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Ornela Vorpsi ed Elvira Mujčić, come esprimere la propria identità con una lingua che non è la propria

Mercoledì 12 ottobre, giornata di apertura del Festival delle Letterature Migranti, si è tenuto nell’Aula Magna della facoltà di Giurisprudenza un appuntamento per la sezione “In un’altra lingua”, in cui si affrontano temi legati alla traduzione.

Durante l’incontro, dal titolo “Abbandonare una lingua”, le scrittrici Ornela Vorpsi ed Elvira Mujčić, hanno dialogato con la giornalista Gabriella Grasso su cosa voglia dire fare i conti con le proprie origini muovendosi tra vari paesi e ricercando, per esprimersi, la lingua che meglio trasmetta la propria identità.

Per entrambe, l’adozione della lingua italiana nelle loro opere, è stata una scelta ragionata poichè avevano la necessità di scegliere una lingua svestita dai significati dell’infanzia, per porre le distanze tra loro stesse e ciò di cui stavano raccontando. Ha affermato infatti Elvira Mujčić: “Mi sono nascosta nella lingua italiana per potermi in realtà scoprire”.

La mediatrice dell’incontro ha chiesto alle artiste il significato che entrambe attribuiscono alla ricerca dell’altrove che si evince dalle loro opere. Mentre l’artista albanese ha sostenuto di rivestirlo di una forma di nostalgia per qualcosa che è inevitabilmente andato a perdersi e che tende a ricercare, l’artista serba lo concepisce come perdita, lo intende come il passaggio verso un luogo che aveva idealizzato e che non esiste più.

 

Riguardo Mara Butticé

Mara Butticé
Nata ad Agrigento, frequenta la facoltà di giurisprudenza all'università degli studi di Palermo.

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