capitoli più bui della storia mondiale. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”, scriveva Primo Levi. E ricordare diventa, in questo caso, un dovere morale.

Spazi della Memoria La Shoah

 

Riguardo Marta Cianciolo

Marta Cianciolo
Studentessa al corso di studi in Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo.

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