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Nuovi autonomismi: la fine della solidarietà nazionale nella morte della complessità

Un tempo quando Ferrara era un ducato e non era Italia e la Sicilia era un regno aragonese e non era Italia si sarebbe detto che l’abbassamento della materia praticato da Ariosto nel suo Orlando era una tecnica narrativa pregevole. Ora sembra, però, che questa tecnica stia diventando eccessivamente di moda. Difficilmente si potrebbe altrimenti spiegare come l’abbassamento della materia che è gran cosa nella letteratura cavalleresca sia diventata la regola di ogni forma di narrazione fosse questa culturale, politica, mediatica in cui tutto si è ridotto a una giostra… una giostra, sì, del luna park dove armati cavalieri fingono di scontrarsi alla monta di cavalli fissi che mai si incontreranno.

In principio, una settimana fa, fu la Catalogna. Chiunque potrebbe ben accorgersi che le ragioni profonde di quella questione li sapranno solamente i catalani sebbene tutti hanno preso posizione – anche chi scrive – a favore della causa, financo dell’indipendenza, per la semplice ragione che un atto di repressione come quello, ovverosia a fronte di una pacifica manifestazione democratica, ha causato la nausea di tutta Europa nel silenzio dell’unione europea. Quelle immagini davano chiara dimostrazione della debolezza della politica dei politici di fronte alla Politica del Popolo e presto sapremo se dovremo parlare di eterogenesi dei fini. La questione è troppo complicata e non è il tema di questo articolo perchè se c’è un peccato che i catalani compiono – per cui la loro causa (senza manganellate) sarebbe stata a torto -,  che è poi il peccato con cui siamo impastati noi  italiani, ebbene quel peccato è la totale mancanza di solidarietà.

E si arriva così alle vicende di casa nostra dove tutti stanno riscoprendo l’autonomia. Orbene questa sarebbe anche cosa buona e giusta se non fosse unicamente l’ennesima operazione di comunicazione politica e quindi abbassamento della materia. Tale deve definirsi ogni operazione per la quale i cittadini vengono chiamati a esprimersi attraverso un atto solenne, come quello di una votazione, su una velleità politica. Non era tale – chiederà qualcuno – anche quella catalana? Può darsi, ed è stato un errore legittimarla con interventi polizieschi. Ma cos’altro può essere questo nostrano crescente polverone di spinte autonomiste se non fumo d’hidalgo che cela un’ostilità, non verso i vicini del palazzo accanto ma, verso i propri condomini?

Al di là dei fatti estranei e nostrani, come nell’abbassamento della materia, parole cordiali vengono usate per descrivere vicende tutt’altro che nobili. Così cosa sacrosanta come l’autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria – che in Sicilia, è bene ricordarlo, è stata usata malissimo – diventa l’ultimo strumento per fomentare la disgregazione della società nazionale, per aumentare i dissidi fra le comunità e  fra i territori incapaci di superare gli elementi di diversità attraverso quelli di identità. Ma non è fors’anche questo il problema. E tutta e solo questione di denaro e di economia, è la capitalizzazione del diritto pubblico che sormonta le disuguaglianze.

E chissà cosa sarà della complessità delle ragioni dell’autonomia, del pluralismo sociale e istituzionale capace di portare a unità la diversità, della solidarietà per la quale “ci si salva e si va avanti solo se si agisce insieme e non solo uno per uno”.  Nel silenzio dei proclami dalla sorte di queste parole dipende quel che rimarrà di noi.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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