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“Sette punte mille usi”, a Unipa seminario informativo sulla canapa – Storia e utilizzo terapeutico

“La canapa è stata ampiamente coltivata nell’antichità. L’Italia agli inizi del XX secolo era il maggior produttore in Europa (fino a centomila ettari) di fibra e semi, l’attuale superficie nel mondo investita a canapa ammonta a circa 75.000 ettari, in Italia poco più di mille.” A parlare è Dario Giambalvo, ordinario di agronomia e coltivazioni erbacee presso l’Università degli Studi di Palermo, che ha ripercosso la storia della canapa dalle origini fino ad oggi il 30 maggio 2016 durante il seminario “Sette punte mille usi” presso l’aula Magna della ex facoltà di Agraria dell’università di Palermo.

Anticamente la denominazione terra di canapa era sinonimo di terra fertilissima. Questa pianta, in effetti, può rappresentare una valida alternativa a tutte le colture offrendo la possibilità di aumentare la diversità degli agrosistemi degli ambienti mediterranei, avendo abilità competitive contro le malerbe e ridotte problematiche fitosanitarie. La canapa è una pianta molto versatile, tutti i suoi componenti possono essere utilizzati e non produce materiali di scarto. Dalle sue fibre possono essere ricavati prodotti che spaziano dal campo della bioedilizia, alla bioenergetica, alla produzione di sacchi, cordame e materiale cartaceo. Per quanto riguarda l’utilizzo alimentare, dai semi è possibile estrarre olio di canapa ricco di acidi grassi polinsaturi (omega 3 e omega 6), dalle farine ad alto potere nutraceutico possono ricavare pane, pasta e prodotti da forno. Le foglie sono ricche di oli essenziali e composti aromatici da aggiungere a decotti e tisane.

Se da un lato le controversie che girano intorno a questa specie vegetale sono legate alla presenza di uno dei principi attivi con proprietà psicotrope, il Δ 9-tetraidrocannabinolo, d’altra parte, un aspetto molto importante è l’impiego terapeutico. Vi sono infatti delle patologie per le quali esistono evidenze incontrovvertibili dei benefici apportati dall’assunzione dei principi attivi, quali:
•Trattamento della nausea in  chemioterapia
•Stimolazione dell’appetito in pazienti  con sindrome da deperimento, Aids  correlata
Esistono promettenti evidenze anche nel trattamento di:
•Sindrome di Gilles de la Tourette
•Terapia del dolore
•Artrite reumatoide
•Glaucoma
•Epilessia
•Sclerosi multipla
Da non sottovalutare, le patologie in cui vi sono evidenze che necessitano di ulteriori approfondimenti:
•Terapia dei tumori
•Lesioni midollari
•Malattie neuro degenerative (Parkinson,  Hungtinton, Alzheimer)
•Asma bronchiale
•Patologie cardiovascolari
•Malattie con infiammazioni croniche

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“La cannabis non è solo un farmaco, è anche un buon farmaco perchè non ha effetti collaterali”. Così ha aperto il suo intervento Carlo Previtera, medico chirurgo specializzato in Chirurgia d’Urgenza, che ha trattato le proprietà medicinali e terapeutiche della cannabis dal punto di vista delle caratteristiche biochimiche. Il nostro corpo possiede già tutti gli elementi per riconoscere e assimilare la tanto discussa sostanza.
Nel nostro organismo vi sono due recettori per il riconoscimento dei cannabinoidi: Cbr1 e Cbr2.
Il primo distribuito in diverse regioni cerebrali come la corteccia, il sistema limbico, ipotalamo ma anche nelle cellule intestinali, dove è presente in maniera costitutiva cioè è sempre espresso, sia in momenti fisiologici che patologici. Il secondo, maggiormente espresso nelle condizioni patologiche di infiammazione, si trova in massima parte nelle cellule del sistema immunitario.

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I cannabinoidi causano un maggior afflusso di sangue alle strutture preposte sia alle funzioni cognitive che mnemoniche.
Lavori recenti hanno dimostrato il ruolo dei cannabinoidi nell’indurre l’apoptosi (morte cellulare programmata) piuttosto che quella ottenuta con la somministrazione di farmaci chemioterapici che vanno a colpire in maniera indiscriminata tutte le cellule a rapido rinnovamento.

Al seminario ha partecipato in videoconferenza anche il dott. Mantovani, farmacista, che si è occupato dell’aspetto del preparato galenico del farmaco. La cannabis possiede molti principi attivi che nel loro insieme prendono il nome di Fitocomplesso il cui ruolo è fondamentale dal punto di vista chimico farmaceutico. Nella pianta i principi attivi si trovano sotto forma di acidi quindi in farmacia per creare il farmaco galenico, bisogna fornire del calore per attivarli. L’Italia attualmente acquista la cannabis dall’Olanda, unico stato che ha i requisiti per venderla a scopo terapeutico. I cannabinoidi più importanti il CBD (Cannabidiolo) e il Δ 9-tetraidrocannabinolo (THC), agiscono in concomitanza ai terpeni, altro principio attivo fondamentale, per dare l’azione farmaco specifica di immunomodulazione. In Italia sono stati condotti studi utilizzando delle talee, raccolte nel Centro di ricerche per le colture industriali a Rovigo, nello Stabilimento Chimico Farmaceutico militare di Firenze dove si è cercato di creare dei cloni con livelli di principi attivi standardizzati da inviare ai centri di coltivazione. I ricercatori si sono concentrati sulla produzione di una varietà che abbia un alto contenuto di CBD quando il Ministero della salute ha fatto un passo indietro chiedendo di focalizzare l’attenzione sul contenuto percentuale di Δ 9-tetraidrocannabinolo, portandolo a livelli inferiori al necessario dimostrando che chi si occupa dell’argomento non è sempre correttamente informato.

 

Riguardo Giorgia Ciulla

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