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Riforma dell’accesso alla carriera forense: intervista ad Antonello Armetta

L’ultima modifica è stata introdotta con la nuova legge di stabilità del 2016, e vede, fra gli altri, la possibilità di avere accesso ai fondi UE per professionisti di piccole e medie imprese, il nuovo regolamento sull’esercizio della professione forense e la possibilità per i legali di ottenere la qualifica di specialisti in una o più materie determinate.

La carriera di avvocato ha visto, nel corso di questi anni, numerose modifiche che ne hanno diversificato l’accesso. Dalla legge 247 del 2012 sono state introdotte diverse innovazioni che, se da un lato facilitano la professione ai tirocinanti (come la possibilità di ottenere uno stipendio minimo mensile dagli studi legali), dall’altro ne hanno anche reso difficile l’ingresso alla carriera (si pensi alla massima trasparenza richiesta per l’esame di abilitazione dell’esercizio alla professione forense).

Ma in cosa consiste la più recente riforma ? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Antonello Armetta, recentemente intervenuto sul tema durante un incontro all’ex facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

Inizierei dicendo che, per effetto dei regolamenti emessi dal ministero della Giustizia – in attuazione della legge 247/12 (n.d.r. :legge di riforma dell’ordinamento forense) – è stata disegnata una nuova pratica forense, oggi denominata tirocinio, di durata pari a 18 mesi (prima erano 24).
È stata prevista la frequenza di una scuola obbligatoria della durata di 18 mesi, ancora non obbligatoria in quanto si attende il regolamento.
Il regolamento dovrebbe inoltre prevedere un numero chiuso all’accesso, così ingiustamente contro le aspettative di quanti hanno intrapreso questo percorso sulla base di un sistema diverso.

Quali innovazioni comporta in positivo e quali in negativo?

In positivo, sembra darsi una visione diversa della vecchia pratica, con la possibilità di anticipare un semestre già durante l’ultimo anno di università, regolamentando la possibilità di svolgere un semestre all’estero.
Sembra meglio disciplinato il tirocinio presso gli uffici giudiziari, e si punta molto di più sulla formazione del praticante.
Penso che, però, questa formazione resti sempre molto teorica e poco incentrata sulla professione di avvocato.

Quali consigli può dare a chi desidera intraprendere la carriera forense?

A chi vuole intraprendere questa professione consiglio di pensarci bene. Bisogna avere molta passione, spirito di adattamento e sacrificio. Non è più la professione di trenta anni fa.
Ma chi ci crede realmente ne trae grandi soddisfazioni, perché è l’unica realmente “libera” ed autonoma, in cui si riesce a realizzare le proprie aspirazioni senza essere asserviti ad altro se non alla giustizia ed alla applicazione del diritto. E solo credendoci si riesce a essere Avvocato.

Certamente, dunque, si tratta di un percorso duro e faticoso, e le nuove norme non facilitano l’andamento di questa strada. Ma la volontà, unita a una buona dose d’impegno, possono far superare qualsiasi ostacolo a chi intende seriamente proseguire.

 

Riguardo Marta Cianciolo

Marta Cianciolo
Studentessa al corso di studi in Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo.

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