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Sito web per incontri sessuali: è reato?

La creazione di un sito web diretto ad organizzare attività d’incontri conoscitivi tra persone, al fine di far intrattenere loro relazioni sentimentali, anche sessuali, di breve o lunga durata suscita rilevanti problemi giuridici in ordine alla sua liceità o meno, per il fatto di essere un’attività confinante con altre che hanno una rilevanza penale. Nella specie, si fa riferimento all’induzione, allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione, illeciti regolati dalla legge n.75 del 1958 (c.d. legge Merlin).

Da tale fonte si ricava che non viene vietato l’esercizio della prostituzione in sé, ma l’induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento, da parte di terzi, di essa. L’orientamento giurisprudenziale dominante, qui rappresentato dalla sentenza della Corte di Cassazione del 31 luglio 2013 n. 3316, ritiene che: “la prostituzione per se stessa non è prevista come reato, mentre è penalmente sanzionata ogni attività che induca, favorisca o sfrutti la prostituzione altrui, giacché il legislatore è mosso dallo scopo evidente di evitare che il mercimonio del sesso (penalmente irrilevante, ma socialmente riprovevole) sia comunque incentivato o agevolato da interessi o da comportamenti di terzi”.

hammer-719066_960_720Dunque, ad un’analisi della predetta disciplina, si deduce che l’attività di organizzazione e pubblicizzazione di incontri tra persone, diretta a far stabilire relazioni sessuali, non deve mai concretizzarsi in un servizio diretto a procacciare prestazioni sessuali altrui dietro il corrispettivo di una somma di denaro o altra utilità.

La giurisprudenza sembra favorevole a una lettura restrittiva, ricomprendendo nel novero delle condotte agevolative tutte quelle che sono “concretamente idonee a garantire un apporto o un servizio alla prostituta non facilmente ottenibile dalla medesima. Deve quindi trattarsi di un aiuto oggettivo all’esercizio del meretricio e non di un favore alla persona della prostituta” (Cass. pen., sez. III, 19 novembre 2014, n. 44918). Dunque, soltanto il “favore” all’esercizio del meretricio costituisce una condotta scevra di rilevanza penale. E non potendosi qualificare come semplice “favore” l’organizzazione di un incontro, tramite sito web, tra persone per delle finalità sessuali, ma costituendo, a tutti gli effetti, attività di oggettivo ausilio alla prostituzione, la creazione di un tale sito web integrerebbe gli estremi del delitto.

Invece l’attività di organizzazioni d’incontri tra persone, tramite la creazione di un sito web, risulta essere lecita soltanto, ove fornisca un servizio finalizzato ad attività conoscitive tra persone che liberamente scelgono in tal senso.

A ciò si aggiunga che, quand’anche il soggetto decida di fruire di tale servizio, organizzato tramite sito web, per intraprendere poi una relazione sessuale, condotta da lui privatamente, esercita un proprio diritto costituzionalmente tutelato. Infatti, come stabilito dalla sentenza n. 561 del 1987 della Corte Costituzionale: “la sessualità è uno degli essenziali modi di espressione della persona umana e il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione e inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l’art. 2 Cost. impone di garantire”.

Riguardo Salvatore Casarrubea

Salvatore Casarrubea
Classe '94, diplomato al Liceo Classico, attualmente frequento la facoltà di Giurisprudenza. Mail: salvocasarrubea@gmail.com

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