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SATIRA

Satira. La Paura della Parola

Deve far ridere, deve far piangere, deve far riflettere, deve aprirti gli occhi. Ma, infondo, chi può realmente dire cosa sia la satira? Chi può dare un giudizio tecnico quando se ne parla, senza lasciarsi guidare dalle sensazioni?

La satira è, in termini semplici, un’espressione totalmente libera del teatro e, come tale, mantiene una certa forma archetipalmente teatrale estrapolandone il lato più grottesco ed irriverente, irriverente come i temi che si ritrova a trattare, argomenti che impressionano fondamentalmente per due aspetti: gli argomenti in sé (i pilastri portanti del genere satirico son sicuramente religione, politica, sesso e morte) e il modo in cui essi vengono affrontati. Il comico satirico è colui che, partendo da un semplice fatto di cronaca o da un modo di dire o, ancora, da uno stereotipo, riesce a portare l’uditore a un grado di riflessione comica che non ci si aspettava di poter raggiungere, facendogli esplorare nuovi mondi solo attraverso il minimale uso di parole. Ma il punto che interessa noi come italiani, che con la satira non abbiamo proprio un bel rapporto, è: si può limitare la satira? La risposta può essere una ed una sola: assolutamente no.

L’imposizione di paletti nella satira, ormai, potrebbe avvenire solo a causa della sensibilità dell’individuo che ascolti il testo di un comico e si senta leso moralmente da tale testo. Ma, parafrasando le parole di un’emergente Stand Up Comedian italiano,  Vincenzo Bordoni in arte  Vklabe, imporre una limitazione dettata dalla sensibilità snaturerebbe il concetto stesso di democrazia in cui la libertà di espressione dovrebbe essere tutelata e non modellata dalla cangiante etica popolare. Senza scadere in esempi che per mesi hanno imperversato sui social, non bisogna fare l’errore di attaccarsi al cosa (l’argomento trattato) per cercare di combattere il come  (il testo satirico che affronta quel tema) perché la satira è un meraviglioso esempio di natura immutabile a cui non si possono porre freni e che, a discapito di chi vorrebbe la correttezza, sbugiarda ed infama chiunque senza distinzioni. Occhio però a non confondere la satira con delle parole intrise di vero odio. La satira non nasce per insultare le persone nello specifico ma ciò rappresentano: attacchi un politico per criticare il sistema politico generale ma non per offendere la persona. Come dice Ricky Gervais: “fare una battuta sullo stupro non vuol dire deridere una vittima, lo stupro è una cosa orribile. Si scherza sul contesto e non sull’atto particolare”, la satira non deve far ridere, non deve far piangere, non deve far riflettere, non deve farti aprire gli occhi. La satira mette a disposizione dei mezzi che, se sfruttati con intelligenza, potrebbero farci vedere il quadro politico-etico-sociale da una prospettiva più sporca e, forse, più reale.

Riguardo Pietro Falzone

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