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DOSSIER. Quale diritto allo studio universitario, oggi? – Parte I

Nelle ultime settimane l’interesse dell’opinione pubblica si è concentrato abbondantemente sul tema del diritto allo studio universitario. Le cause di questa attenzione sono attribuibili principalmente al nuovo calcolo dell’ISEE, il parametro in base al quale sono calcolate le tasse universitarie e mediante il quale vengono attribuite le borse di studio. L’attenzione crescente, poi è stata dovuta all’incombente scadenza del 5 Novembre; data entro la quale, gli iscritti all’Università di Palermo, erano tenuti ad assolvere al debito fiscale per far sì che questo non fosse aggravato dalla mora; scadenza che – lo ricordiamo  – è stata prorogata al 20 Novembre dati i problemi riscontrati da numerose famiglie nel calcolo dell’ISEE.

Già nelle settimane addietro l’associazione Onda Universitaria aveva fatto richiesta all’assessore (alla Formazione e alle attività produttive), nonché vice-presidente della Regione, Mariella Lo Bello, di convocare la Commissione Regionale per il diritto allo studio al fine di costituire un tavolo tecnico che predisponga un disegno di legge regionale per il diritto allo studio universitario.

Sulla scorta di questi input, considerato che il diritto allo studio è il fine della vita dell’ente che edita questa testata ritengo possa essere proficuo e opportuno, date le colonne da cui si scrive, offrire ai lettori una ricerca sul diritto allo studio universitario (da ora anche DSU).

Che cos’è il diritto allo studio universitario?

Il diritto allo studio universitario  è un diritto sociale costituzionalmente protetto previsto dall’art. 34 della Costituzione ai cui commi terzo e quarto si statuisce: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. // La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

Il contenuto del diritto è quello di raggiungere i gradi più alti della formazione. Nel trovare come destinatari “capaci e meritevoli” il legislatore costituente ha la premura di specificare “anche se privi di mezzi”. Quest’inciso svela infatti la portata più profonda del dettato costituzionale, eliminare le diseguaglianze economiche che impediscano l’approdo agli studi universitari dei capaci e meritevoli.

In quest’ottica la norma si rivela come una declinazione, nel tema della formazione superiore di cui l’università è il centro, del principio di eguaglianza sancito all’art. 3 della Carta che al secondo comma dice: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Cosa vuol dire diritto sociale costituzionalmente protetto?

Non si deve sopravvalutare la portata del diritto allo studio universitario. L’articolo 34 Cost. infatti obbliga la comunità politica di farsi carico dell’onere di garantire ai capaci e meritevoli il raggiungimento dei gradi più alti della formazione purché “nell’osservanza dei limite del bilancio dello Stato” (così si esprimeva la Corte Costituzionale nella sentenza 125 del 1975). Il DSU entra in rapporto con gli altri interessi tutelati dalla Costituzione incontrando dei limiti e in particolare quello delle risorse economiche finanziarie.

“È il limite che condiziona l’attuazione di tutti i diritti, quelli “sociali” in primo luogo: ogni diritto si scontra con il problema delle risorse disponibili. Si chiude così il cerchio: il diritto allo studio universitario è soggetto al  bilanciamento con altri diritti o interessi tutelati costituzionalmente, inclusi quelli connessi all’equilibrio di bilancio: sicché la realizzazione del diritto non segna un progresso lineare, ma può subire alle volte anche l’arretramento della tutela. Mai sino al punto però di comprimere quello che la Corte usa definire “nucleo essenziale” del diritto, che resiste all’arretramento dell’intervento pubblico e costituisce il “livello essenziale” delle prestazioni che devono essere comunque garantite.” (Bin-Benelli, Il diritto allo studio universitario: prima e dopo la riforma costituzionale, in “Le Istituzioni del Federalismo” N.5/2002).

Quest’ultimo punto diventa centrale nella nostra trattazione. Dietro la questione, apparentemente astrusa, del bilanciamento degli interessi  tutelati dalla Costituzione si nascondono, infatti, i problemi che in questi giorni hanno riguardato la maggior parte delle famiglie siciliane con figli universitari. I problemi dell’inasprimento della tassazione universitaria e dei più rigidi criteri di accesso ai benefici ERSU.

In cosa consiste il bilanciamento? La nostra Costituzione protegge diritti e interessi che si collocano come in dei gradini di una scala in posizioni più alte o più basse. Alcuni di questi diritti sono inamovibili e se la loro importanza non fosse rispettata allora verrebbe meno la natura della nostra Repubblica. Altri diritti tra di loro si equivalgono e vengono collocati in posizioni preminenti dalla politica che ne sceglie l’importanza in base al proprio orizzonte di convincimenti culturali, ideologici e in base alle necessità. Questa attività di scelta si compie mediante l’attività legislativa e mediante la politica di bilancio. La tutela dello stato sociale che consiste nell’attuazione dei diritti sociali, di cui l’art.34 Cost. fa parte, comporta un’espansione delle politiche di bilancio, più spese da cui non si traggono benefici diretti.

Negli ultimi anni, a seguito della crisi, abbiamo assistito al un (s)bilanciamento in favore degli interessi d’equilibrio di bilancio, che stanno causando un non indifferente arretramento delle tutele sociali ma anche degli investimenti nei campi d’azione pubblica con spiccata natura sociale come l’istruzione e la sanità. Qui certamente non si vuole dire che una politica più attenta al controllo della spesa, una politica di risparmio, sia un fatto negativo, anzi! Forse è solo un problema di quale spesa si sceglie di tagliare!?

E magari chissà, la spesa per l’istruzione non è una di queste…

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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