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Pedro Armocida: i segreti per diventare regista

Una ricca scaletta e molto ricchi gli interventi che hanno animato il giorno conclusivo dell’Efebo Corto Festival 2015.

pedroPresenti personaggi di grande spessore nell’ambito cinematografico, tra cui Pedro Armocida, direttore della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Il giornalista e critico cinematografico, ha espresso un’opinione favorevole ai clips, la cui unica pecca sarebbe stata, a suo dire, una certa chiusura in ambito linguistico. «Mi sarebbe piaciuta una maggiore sperimentazione linguistica, ma probabilmente la causa maggiore è stata la mancanza di tempo». I partecipanti hanno infatti ideato, girato e montato un corto in sole 72 ore.

IoStudioNews ha intervistato Pietro Armocida.

Qual è il maggior consiglio che darebbe a chi si cimenta nell’ardua impresa di diventare regista?

Bisogna vedere tanti film. Da questi si impara molto ad avere sguardi diversi. Guardare film italiani non basta, anche quelli europei e prodotti da tutto il mondo sono fondamentali. Guardare con un vero senso critico è una buona palestra per capire se si è all’altezza.

Consiglia la realizzazione di cortometraggi o è meglio iniziare con lungometraggi?

Il primo e necessario passo è il cortometraggio, così lo è stato per moltissimi registi, ed è un punto di partenza. Oggi ci sono diversi formati, come le web series che riscuotono un buon successo. C’è un mondo che si concentra e premia essenzialmente i cortometraggi.

Qual è (ed esiste) un iter ottimale nella realizzazione del proprio sogno in questo campo?

Come ogni iter, è necessario lo studio e la conoscenza. Tuttavia, non so dire se la scuola di cinema formi meglio rispetto ad un cineasta che apprende da sé l’arte della regia. Certo i corsi aiutano. Non va dimenticato che il cinema è una cosa seria, bisogna, prima di tutto, avere qualcosa da raccontare. Poi, proporlo ai festival e proseguire per avere maggiori possibilità. È difficile accedere ai finanziamenti ma il Ministero per i Beni e le Attività Culturali finanzia gli under 35. Credo sia un’opportunità da sfruttare, è una cosa recente che prima mancava.

Consiglia di intraprendete questo percorso?

A mio figlio direi di si, però se riconosce di avere un vero spirito artistico. Bisogna andare avanti se non si può fare a meno di esprimere qualcosa, ma importante è guardare fuori dall’Italia.

Riguardo Miryam Lo Dato

Miryam Lo Dato
Laureata in Lettere presso l'Università degli Studi di Palermo, specializzata in Filologia Moderna e Italianistica.

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Grande successo per il Parsifal al Teatro Massimo

La stagione 2020 del teatro Massimo ha avuto inizio con uno straordinario successo. Il 26 gennaio alle ore 17:30 Parsifal , di Richard Wagner, ha debuttato con 15 minuti di applausi al termine dello spettacolo. A dirigere l’opera il nuovo direttore musicale del Teatro Massimo, l’israeliano Omer Meir Wellber. La regia è invece di Graham Vick, che torna a Palermo dopo un altro progetto wagneriano, la Tetralogia realizzata esclusivamente per il Teatro Massimo tra il 2013 e il 2016. Le scene sono di Timothy O’Brien, i costumi di Mauro Tinti, movimenti coreografici di Ron Howell, luci di Giuseppe Di Iorio per un allestimento realizzato in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna. Nel ruolo del protagonista Parsifal ha avuto grande successo, sostituendo Daniel Kirch indisposto, il giovane tenore Julian Hubbard, che ha debuttato in questa occasione nel ruolo di Parsifal. Amfortas è interpretato da Tómas Tómasson, Titurel da Alexei Tanovitski. Debutto in scena a Palermo, dopo la Nona Sinfonia di Beethoven a inizio gennaio, e nel ruolo di Gurnemanz anche per John Relyea, che si è fatto conoscere dal pubblico italiano con Billy Budd a Roma, mentre il basso Thomas Gazheli (Klingsor) ritorna al Teatro Massimo dopo essere stato Wotan nella Tetralogia di Vick. Protagonista femminile è il soprano francese Catherine Hunold nel ruolo di Kundry, apprezzatissima interprete del repertorio wagneriano ma anche degli autori francesi del periodo romantico e di fine Ottocento.

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