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Palermo è paradosso

Qualche tempo fa con dei miei amici di Pantelleria avevamo aperto una sorta di forum sull’orientamento universitario www.infouni.it. Per tal fine chiedemmo attraverso un email ai nostri amici, colleghi e conoscenti di inviarci la propria esperienza universitaria e una recensione sulla propria città. Ne ricevemmo tantissime, alcune molto belle, altre pessime e illeggibili. Una in particolare ci colpì molto. A scriverla era stata Amedeo, un giovane studente dell’università di Palermo che avevo conosciuto l’Estate precedente tra i vicoli della Vucciria. Ecco cosa scriveva allora Amedeo sulla nostra amata Palermo.

Al Nord del Sud c’è Palermo.
L’umidità mitigatrice del mare viene asciugata dal vento che “la spettina” costantemente.
La ricca, ricchissima Palermo, tanto, da raccontare la più misera indigenza.
Tempio della cultura, dell’ignoranza sconfinata.
Mecca architettonica e abominevole discarica.
Metropoli mediterranea con l’ottusità bigotta del villaggio medievale.

Palermo è un paradosso.

La Palermo “Araba Fenice” che rinacque dalle proprie ceneri al passaggio di Greci, Fenici, Romani, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli, i Borbone, sembra non essersi più ripresa dal bombardamento del 1943. Costante la presenza delle rovine tra i salotti dei più bei palazzi del Mediterraneo, costante la presenza di salotti tra le più grandi rovine del Mediterraneo.
Il fascino moribondo e decadente della città che racconta periodi storici di florida ricchezza si confà perfettamente alla collocazione ghettizzante dell’ambiente universitario in un area che poco mastica l’idea di cultura o di storia. Nessuna immersione nei fastosi palazzi panormitani eccetto che per la facoltà di Giurisprudenza che ha sede nel Palazzo dei teatrini, prima storica sede dell’Università della città.
La cittadella universitaria infatti è periferia non solo sul piano urbanistico ma periferia civile, periferia organizzativa, periferia formativa.L’Università a Palermo è Viale delle Scienze, Via Archirafi, l’Ospedale Policlinico e Via Maqueda. L’obsolescenza della maggioranza delle strutture e lo stato di abbandono di alcune altre sono contrastate dalla voglia di fare di molti valevoli professori e di meno virtuosi altri.Nonostante la Forbice dello Stato continui a tagliare e potare i fondi dediti alla ricerca dell’italiano e soprattutto dello scienziato del sud, da Palermo sono nate scoperte e sono stati portati avanti studi, ancora oggi, con risonanza mondiale che tentano di illuminare con luce decisa la fioca penombra sulla quale versa l’Ateneo.

Palermo è un paradosso.

Il potenziale Premio Nobel, futuro dirigente, artista, professore, magistrato o luminare si ritrova a camminare per strade ove rischia quotidianamente di essere molestato, derubato e accoltellato dall’indigeno comune passante da quelle parti che per il piacere di racimolare un telefono moderno e qualche decina di euro da giocare alle scommesse la domenica, traumatizza, deturpa, violenta e stupra l’animo del malcapitato che da quel momento in poi non potrà mai più vedere la città come “ospite generoso” ma come “vile e prepotente traditore”.Sole e bel tempo sono soliti regalare il giusto clima ai caratteristici mercati di centenaria tradizione.
Bancarelle di ogni genere tra le vie del centro storico hanno dato vita a Ballarò, laVucciria, il Capo, Montalbo, Borgo Vecchio, Lattarini e tanti altri che sono ormai patrimonio di uno splendore antico che vede sbiadirsi lentamente.Al palermitano piace mangiare, sempre e ovunque.In ogni angolo della città chioschetti di fortuna cucinano cibi da strada di ogni genere, preferibilmente fritti. In questo modo si conferma tra le 5 città al mondo con maggiore quantità e varietà di “cibo da strada”. Panelle, crocchè, melenzane fritte e impanate, panini con Milza (pani c’a meusa), frittola, stigliola, arancine, pastelle varie ed eventuali e chi più ne ha più ne metta. Non vanno dimenticate le realtà dolciarie che noti pasticceri rivisitano e propongono esportando in tutto mondo e i capisaldi quali cassate e cannoli con ricotta.

Chi voglia, per scelta o per necessità, scegliere Palermo, dovrà lottare con burocratiche segreterie che risolveranno i problemi con calma e senza fretta. Dovrà guardarsi bene dall’uscire in strada con le tasche piene e senza “scorta”. Dovrà cercare la professionalizzazione costantemente giorno per giorno senza che qualcuno la proponga durante il corso di studi. Dovrà combattere la gola e non lasciarsi tentare troppo dai profumi che provengono dalle friggitorie ai bordi delle strade che attentano alle diete e alle coronarie.
Dovrà contrastare la voglia di uscire a fare una gradevole passeggiata a Piazza Marina nelle tante belle giornate offerte dal clima siciliano. Dovrà stare attento a dove legare la bicicletta, una volta sopravvissuto al traffico assassino. Dovrà badare bene dal non farsi prendere dalla sindrome di Stendhal passeggiando per le vie del centro tra i fastosi palazzi storici.

Dovrà stare soprattutto attento a non innamorarsi di Palermo bambina, [..]Bambina perché dormiente e ferma, compiaciuta della sua bellezza, perché da sempre dominata da stranieri, e dominata soprattutto dalla madre, la fatale madre mediterranea che blocca i figli in un’eterna adolescenza…] come scrive lo scrittore Vincenzo Consolo.
Venite pure a Palermo, ve ne innamorerete o la odierete a tal punto da non saper parlar d’altro.

E voi che ne pensate? Scriveteci la vostra sulla nostra amata Palermo.

Riguardo Angelo Casano

Angelo Casano
Nato a Pantelleria il 12-11-1991, studente presso il corso di laurea in medicina e chirurgia dove ha ricoperto la carica di rappresentante del corso di studi. Scrive anche per il blog www.agorapnl.it e www.infouni.it

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