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“Poteva capitare a me”, riflessioni di studenti Unipa in Erasmus

Nella mattina del 20 marzo un bus di studenti Erasmus, di ritorno dalla festa valenciana de Las Fallas, ha avuto un grave incidente su una delle principali autostrade nel nord est della Catalogna. Hanno perso la vita ragazze tra i 19 e i 25 anni di sei diverse nazionalità, tra cui sette ragazze italiane.

IostudioNews che si stringe al cordoglio delle famiglie delle studentesse, ha voluto raccogliere le testimonianze e i pensieri degli studenti Unipa in Erasmus ma anche di quelli rientrati che forse più di tutti hanno sentito vicina la vicenda.

Alessia, studentessa di Filologia, ha trascorso il suo periodo di mobilità a Valencia, città che queste ragazze avevano lasciato dopo la chiusura della festa cittadina per tornare a Barcellona.
«Senza dubbio, questo evento ha coinvolto emotivamente chiunque ne sia venuto a conoscenza ma, in quanto Erasmus, mi sono sentita particolarmente coinvolta. Non appena ho letto la notizia, ho provato ad immaginare lo stato d’animo di quelle ragazze ancor prima di andare incontro ad un destino crudele: le immaginavo stanche ma soddisfatte della splendida gita a Valencia, felici di ritornare in quella che sarebbe stata la loro casa per i prossimi sei mesi e impazienti di riabbracciare gli amici che avevano lasciato a Barcellona. Francesca, Elisa, Valentina, Elena, Lucrezia, Serena e Elisa hanno perso la vita sicuramente in uno dei momenti in cui avevano deciso di goderne a pieno».

«L’Erasmus è un qualcosa che ti cambia, personalmente è stata l’esperienza più bella della mia vita -dice Giuseppe, tornato da Valencia dopo sei mesi di Erasmus– Ero già tornato in Italia prima della nota festa locale de Las Fallas, ma non vi potevo mancare, e quindi ho ripreso subito il volo e senza pensarci son tornato in quella che per me è ormai una seconda casa a tutti gli effetti. La stessa mattina dell’incidente son tornato a Palermo col solo pensiero di riposare dopo estenuanti ma divertenti giorni di festa nella città. Ma mentre io chiudevo gli occhi stanchi sull’aereo di ritorno, qualcun altro li chiudeva per sempre, qualcun altro che si trovava nello stesso posto in cui mi trovavo io, nello stesso momento in cui mi trovavo io, a festeggiare esattamente come me e la città tutta. Io da quel leggero sonno mi son svegliato e mi son ritrovato all’aeroporto della mia città, con mio padre che mi aspettava fuori ad accogliermi e riportarmi a casa. Altri no.

Poco importa che metà delle vittime fosse di nazionalità italiana, perché se c’è una cosa che si impara proprio grazie al progetto Erasmus è quella di smussare la rigidità dei confini, delle barriere fra paese e paese. Quel giorno sono morti dei compagni, e basta. Poteva capitare a tutti noi, come del resto può ancora capitare.

Se avessi la possibilità di ripartire domani, non avrei nessun dubbio, nessuna paura. Perché il pericolo della morte è dappertutto, pronto a sorprenderci in qualsiasi momento. E se fossi stato io su quel maledetto bus, penso che almeno me ne sarei andato con la consapevolezza di aver realmente vissuto per almeno cinque mesi della mia vita».

Salvatore, studente di Ingegneria, ha studiato 9 mesi a Iasi, regione moldava ad est della Romania. Anche lui ha voluto esprimere il suo pensiero: «Quando ho saputo la notizia, la prima cosa che mi è saltata in mente è stata il mio viaggio da Iasi a Chisinau (capitale della Moldavia) dove le strade facevano paura e più di una volta rischiammo un incidente. Quando uno è in Erasmus non pensa al fatto che la morte potrebbe essere dietro l’angolo, sei spensierato, pensi solo a divertirti e agli amici che sono lì con te. Per me è stato come se fossero morte delle mie compagne di ErasmusPotevo realmente esserci io su quell’autobus».

«Escursioni e viaggi sono un must di questa esperienza – ci racconta Enzo, studente di Medicina al momento in Erasmus – La notizia mi ha particolarmente toccato poiché qualsiasi studente nella mia stessa situazione potrebbe pensare “su quel bus potevo esserci io”. Non dimentichiamo che ogni strada nasconde le sue insidie e che la cattiva sorte potrebbe attenderci anche dentro le mura di casa, mura che fungono soltanto da schermo verso la conoscenza del mondo che ci circonda. Esistono cose che solo un viaggio può spiegarti quindi cordoglio alle famiglie delle vittime ma non paura».

Riguardo Gaia Butticè

Gaia Butticè
Nata ad Agrigento il 12/03/1991, vivo tra Favara e Palermo. Ho una laurea in Lettere e sono al momento iscritta al secondo anno di Filologia moderna e italianistica

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