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Rotture e coesioni linguistiche. Il racconto di Karim Metref.

Il ricco pomeriggio di giovedì 8 ottobre, presso l’Archivio Storico comunale, ha visto avvicendarsi vari ospiti pronti a raccontare le proprie opere ma anche la propria esperienza, la loro vita e il modo di vedere l’Italia e gli italiani. Il secondo scrittore a intervenire è stato Karim Metref in “Tagliato per l’esilio” conNomen Beji (mediatore culturale e dottore di ricerca in storia medievale).

Karim Metref è nato in Cabilia (Algeria amazigh) e si è trasferito in Italia nel 1998, prima in Liguria e poi a Torino. Qui, vive tuttora e lavora come educatore e formatore educazione alla pace, pedagogia interculturale e gestione nonviolenta dei conflitti. Ha pubblicato Quando la testa ritrova il corpo (Ega, 2003);Caravan to Baghdad (Mangrovie, 2006); Tagliato per l’esilio (Mangrovie, 2008). Scrive su varie testate cartacee (“Carta”, “Internazionale”, “Il manifesto”, “CEM-Mondialità”, “Missioni della Consolata”, ecc…) e online (“Peacereporter”, “Babelmed”, “Agoravox”, ecc…). Cura un blog personale e il sito LettERRANZA.

Karim ha parlato della dicotomia nell’uso delle lingue nel Nord Africa e delle lotte combattute pacificamente per ottenere il riconoscimento del berbero come lingua, attraverso lo sciopero degli studenti per un intero anno scolastico. Ha mostrato come l’arabo venga usato nel linguaggio di tutti i giorni nelle situazioni comunicative familiari e non formali, di come i loro padri non sapessero scrivere in berbero e come, in questa lingua, non esistano tuttora linguaggi settoriali neanche nell’ambito politico.

Il racconto dell’attivista è andato a ritroso, a una memoria collettiva e rimasta indelebile nelle coscienze degli abitanti del suo villaggio d’origine, mai penetrato e conquistato prima dell’arrivo dei francesi. Si è così un po’ soffermato sulla narrazione delle violenze perpetrate dai francesi sulla popolazione locale e civile. Il nonno di Karim Metref è frutto di uno stupro di un soldato francese, cosa molto comune in quel momento storico. Anche il padre di Metref subì le torture dei soldati francesi per aver aderito al Fronte di Liberazione Nazionale e per questo nutrì molto rancore contro le nazioni europee. L’atmosfera si è smorzata col racconto del suo innamoramento per una donna “occidentale” e del suo impaccio ad affrontare il padre.

Infine, Karim ha letto passi della sua opera, in un’atmosfera di composto silenzio.

Riguardo Miryam Lo Dato

Miryam Lo Dato
Laureata in Lettere presso l'Università degli Studi di Palermo, specializzata in Filologia Moderna e Italianistica.

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