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Il Teatro Biondo apre la stagione con la brillante Odissea a/r di Emma Dante

Ieri al Teatro Biondo è andata in scena la prima delle prime: l’inaugurazione della stagione con una brillante commedia dal titolo “Odissea a/r” liberamente ispirata al poema omerico scritta e diretta dalla palermitana Emma Dante.

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Emma Dante

Lo spettacolo si innesta su ciascuno dei membri del nucleo familiare reale di Itaca.

La scena si apre con l’entrata di tutto il cast, con una scena di mimo che inizia a rumoreggiare e che rappresenta il sollazzarsi dei proci – con modi da gangster – alla reggia di Ulisse. La scena viene dissipata dall’intervento di Nikè e Atena che supplicano uno Zeus quanto mai comico e tendente all’ ilarità affinché acconsenta all’allontanamento di Odisseo dall’isola di Calipso. Lo sfondo della scena è lo schieramento dei proci di spalle intenti a mimare una masturbazione. Nel mondo antico di Emma Dante gli dei non stanno nell’Olimpo; stanno in mezzo agli uomini, moralmente peggiori degli uomini, finendo così per rappresentare in poche battute l’elemento più precipuo di qule pantheon.

Si ritorna nella reggia e si vive anzitutto il dramma di Telemaco, che con i suoi dialoghi forbiti segna tutta la distanza dalle espressioni di strada dei pretendenti della mano della madre. Telemaco è però bullizzato, sembra essere il risultato dell’assenza di una famiglia. Una famiglia che lo ha formato solo culturalmente ma non affettivamente e che nella via dell’inconsapevolezza partirà per la ricerca del padre senza maturare se non al momento del ritrovamento paterno.

Poi è il turno del dramma di Penelope, costretta alla resistenza non solo verso proci ma anche verso le doglianze delle serve. Proprio le ancelle portano sulla scena il trasformarsi della reggia in un lupanare e rivelano come la lotta per la mano di Penelope sebbene sia per la mano di una donna, sia in realtà una bieca lotta per il trono.

Il mutamento di scena che ci trasporta da Itaca a Ogigia è mirabile. Penelope saluta la partenza di Telemaco per il mare simulato dai mimi, scrive una lettera ad Odisseo, finisce per immaginarlo fin quando egli si presenta nel sogno della donna e così nella scena che nel frattempo è diventata l’isola di Calipso.

Mirabile è stata la scena in cui gli attori si trasformano in zattera. Liberato Odisseo la storia defluisce veloce con i riconoscimento dell’eroe e il ristabilimento dell’armonia familiare. Un ultimo momento però merita di essere inquadrato: quello successivo alla strage dei proci, con il quale la Dante consegna un invito a non perdere la pietà per i morti e i vinti della storia.

Occorre fin da adesso notare che il protagonista reale è l’intero cast, che funge da scenografia, e che pertanto mai abbandona il palcoscenico che diventa così anche quinta dove si svolgono i cambi di costume con una velocità ma anche con una delicatezza tali da non essere notati. La medesima delicatezza del fluire delle stoffe usate per proporre il tessere della tela, il mare e le vele.

La Dante dona così un inizio di stagione scoppiettante, dissacrante, dinamico, fresco, colorato e carnale. Uno spettacolo giovanile non solo per il cast mirabile ma anche nello spirito più profondo. Assolutamente da vedere per non perdersi il ben riuscito tentativo di rendere il mito prodotto della vita e della quotidianità e per constatare una mai accentuata ma presente critica dell’amoralità contemporanea.

Una critica che si esprime particolarmente attraverso i contrasti tra la fedele e sognatirice Penelope e la concreteza delle ancelle rappresentata da una battuta di una serva “I sacrifici non fan per noi”; attraverso Telemaco, debole tra i prepotenti; anche attraverso Odisseo che, pur non facendo segreto delle sue passioni, sa metterle da parte spinto dal desiderio del focolare domestico.

Il pubblico ha decisamente gradito la performance. Ha riso, qualche volta ha interrotto lo spettacolo applaudendo e alla fine è esploso in un sonoro applauso durato qualche minuto.

Se Emma Dante è riuscita nei suoi intenti di “raccontare il viaggio da una prospettiva familiare” dall’altra parte bisogna riconoscerle di averlo fatto con una leggerezza che rende lo spettacolo imperdibile.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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