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Per un profondo impegno contro l’illegalità.

Parlando di legalità.. Chissà come ricorderemo questi giorni della storia siciliana… Chissà come ricorderemo questi anni della storia italiana.

C’è stato un tempo in cui la mafia era un fattore siciliano, un fattore meridionale.

C’è stato un tempo, perché, quello di oggi, è un altro tempo.

È il tempo della corruzione dilagante in tutti i livelli della società, dell’inchiesta su Mafia Capitale, delle mafie presenti e radicate in tutto il territorio italiano. È un tempo di corruzione sociale ed è il tempo in cui occorre fermarsi a riflettere sugli errori del passato. Sui fallimenti di una cultura, quella della legalità, che pur avendo prodotto tanto non ha prodotto abbastanza. C’è da individuare delle colpe. E queste non sono certo quelle di coloro che, nell’associazionismo, si sono impegnati contro la cultura dell’illegalità, contro la cultura mafiosa.

Oggi a ventitre anni dalla morte di Paolo Borsellino, occorre fermarsi, fare silenzio e astrarre per un attimo la mente dalla cronaca e puntare alla sostanza, tornando alle parole di Paolo Borsellino da cui è stato preso il titolo delle manifestazioni commemorative annuali: La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. (Da un discorso di Paolo Borsellino ai cittadini siciliani. La registrazione originale è presente anche nella fiction Paolo Borsellino prodotta da TaoDue.)

Tutto sembra detto. Eppure tutto è da dire. Bisogna chiedersi: è nato nei giovani quel movimento culturale e morale forte capace di rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità? Oppure i giovani sono spesso estenuati da un mondo che sembra troppo grande, pesante, inaccessibile, si rifugiano nel proprio microcosmo e, diventano insofferenti?

Qual è il nostro domani? Qual è il domani dell’antimafia?

Sembrano due domande agli opposti: una troppo grande e una troppo piccola. Eppure, sono due domande vicinissime se vogliamo che questa nostra Sicilia e questa nostra Italia diventino bellissime, c’è infatti un’antimafia che le lega indissolubilmente e che costituisce la sfide del futuro e la chiave delle soluzioni ai nostri guai: la cultura e l’istruzione.

Solo un popolo istruito e acculturato può rifiutare il puzzo del compromesso morale che è corruzione, che è mafia, che è il clientelismo. Le responsabilità, allora, sono delle istituzioni quando hanno preferito tacere per continuare ad alimentare il proprio potere. Ma soprattutto la madre delle colpe sta nell’incapacità di scommettere sul ruolo dell’istruzione quale strumento per la crescita non solamente di lavoratori ma soprattutto di uomini liberi.

Se c’è un altare dove si consacra il domani del nostro paese, dove si può radicare fermamente la cultura della legalità quel luogo sono le scuole, sono i luoghi della formazione alla bellezza del fresco profumo di libertà. Non può esistere una società civile con una radicata cultura antimafia se prima non esistono dei consociati con una radicata coscienza educata al ribrezzo del male. Se si cresce con queste radici poi l’associarsi diventa l’occasione per portare frutti migliori perché altri possano nutrirsi.

Questo discorso vale anche per l’università?

Gli universitari sono coloro che la scuola l’hanno appena lasciata e che studiano per essere la futura classe dirigente. L’università è un luogo di formazione e d’incontro. Oltre ci saranno altri tipi di formazione ma non sarà più quella della società tra alunni e del rapporto intergenerazionale gerarchico che esiste tra professore e discenti.

È il luogo, l’università, in cui si può “perdere del tempo” maggiore con le idee, in un mondo, il nostro, che ha annullato questo spazio perché non produttivo di profitto. Spesso gli universitari esitano nel dire la loro, si chiudono nel loro cantuccio, ritengono certi problemi come a loro non appartenenti; peggio sono già qui invasati dal pensiero del profitto. Eppure questo è il momento dell’impegno attivo, della partecipazione! Domani tanti passeranno ad altre forme di partecipazione: saranno cittadini esemplari, genitori impegnati nell’educazione dei propri figli, integerrimi professionisti ma questo, questo è il tempo per partecipare con tutto il proprio essere perché questa esperienza sia il sale della vita morale futura.

L’università è il luogo dove si formano, allora, dove i giovani (formati alla libertà nelle scuole) si danno un’etica, condividono un piano di valori, d’azione. Questo è il modo in cui si po’ dare vita a quel movimento culturale e morale di cui parlava Borsellino.

Quanto sia attuato a quanto sia da attuare lo decida ognuno per la propria coscienza A chi esita, mi permetto di dedicare questa poesia di Bertold Brecht, intitolata, appunto, “A chi esita”.

 

Dici:

per noi va male. Il buio

cresce. Le forze scemano.

Dopo che si è lavorato tanti anni

noi siamo ora in una condizione

più difficile di quando

si era appena cominciato.

 

E il nemico ci sta innanzi

più potente che mai.

Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso

una apparenza invincibile.

E noi abbiamo commesso degli errori,

non si può più mentire.

Siamo sempre di meno. Le nostre

parole d’ordine sono confuse. Una parte

delle nostre parole

le ha travolte il nemico fino a renderle

irriconoscibili.

 

Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?

Qualcosa o tutto ? Su chi

contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti

via dalla corrente? Resteremo indietro, senza

comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

 

O contare sulla buona sorte?

 

Questo tu chiedi. Non aspettarti

nessuna risposta

oltre la tua.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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