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A Palermo il Tribunale dei popoli condanna le politiche dell’Italia e dell’Ue sui migranti

È di condanna la sentenza emessa dal Tribunale permanente dei popoli (Tpp), riunitosi a Palermo dal 18 al 20 dicembre per giudicare le violazioni dei diritti umani dei migranti da parte dell’Italia e dell’Unione Europea.

I “procuratori” palermitani sono stati Fulvio Vassallo Paleologo, presidente dell’associazioni diritti e frontiere (Adif), e Serena Romano della Cledu, clinica legale per i diritti umani dell’università di Palermo. Dopo le requisitorie, la giuria si è riunita in Camera di consiglio per prendere la propria decisione. La sentenza è stata pronunciata all’interno dell’ex cinema Edison, ora una delle sedi della facoltà di Giurisprudenza, dal magistrato di cassazione Franco Ippolito, presidente del Tribunale permanente, ed è frutto del lavoro di una giuria internazionale composta da sette membri. Durante il dibattimento, nel corso dei tre giorni di lavoro, sono state sentite le voci e le testimonianze di esperti (Sea-Watch, Oxfam, MEDU, Borderline Sicilia, Baobab Experience e LasciateCIEntrare) e di migranti che hanno subito torture, dalle scosse alle violenze sessuali alle mutilazioni. Sono stati tre giorni di discussioni, testimonianze e denunce che sono serviti a mettere insieme – attraverso la voce di magistrati, avvocati, giornalisti, esperti e vittime di abusi – l’atto di accusa contro governo italiano e Ue per le violazioni non solo dei diritti umani, ma anche delle nostre leggi interne e della Costituzione.

“Le politiche dell’Unione Europea sulle migrazioni e l’asilo, a partire dalle intese e dagli accordi stipulati tra gli Stati dell’Unione Europea e i Paesi terzi, costituiscono una negazione dei diritti fondamentali delle persone e del popolo migrante, mortificandone la dignità, definendoli ‘clandestini’ e ‘illegali’ e ritenendo ‘illegali’ le attività di soccorso e di assistenza in mare”, si legge nella sentenza, “la decisione di arretrare le unità navali di Frontex e di Eunavfor Med ha contribuito all’estensione degli interventi della guardia costiera libica in acque internazionali, che bloccano i migranti in viaggio verso l’Europa, compromettendone la loro vita e incolumità, li riportano nei centri libici, ove sono fatti oggetto di pratiche di estorsione economica, torture e trattamenti inumani e degradanti“.

migrantiNella sentenza, inoltre, si parla di corresponsabilità di Italia e Ue nei crimini contro l’umanità. “Le attività svolte in territorio libico e in acque libiche e internazionali dalle forze di polizia e militari libiche, nonché dalle molteplici milizie tribali e dalla cosiddetta ‘guardia costiera libica’, a seguito del memorandum del 2 febbraio 2017 Italia-Libia, configurano – nelle loro oggettive conseguenze di morte, deportazione, sparizione delle persone, imprigionamento arbitrario, tortura, stupro, riduzione in schiavitù, e in generale persecuzione contro il popolo dei migranti – un crimine contro l’umanità; la condotta dell’Italia e dei suoi rappresentanti, come prevista e attuata dal predetto memorandum, integra concorso nelle azioni delle forze libiche ai danni dei migranti, in mare come sul territorio della Libia; a seguito degli accordi con la guardia costiera libica”, continua la sentenza, “e nell’attività di coordinamento delle varie condotte, gli episodi di aggressione denunciati dalle Ong che svolgevano attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, sono ascrivibili anche alla responsabilità del governo italiano, eventualmente in concorso con le agenzie europee operanti nello stesso contesto; l’allontanamento forzato delle navi delle Ong dal Mediterraneo, indotto anche dal ‘codice di condotta’ imposto dal governo italiano, ha indebolito significativamente le azioni di ricerca e soccorso dei migranti in mare e ha contribuito ad aumentare quindi il numero delle vittime“.

Tribunale-Permanente-dei-Popoli-Palermo-2017La richiesta del tribunale alle istituzioni italiane ed europee è quella di una moratoria urgente dell’attuazione di tutti quegli accordi caratterizzati da assenza di controllo pubblico e dalla corresponsabilità nelle violazioni dei diritti umani fondamentali dei migranti. Il Tribunale ha inoltre invitato il parlamento Italiano e quello europeo a convocare urgentemente commissioni d’inchiesta sulle politiche migratorie, sugli accordi ed il loro impatto sui diritti umani, nonché sull’uso e destinazione di fondi destinati alla cooperazione internazionale, al fine di identificare e perseguire eventuali responsabili. Ai mass media si chiede invece maggiore responsabilità e una corretta informazione sulle questioni migratorie, “riconoscendo il popolo migrante non come una minaccia ma come titolare di diritti umani fondamentali”. Infine il Tribunale “fa proprie e rilancia le proposte elaborate dalla relatrice speciale Onu sulle sparizioni forzate nelle rotte migratorie (2017) nonché le raccomandazioni fatte da varie organizzazioni non governative, quali quelle contenute nell’ultimo rapporto di Amnesty International (dicembre 2017) sulla situazione in Libia”.

Alle sedute ha partecipato anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, secondo cui “il permesso di soggiorno è la pena di morte del nostro tempo. La mobilità internazionale è un diritto umano inviolabile. Nessuno può essere costretto a morire nel posto dove è nato. Non possiamo avallare accordi criminali che oltre a calpestare questo diritto, provocano atroci sofferenze”, continua il primo cittadino, “il nostro approccio deve essere umanitario, non securitario“.

La prima parte della sessione si è aperta nel luglio scorso a Barcellona ed è stata sostenuta da 111 organizzazioni e associazioni internazionali. Ai lavori di Palermo hanno aderito altre 96 organizzazioni. La seconda sessione del tribunale si terrà invece a Parigi il 4 e 5 gennaio e verterà sulle frontiere interne dell’Ue.

Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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