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La letteratura plasma l’umanità. Riflessioni sul “Perché le storie ci aiutano a vivere. La letteratura necessaria”

Il principio fu il racconto, “en archè en o logos” si leggerebbe in greco, e nella traduzione più famosa, ci si ritroverebbe la giovannea “In principio fu il Verbo”. Ora questa seconda traduzione ingombra subito il campo concettuale al quale si vuole fare riferimento testimoniando la verità di quello di cui ieri a “Una Marina di Libri” si è discusso nella presentazione del libro “Perché le storie ci aiutano a vivere. La letteratura necessaria” di Michele Cometa  in cui sono intervenuti Massimiliano Oliviero, Giovanni Leghissa e Vittorio Gallese.

“En archè en o logos – In principio fu il Verbo”. A questi significanti è stata attribuita una storia, un significato, tale che immaginarne altre storie e altri significati sembra impossibile. Qui però, questo, si tenterà di fare. Usare le medesime parole che esprimono l’attacco del testo più poetico della teologia cristiana ma in un contesto scientifico, laico, umanistico in cui nulla centra il divino.

Sì, perchè “En archè en o logos”, in principio fu, non il Verbo, ma il racconto: al principio della storia umana fu la letteratura; e la letteratura, il racconto hanno plasmato la stessa essenza dell’umano, lo hanno performato. Le parole hanno indirizzato l’evoluzione dell’uomo o, per usare le parole di Vittorio Gallese, “l’uomo si è sviluppato in una nicchia ecologica narrativa”. Le parole continuano a farlo prendendo sul proprio carico un significato, un valore all’interno dei vari campi del sapere ed è questa la ragione per la quale l’esperimento di tradurre “En archè en o logos” con in principio fu il racconto convince, solo se non lo si ricorda la traduzione più famosa in principio fu il Verbo. Ed anche ad accettarlo la forzatura della decontestualizzazione stride nella mente del lettore. E questo lo conferma Giovanni Leghissa quando dice: “La letteratura è il paradigma del sapere umano. Le altre ricostruzioni del sapere sono tutte storie, anche la filosofia e la scienza, tutte finalizzate allo stare bene. Anche la fantasia è collegata a questo modello perché con la fantasia ci si narra una eventuale storia futura”.

Se questo è stato il tratto più umanista della presentazione di ieri, non si renderebbe giustizia al testo nella sua parte più innovativa, più suggestiva e forse più importante che è quella legata alla neuroscienza. Lo stesso Michele Cometa ha affermato, ieri: “Questo saggio vuole far scendere dal trono la letteratura”.  Allo stesso modo di come se i neuroscienziati vogliono capire le emozione occorre che studino la letteratura, Cometa afferma: “Cari colleghi umanisti, è venuto il tempo di occuparsi anche di biologia”. L’analisi delle emozioni e dell’ansia-angoscia pone infatti come tema la capacità terapeutica della letteratura. Più ancora lo studio di questa funzione viene rappresentato dai relatori come il solo possibile futuro degli studi umanisti ormai appiattiti nella loro patina.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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