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I protagonisti dell'evento "Quale lingua"

Seconda giornata del Festival delle Letterature Migranti

Giovedì 13 ottobre, nel proseguo del Festival delle Letterature Migranti, si è tenuto a Palazzo delle Aquile un nuovo appuntamento per la sezione “Nomadismi. Terre in cammino“, dedicata al tema della migrazione, vista sotto l’ottica degli spaesamenti e rispetto agli shock culturali dei soggetti coinvolti.

Durante l’incontro, dal titolo “Il mio posto è il mondo“, le scrittrici Ornela Vorpsi e Ubah Cristina Ali Farah, si sono interrogate, guidate dalla giornalista Gabriella Grasso, sul significato di identità.

Entrambe, hanno condiviso la scelta di scrivere in lingue diverse dalle loro, proprio perchè un idioma straniero permette di trattare con distacco argomenti dolorosi. Ornela Vorpsi ha dichiarato di sentirsi sollevata dal fatto che la sua famiglia non possa capire i suoi libri, e anche Cristina Ali Farah ha confermato che per lei sarebbe stato impensabile scrivere e trattare di quegli argomenti nella lingua che si parlava all’interno del focolare domestico.

Quando si è affrontato il tema dell’identità legato alla lingua in cui ci si esprime, l’artista albanese ha sostenuto: “Sarebbe riduttivo parlare di identità riferita solo al luogo dove sono nata o alla lingua in cui scrivo“. È stata quindi  delineata la propria visione, più “umanista“. Prima di considerarsi albanese, italiana o francese, o ancora prima di considerarsi una donna, ha affermato la scrittrice, è un essere umano: “Se l’identità fosse proprio quella umana, tanti conflitti non avrebbero motivo di esistere“.

Gli uomini sono bravissimi a creare divisioni – ha aggiunto Cristina Ali Farah- e queste derivano solo dall’ignoranza. Per la guerra civile che affligge il mio popolo, nonostante ci siano stessa lingua, stessa religione, stessa cultura, si sono inventati lo stesso un motivo per uccidersi“.

A seguire, per la sezione “In un’altra lingua“, si è svolto l’incontro dal titolo “Quale lingua“, in cui Carme Riera e Iban Zaldua, hanno dialogato con Floriana di Gesù e Helena Tanquiero. I due autori utilizzano la pratica dell’auto-traduzione che permette trasformazioni solitamente proibite dalla teoria della traduzione, perchè nessuno meglio dell’autore stesso è padrone del significato del testo e può essere libero di renderlo nell’altra lingua anche, in parte, modificandolo.

Gli scrittori, all’inizio, si sono confrontati sul diverso metodo di traduzione che adottano. Iban Zaldua scrive interamente nella lingua basca e poi traduce in spagnolo, mentre Carme Riera adotta una traduzione simultanea, scrivendo cioè una pagina in castigliano e una in catalano. Entrambi hanno raccontato diversi aneddoti sul loro lavoro, ma senza nascondere la difficoltà che si cela dietro tale operazione.

Riguardo Mara Butticé

Mara Butticé
Nata ad Agrigento, frequenta la facoltà di giurisprudenza all'università degli studi di Palermo.

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