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Rischio ISIS: la Sicilia è al sicuro? Il parere degli studenti

Da anni ormai il rischio del terrorismo sembra essere avvertito con maggiore realtà dalla popolazione italiana. Soprattutto dopo le ripetute stragi avvenute nella vicina Parigi, i media hanno insistito molto sui pericoli che potrebbero coinvolgere il Bel Paese. La minaccia sembrerebbe incorrere più su Roma e sulla Città del Vaticano, ma anche su Milano e sui maggiori centri della penisola. Palermo e le città del Sud avrebbero, secondo le statistiche, una scarsa probabilità di incorrere nella follia estremista.

Ma qual è la percezione degli studenti palermitani del pericolo ISIS? Cosa pensano di questa forma di fondamentalismo religioso? È cambiato il modo in cui gli stranieri di matrice islamica vengono visti? Ci si sente al sicuro?

Questo il parere di tre studenti unipa.

Graziella,  24 anni ha così raccontato il suo punto di vista: «Vivo la mia vita tranquillamente. Nel mio paese ci sono pochi musulmani e non ho molte occasioni per potermi confrontare con questa cultura. A Palermo non esco molto e frequento soprattutto colleghi universitari. Forse se viaggiassi avrei paura ma al momento percepisco come lontano il pericolo attentati, come qualcosa fuori dal mio vissuto. Mi fanno tenerezza tutti quei musulmani che si sentono nell’occhio del ciclone ed evito di fissarli per non farli sentire giudicati o peggio condannati. L’ISIS è fatto di delinquenti. Come la mafia. Ci vogliono sottomettere come i nazisti con gli ebrei e il governo dovrebbe svegliarsi. Tuttavia credo che dentro le comunità ci siano musulmani che sappiano ma non denunciano. Questi sono in parte responsabili di quello che succede. Ad ogni modo, non si parla di religione ma di una vera associazione a delinquere».

Elisa, studentessa di Scienze della formazione, ha detto: «Nella vita di tutti i giorni non ho paura di possibili attentati, magari se sono sul treno ci penso, allora mi rivolgo agli sguardi delle persone. Non deve essere per forza un musulmano, chiunque abbia uno sguardo cattivo o è nervoso mi desta preoccupazione. Palermo non credo sia interessante come meta di un attentato. Nell’immaginario collettivo viene alla fine, colpendola non mirerebbero al cuore della nazione. Per il resto, ritengo che il fanatismo sia pericoloso per tutte le religioni. Ho vissuto con una coinquilina, un’integralista cristiana, che poteva essere altrettanto pericolosa di un fondamentalista islamico. Passava la giornata a letto perché un prete le aveva consigliato di dormire ogni qualvolta si sentisse indotta a peccare».

Maria, di Lettere, ha così espresso il suo parere: «In Sicilia non ho paura a spostarmi o andare per strada, ma se dovessi andare fuori allora si. In questa regione mi sento ovattata. So di essere al sicuro forse perché stiamo in un posto a mio avviso poco strategico. Quando vedo dei musulmani per strada, soprattutto se giovani, mi immedesimo in loro, non voglio che si sentano giudicati visto che non c’entrano nulla. Non so se sia giusto, penso che ci siano islamici moderati e voglio credere di si, però ho dei dubbi a tal proposito. Per quel che ne so, nei fondamenti stessi della religione hanno una base antisemita e nel loro credo ci sono tante cose che mi convincono poco. Continuo a percepirla come una cultura troppo diversa dalla mia. È sicuro che le notizie influenzino molto e forse per questo mi porrei l’interrogativo se volessi viaggiare. Ma a Palermo siamo quasi distaccati dall’Italia, dimenticati. Non ho pregiudizi verso il singolo e sono aperta al confronto, tuttavia non credo che potrei passare la vita con un musulmano».

E, invece, percepisce allo stesso modo il rischio estremista un siciliano che studia a Roma?

Gaetano, studente di Lingue, sostiene: «Un po’ di paura c’è però i romani sanno prenderla con filosofia senza modificare le proprie vite. Personalmente, eviterò di andare al Giubileo perché ho paura. Nonostante questo si continua ad uscire e si spera non accada nulla. Al Sud mi sentirei più tranquillo perché un attentato mi pare poco probabile. Mi sposto spesso in metro e purtroppo devo dire che rispetto a prima mi guardo molto di più».

Esmeralda, giovane studentessa di mediazione linguistica: «L’Islam prevede uno stretto contatto tra religione e società ed è soggetta a tante interpretazioni, cosa che provoca varie lacerazioni. In questo caso la religione è però vittima dell’estremismo, e dietro si celano interessi economici e ‘coloniali’. Ho conosciuto molti musulmani di diverse aree geografiche e che vivevano la religione attribuendo interpretazioni diverse. Alcuni si sono mostrati aperti, altri con pregiudizi che anch’io avevo prima di conoscere. Il nostro principale ostacolo è la disinformazione. Ho conoscenti musulmani che sono vittime di aggressioni verbali e non solo, anche a causa dei media. Credo che il pericolo degli attentati incomba su Roma ma non mi faccio condizionare. Tra l’altro, ogni giorno mi sento minacciata dai delinquenti che vivono a Roma. Dopo gli attentati di Parigi hanno messo tanti militari ma nessun controllo nelle università. In Sicilia mi sento più sicura perché è meno rilevante territorialmente, però non si può prevedere un possibile attacco. Ci sono troppe speculazioni su basi infondate. Altri fondamentalismi mi fanno più paura perché li percepisco come più vicini, come la xenofobia o l’omofobia».

 

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Riguardo Miryam Lo Dato

Miryam Lo Dato
Laureata in Lettere presso l'Università degli Studi di Palermo, specializzata in Filologia Moderna e Italianistica.

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