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Operazione Husky, dopo 75 anni commemorato lo sbarco degli Alleati in Sicilia

Fu una delle fasi più drammatiche e appassionanti della Seconda guerra mondiale: lo sbarco in Sicilia delle truppe alleate. L’Operazione Husky, come venne chiamata in codice, fu una colossale manovra militare che segnò l’inizio della campagna d’Italia ed è anche il primo passo della penetrazione alleata nel continente europeo.

Come porta d’ingresso gli Alleati scelsero l’Italia, definita da Churchill  “il ventre molle” dell’Asse. L’operazione ebbe inizio l’11 giugno 1943, quando gli inglesi occupano Pantelleria. Lo sbarco vero e proprio cominciò il 10 luglio, quando 160 mila soldati Alleati arrivarono sulle coste sud-orientali della Sicilia. Poco più di un mese dopo, il 17 agosto, il generale americano George Patton entrò a Messina, ultima città a capitolare. L’intera Sicilia era stata conquistata.

Sono passati settantacinque anni da quel 10 luglio 1943, da quella prima, grande operazione anfibia messa in atto dagli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. L’operazione comportò uno sforzo logistico enorme e richiese una pianificazione anche maggiore di quella che, in seguito, avrebbe richiesto il “Piano Overlord”, cioè lo sbarco in Normandia del 6 giugno del 1944.

La Sicilia costituiva per le forze alleate un obiettivo naturale la cui conquista avrebbe garantito il controllo totale sul Mediterraneo e l’indebolimento politico dell’Asse, spingendo l’Italia alla resa e all’uscita dal conflitto. Vista l’importanza strategica dell’isola, tra il 1942 e il 1943 in Sicilia venne ampliato il sistema di fortificazioni esistente, con la costruzione di centinaia casematte lungo la costa (alcune delle quali sono ancora esistenti e visitabili). Nei mesi antecedenti lo sbarco a presidio dell’isola vi erano dieci divisioni italiane (circa 250.000 uomini), rinforzate da due divisioni tedesche (circa 70.000 uomini). Il supporto aereo era garantito da circa 500 velivoli, mentre quello navale era rappresentato da sommergibili e piccole unità costiere. Ma tutto ciò non bastò a fermare le forze alleate.

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Solo negli ultimi anni la storia dello sbarco in Sicilia è riaffiorata nella memoria collettiva: per molto tempo la campagna militare in Sicilia è stata erroneamente dipinta come una conquista facile per mano degli Alleati che attraversarono l’isola, di città in città, tra ali festanti di folla.

Non va dimenticato, invece, l’enorme tributo di sangue che i siciliani pagarono a causa dei bombardamenti subiti precedentemente e successivamente all’inizio dell’operazione militare vera e propria. Oggi sono ormai numerose le associazioni di appassionati e rievocatori storici che hanno cominciato a recuperare e conservare cimeli, a raccogliere testimonianze e a valorizzare i bunker e le fortificazioni ancora esistenti, presenti in tutta l’isola.

In occasione del 75esimo anniversario dallo sbarco in Sicilia, sono numerose le iniziative di commemorazione che sono state organizzate. Oltre ai convegni dedicati ad approfondire i risvolti storici dell’operazione Husky, ci sono state anche visite guidate presso le casematte (come quella sita presso il Foro Italico di Palermo) e tanto altro: domenica 8 luglio un gruppo di 40 veicoli militari, è partito da Agrigento e, dopo aver attraversato la Sicilia è entrato a Palermo da Monreale, come l’esercito americano il 22 luglio 1943. Nel pomeriggio, invece, presso il Foro Italico è andato in scena un “Air Show”, con l’esibizione delle frecce tricolori.

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Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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