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La libreria che dice no al libro di Riina

In questi ultimi giorni non si parla d’altro: l’indignazione pubblica che ha suscitato Vespa col proprio programma ha smosso la rabbia e le coscienze non solo degli Italiani ma anche di noti giornalisti e, in particolare, delle vittime di mafia sentitesi oltraggiate da questo avvenimento. Nella serata del 6 aprile, infatti, il noto conduttore di Porta a Porta ha invitato il figlio del boss di Cosa nostra, a sua volta pregiudicato, a parlare del rapporto col padre e del suo nuovo libro “Riina Family Life”. La reazione è stata tempestiva: l’8 aprile la giornalista Sabina Guzzanti ha organizzato una protesta di fronte la sede della Rai a Roma, chiedendo l’immediata chiusura del programma e sponsorizzando la petizione online lanciata in queste ultime ore. La Guzzanti sostiene che la puntata andata in onda sia stata l’ennesima dimostrazione di una palese complicità fra mafia e istituzioni: è vergognoso che un servizio pubblico, pagato con i soldi dei cittadini, possa aver fatto pubblicità a Riina e a ciò che rappresenta Cosa nostra, col silenzio del governo sull’avvenimento.

Numerose librerie hanno chiuso le porte a questa iniziativa, rifiutando di presentare o prenotare il libro: nonostante questi ostacoli, l’editore di Riina Jr ha dichiarato di procedere già per la ristampa dato l’evidente successo dello stesso. Tra le librerie a dire no al libro della famiglia Riina c’è Modus Vivendi di Palermo, che ha aderito all’iniziativa di non trattare il libro in alcun modo. A parlarne è il responsabile vendite della libreria, Fabrizio Piazza.

Partiamo dalla locandina fuori dal negozio, “in questa libreria non si ordina né si vende il libro di Salvatore Riina”. Qual è il messaggio che volete dare? Perché questa scelta?IMG_20160408_185942

Il messaggio è quello di dire ‘no’ all’esposizione mediatica in prima serata, su un canale nazionale e con i nostri soldi, di un personaggio poco credibile quale Riina Jr,  tramite un tentativo di riabilitare la figura del padre. Che esempio si può dare se questo libro va nelle mani di un ragazzo o ad una persona che non ha gli strumenti per leggerlo in maniera critica? Facciamo un esempio: c’è differenza con il “Mein Kampf” di Hitler, quello è un romanzo storico. Oggi a tal proposito citavo anche un romanzo che narra dal punto di vista dei nazisti, “Le benevole di Littell”, ma è appunto una narrazione, una fiction. Qui parliamo del figlio di un criminale che cerca di riaccreditare il padre. Se fosse stata presentata come un’opera  rappresentando il personaggio per quello che è, sarebbe stato un discorso diverso, anche se probabilmente non lo avremmo comunque richiesto.

Avete ricevuto qualche richiesta del libro?

Si oggi abbiamo ricevuto la prima richiesta del libro, ma abbiamo risposto che non lo tratteremo e che non possiamo ordinarlo. Se non incominciamo a scardinare questa mentalità, la lotta sarà sempre più dura. Abbiamo voluto dare un segnale che dimostri la nostra posizione che peraltro manteniamo da anni: siamo iscritti all’associazione Addiopizzo, abbiamo presentato nelle scuoIMG_20160408_185958le il libro del magistrato Nino di Matteo insieme a Salvo Palazzolo. Quello si che è un esempio da portare e da pubblicizzare.

Vi sono state mosse critiche per questa scelta?

Qualche critica isolata si, ma nel senso di fare pubblicità involontaria al libro, sempre rara tra tanti consensi. Sono arrivate tante telefonate ed email di complimenti ma non solo, è capitato anche che diverse persone si siano fermate e siano entrate in libreria ad approvare il nostro gesto.

Riguardo Cristina Ciulla

Cristina Ciulla
Studentessa della facoltà di legge dell'Università degli studi di Palermo, redattrice per IostudioNews e per Masterlex.it, anno '94.

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