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Palermo, scritte in ebraico ed arabo cancellate: non dimentichiamo secoli di storia, cultura e tolleranza

Tra le tante peculiarità del centro storico di Palermo vi sono le targhe della toponomastica, di piazze o di vie, dal colore marrone con tre scritte bianche: la prima in italiano, la seconda in ebraico e la terza in arabo. Un particolare che, con un sol colpo d’occhio, ci racconta l’incredibile storia del capoluogo siciliano una storia segnata dal multiculturalismo – vera ricchezza della nostra terra – insieme alle sue bellezze paesaggistiche.

Lo scorso due aprile un gesto di vandalismo e di profonda ignoranza ha voluto cancellare, con due tratti verdi, questa incredibile storia di integrazione. Le targhe di Piazza SS. Martiri, in via Maqueda, sono state trovate con due larghe strisce di vernice verde a coprire le scritte in arabo e in ebraico. “Un grave atto rivolto a chi in questo quartiere e in questa città si occupa quotidianamente di accoglienza e a chi continua a credere nella ricchezza di un’identità multiculturale che appartiene da secoli alla nostra città”, hanno dichiarato i volontari dell’associazione SOS Ballarò. A pochi metri dai cartelli vandalizzati, infatti, si trova la sede del centro Astalli, da anni in prima linea in fatto di accoglienza dei migranti.

retake scrittweSOS Ballarò, acronimo di Storia, Orgoglio e Sostenibilitàè un’associazione che mira alla rivalutazione e riabilitazione sociale e culturale del centro storico di Palermo, coinvolgendo i suoi abitanti attraverso incontri e attività di quartiere. Gli stessi volontari qualche giorno dopo hanno provveduto a ripulire le targhe: “Era giusto ripristinare subito le scritte in attesa di organizzare con il quartiere un evento per fare sentire la voce dell’accoglienza che caratterizza Ballarò, nonostante i tanti problemi”, hanno commentato. Con loro c’era anche il dirigente della toponomastica, l’architetto Michelangelo Salamone, mentre il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha fatto sapere che presto verranno collocate delle targhe nuove. “Noi di Sos Ballarò abbiamo sentito stamattina un minimo di astio di una parte del quartiere, che lamentava le condizioni di degrado e di abbandono della zona”, ha spiegato Massimo Castiglia di Sos Ballarò, “quindi è chiaro che qui c’è bisogno di una mediazione”. L’iniziativa che vorrebbero intraprendere i volontari, infatti, non vuole essere una condanna nei confronti del quartiere e dei suoi abitanti, ma si pone piuttosto l’obiettivo di servire da monito e di innescare il meccanismo per cui quanto accaduto non si ripeta più. Qualche gbiorno dopo anche i ragazzi di Retake Palermo si sono recati sul posto per pulire le scritte, insieme al Centro Astalli, all’Arci Porco Rosso, a Via Maqueda Città, e per pulire le strade adiacenti.

Il razzismo – si sa – è frutto di ignoranza. La reazione della cittadinanza dinanzi a questo scempio è stata molto forte, ma non sono mancati, sui social, anche da parte di politici locali, commenti di questo tenore: “Perché nel nostro centro storico debbano esserci delle vie scritte in arabo?” o “Nei loro paesi i nomi delle vie sono scritte in italiano?”. Ignoranza della storia, per l’appunto. Per rispondere a queste domande bisogna tornare indietro di alcuni secoli e inoltrarci nei vicoli del centro storico di Palermo, dove un tempo sorgeva la “giudecca“, il quartiere ebraico.

palermosicilia-viaggio-calderai-01Il 1492 per il mondo fu la scoperta di un nuovo mondo aldilà dell’oceano, ma per gli ebrei siciliani fu l’anno della loro espulsione dall’Isola, a seguito dell’editto di Granata del 31 marzo 1492, con il quale i “Cattolicissimi” re Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia decretarono la loro espulsione da tutte le terre di Spagna. Fu anche il natale dei “marrani”, di coloro che per difendere la propria famiglia e i propri beni dovettero accettare la croce di Cristo.

Gli ebrei, a Palermo, per diversi secoli, avevano risieduto in una zona fuori delle mura della città, a cui si accedeva dalla Porta Giudaica. Nel periodo di maggiore fulgore la giudecca arrivò a contare circa 5.000 abitanti ed era suddivisa in due contrade: la Meschita e la Gazzetta, un dedalo di vicoli, piazzette, orti e giardini. Il quartiere brulicava di migliaia di persone, operose ed importanti per l’economia della città. A ridosso delle mura meridionali, nei pressi del “fiume del maltempo” sorgeva la loro Sinagoga. Anche se “segnati” con pezzi di stoffa e simboli di vario colore, gli ebrei erano stati sempre accettati dal  popolo siciliano. Durante il periodo musulmano c’era da pagare la “gizia” per professare il proprio culto, con Federico II furono diversi i momenti di tensione, ma nell’insieme gli ebrei, in Sicilia, prosperavano, fino a quel fatidico 1492, quando dovettero vendere e lasciare ogni cosa.

p00023Palermo, per altro, non si chiamerebbe cosi se la città non fosse appartenuta al mondo arabo, come lo fu per due secoli. Il nome “Panormus” (dal greco, “tutto porto”) che la città portava sin da tempi antichi, dagli Arabi non fu inteso e perciò fu storpiato in “Balarmuh“. I Musulmani conquistarono la Sicilia sottraendola al dominio del loro grande rivale dell’epoca: l’impero di Bisanzio. Furono proprio i governatori musulmani a spostare la capitale della Sicilia a Palermo, che, nel periodo musulmano, divenne una città importante nei commerci e nella cultura. Secondo il geografo e viaggiatore Ibn Hawqal la città era famosa perché al suo interno erano presenti più di 300 moschee. Fu un periodo di prosperità e tolleranza: i cristiani e gli ebrei vivevano in armonia con gli islamici.

Sono tantissime le tracce di quel mondo lontano e oggi Palermo può vantare il suo percorso Arabo-Normanno quale patrimonio dell’umanità certificato dall’Unesco. Ecco, questa è la risposta alla domanda: “Perché quelle scritte?”. Quelle scritte solo la traccia di epoche lontane ma che possono ancora oggi darci un insegnamento. La migliore reazione dinanzi a questi atti di vandalismo e razzismo deve allora essere quella della riscoperta delle nostre radici, della nostra cultura quale patrimonio irrinunciabile per il futuro della nostra Palermo.

Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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