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Orphée, Konzertante Aufführung – Opera in forma di concerto.

Si è svolta presso l’aula del Ph Freiburg a Gennaio 2016, la rappresentazione in forma di concerto: “Orphée, Konzertante Auffuhrung der Oper von Christoph Willibald Gluck”. Lo spettacolo ha previsto la partecipazione e la cooperazione di Solisti, Coro e Orchestra. Il Maestro Preparatore del Coro Stephan Weible, nonché direttore di entrambe le rappresentazioni ha lavorato in cooperazione con il direttore dell’Istituto di Musica del Ph Freiburg, Georg Brunner, il quale ha avuto il compito di organizzare e supervisionare invece le prove dell’Orchestra.
12401896_921026671316852_1702360980163599584_oLa trama dell’opera è stata esplicata da uno dei membri del coro, che ha intercalato i quattro atti con una spiegazione degli avvenimenti: Dopo la gioiosa Overture orchestrale che nulla lascia presagire circa lo sviluppo tragico dell’opera, il coro inizia ad intonare un lamento funebre di compianto per la morte di Euridice intercalato dai vani tentativi di Orfeo di chiamare l’amata ormai discesa agli inferi. La prima aria “Objet de mon amour” dispiega tutto il pathos di Orfeo subito stemperato dalla rassicurazione di Amore e dalla promessa di rivedere l’amata. Durante il secondo atto Orfeo cerca di impietosire gli spiriti infernali, che inizialmente ostili, successivamente commossi dal suo canto si lasciano convincere dal suono della Lira. Il dibattito intenso e contrastato tra Orfeo ed Euridice rivela durante il terzo atto tutta la drammaticità dell’intreccio quando Euridice incredula che l’amato non accorresse ad abbracciarla lo conduce ad infrangere la legge suprema degli inferi. In questo momento cruciale Orfeo viola il giuramento e non gli è più possibile proseguire il percorso di risalita dall’Ade verso la terra dei viventi con la tanto bramata Euridice. Orfeo canta così la sua rassegnazione nell’aria “J’ai perdu mon Eurydice” al termine della quale si ucciderà per ricongiungersi ancora una volta all’amata. Accorre però nuovamente Amore, a salvare la vicenda fermando la mano di Orfeo e ridando la vita ad Euridice: “L’Amour triomphe” conclude allora il Coro in un impeto di gioia collettivo. L’opera è stata eseguita nella versione del libretto in francese, tradotto rispetto all’originale italiano di de Calzabigi da Pierre Louis Moline. La scelta da parte del Ph Freiburg di eseguire l’opera nella seconda variante, è forse spiegabile con la vicinanza del Baden-Württemberg al confine francese, e la conseguente acculturazione che ne è derivata. Del resto fu lo stesso Gluck a richiederne una seconda versione, proprio per renderne la fruizione più appetibile al popolo francese, accorso nella sala del Palais-Royal  di Parigi in occasione dello spettacolo del 2 agosto 1774. I solisti preparati dallo stesso Stephan Weible si sono distinti per la volontà di adottare una vocalità settecentesco –barocca differenziata rispetto a quella dell’opera lirica ottocentesca – romantica. Particolare attenzione è stata rivolta secondo quanto lo stesso padre della riforma dell’opera seria avrebbe desiderato, alla corretta scansione e dizione della lingua francese equiparando così il valore del testo a quello della musica e rifuggendo da qualunque arbitrio virtuosistico. “Orphée” intepretato da Dorothea Gerber, ha dimostrato la capacità di gestire un ruolo che si protrae quasi senza sosta durante tutto il corso dell’opera ed avente notevoli difficoltà derivanti da una padronanza estrema del registro grave e da una attitudine alla drammatizzazione dei recitativi. Il controllo del fiato soprattutto durante le note lunghe che richiedono una gestione accurata del volume sonoro senza eccedere nel vibrato e con la capacità di emergere dal pianissimo crescere e ritornare nel pianissimo, è stato un aspetto affrontato con buoni risultati dalla giovane voce, soprattutto all’inizio del secondo atto. Il Soprano Mareike Weiser, adatto al ruolo di Amor  per il colore limpido della voce ha ben rappresentato il carattere del personaggio. Precisione degli attacchi, dell’intonazione, buona presenza scenica e sempre grande charme sul palco fanno di Mira Moritz, nel ruolo di “Eurydike”, il miglior emblema di questo Orfeo. La sua presenza ha ravvivato lo spettacolo, che sebbene in forma di concerto, ha molto beneficiato delle potenzialità mimico facciali ed espressive della ragazza, che recitando ha coinvolto il pubblico. Alisa Hengst, nel ruolo di “Ein seliger Geist” (Sopran), ha nel suo intervento dato prova di buona tecnica vocale soprattutto per l’esecuzione dell’ardua scala ascendente dell’arietta“Cet asile Aimable et Tranquille”, che ci riporta alla mente alcuni esercizi del metodo di canto Vaccaj.RTEmagicC_44a1561ebd_01.jpg Il coro a quattro voci formato da ben 68 elementi si è rivelato l’elemento portante di tutta la rappresentazione per la solida preparazione e precisione vocale nonché per l’omogeneità timbrica, Le sfumature sonore, i rallentandi, i diminuendi e l’integrazione di tutti i registri nel tessuto polifonico. L’insieme corale si è rivelato particolarmente immedesimato soprattutto nella sorta di concetto responsoriale del “No” unitamente ai glissandi dell’orchestra rispetto agli interventi solistici di Orfeo. Il volume sonoro orchestrale è risultato ben bilanciato con l’insieme corale ed i solisti come pure è da sottolineare la giusta differenziazione dei tempi lenti da quelli allegri evincibile dall’esecuzione. Particolare l’utilizzo all’inizio del secondo atto della chitarra come sostituto dell’arpa, una interpretazione moderna dell’antica Lyra greca mitologicamente associata alla figura di Orfeo, strumento che si configura inoltre come veicolo del Logos razionale insito nella parola associata alla musica pura in contrapposizione al furioso canto corale degli inferi.

Riguardo Erika Giannusa

Erika Giannusa
Erika Giannusa è nata a Palermo, il 06/12/1993. Pianista, compositrice e soprano lirico. Si dedica al giornalismo ed alle recensioni di eventi e manifestazioni in Italia ed in Europa.

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