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https://www.google.it/search?q=ahmadreza+djalali&espv=2&biw=1366&bih=613&site=webhp&source=lnms&tbm=isch&sa=X&sqi=2&ved=0ahUKEwiLobrJkb_SAhWJXRQKHRHMDbUQ_AUIBigB&dpr=1#imgrc=MrQqCP0IHZP5JM:
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Ricercatore universitario rischia la pena di morte in Iran

Amnesty International si schiera a favore del ricercatore iraniano Ahmadreza Djalali, chiedendo a tutti i componenti delle comunità universitarie di firmare la petizione per la sua liberazione da presentare all’ambasciata iraniana in Italia.

Ricercatore ed esperto in medicina dei disastri e assistenza umanitaria presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara, Ahmadreza Djalali è stato arrestato dai servizi segreti il 25 aprile 2016, ormai quasi un anno fa, mentre prendeva parte a dei seminari in Iran sulla medicina dei disastri.

Nonostante sia decorso molto tempo dalla data del suo arresto –  secondo Amnesty International –  a Djalali non è stato ancora formalizzato un capo d’accusa, né è stata stabilita la data della prima udienza del processo. Tuttavia, si apprende dall’Organizzazione Non Governativa, che  gli  sarebbe stato comunicato informalmente di essere accusato di “atti ostili contro Dio” (spionaggio) e per questo potrebbe rischiare la pena di morte e che l’ufficio del procuratore generale si è rifiutato di rendere nota la documentazione all’avvocato del ricercatore, in quanto considerato privo di competenze per gestire il caso, non essendo presente negli elenchi della procura.

Secondo quanto riferisce Amnesty International: “lo scorso dicembre le autorità iraniane hanno fatto forti pressioni su Djalali affinché firmasse una dichiarazione in cui confessava di essere una spia per conto di un <<governo ostile>>. Quando ha rifiutato è stato minacciato di essere accusato di reati più gravi.”

Ancora si apprende da Amnesty che attualmente il ricercatore iraniano vive in condizione di salute precarie, poiché ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il trattamento riservatogli dalle autorità iraniane, perdendo così oltre 20 chili.

A prescindere dalla sua colpevolezza o dalla sua innocenza, bisogna ritenere che chiunque sia indagato, in qualsiasi parte del mondo, abbia diritto ad avere un avvocato di sua nomina. Così come ha diritto a non subire trattamenti disumani osteggiati da tutta la comunità internazionale e diritto a delle cure mediche.

E’ per questo che Amnesty international ha lanciato un appello a tutti i ricercatori, docenti e tutti i componenti della comunità universitaria affinché possano dare il loro contributo firmando la petizione per la sua liberazione e per far sentire a Djalali la vicinanza dei colleghi.

L’articolo è stato scritto grazie alle informazioni acquisite dal sito di Amnesty International. Per firmare la petizione, ecco il link.

Riguardo Salvatore Casarrubea

Salvatore Casarrubea
Classe '94, diplomato al Liceo Classico, attualmente frequento la facoltà di Giurisprudenza. Mail: salvocasarrubea@gmail.com

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