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Palermo: in principio era il caos… del traffico

Palermo, ancora una volta è un disastro per quanto riguarda il traffico. A rilevarlo è una ricerca condotta da TomTom Telematic, azienda di produzione di navigatori satellitari, secondo cui Palermo è la città più trafficata d’Italia.

Secondo l’azienda, gli automobilisti della città che occupa il primo posto della classifica sprecano il 43 per cento del loro tempo in auto. Il capoluogo siciliano è seguito da Roma con il 40 per cento, mentre la medaglia di bronzo va ad un’altra città siciliana, Messina (39 per cento).

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Lo studio ha anche precisato che la media nazionale degli ingorghi ha aumentato il tempo di viaggio del 25 per cento, pari a circa 24 minuti in più al giorno. Ovviamente tale perdita di tempo ha un costo economico, soprattutto per i mezzi di lavoro, infatti è stato registrato, per i 65 mila veicoli industriali guidati nelle città di Palermo, Messina e Catania, che la perdita ammonta rispettivamente a 4,82 euro al giorno, 4,20 euro al giorno e 3,22 euro al giorno.

A tal riguardo Marco Federzoni, Sales Director di TomTom Telematics Italia ha precisato che: “In confronto a 9 anni fa, nelle 3 città siciliane oggetto della ricerca, mediamente il livello di traffico è aumentato. Nelle città di Palermo, Catania e Messina si registrano dati davvero preoccupanti. L’esigenza primaria è quella di superare la sfida del traffico, per tornare a essere padroni delle ore lavorative sprecate”. Secondo lo studio, infatti, nel 2016 nelle 25 città italiane più congestionate (qui Roma in testa) le aziende hanno perso nel traffico più di 585 milioni di euro.

Dunque, come facilmente si comprende, il traffico è diventato uno dei problemi tra quelli che meritano una seria riconsiderazione. Oltre ai danni economici da esso causati, il traffico produce ulteriori esternalità negative strettamente legate all’inquinamento atmosferico ed acustico. Di conseguenza rende meno vivibile la città. A ciò si aggiunge, infatti, il peggioramento delle condizioni di salute psicofisica degli automobilisti.

È per questo che si auspica una presa di coscienza della rilevanza del problema da parte degli organi amministrativi e regionali, i quali dovrebbero in primis agire sulle cause della proliferazione dei mezzi di trasporto privati (un esempio: assenza di mezzi pubblici o scarsa efficienza). Sicuramente sono necessarie politiche che disincentivino l’utilizzo del mezzo privato, a fronte di un corrispettivo aumento dei mezzi pubblici, quelli efficienti.

Riguardo Salvatore Casarrubea

Salvatore Casarrubea
Classe '94, diplomato al Liceo Classico, attualmente frequento la facoltà di Giurisprudenza. Mail: salvocasarrubea@gmail.com

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