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Nuove scoperte archeologiche a Palermo

Palermo si riscopre ogni giorno di più Capitale della Cultura. Che sotto l’asfalto delle strade ci sia ancora un mondo antico da far riemergere lo confermano le ultime scoperte archeologiche: una bottega che realizzava ceramiche e un pozzo monumentale. Sono questi i due ritrovamenti fatti di recente dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo, che aggiungono nuovi tasselli alla storia della città, una storia lunga millenni e che incrocia culture e popoli diversi. Nella zona di porta Sant’Agata, nei pressi di Ballarò, sono stati rinvenuti moltissimi reperti archeologici, come grumi di argilla, vasi e grandi contenitori, databili quasi tutti alla fase islamica di Palermo.

Palermo non si chiamerebbe cosi se la città non fosse appartenuta al mondo arabo, come lo fu per due secoli. Il nome “Panormus” (dal greco, “tutto porto”) che la città portava sin da tempi antichi, dagli Arabi non fu inteso e perciò fu storpiato in “Balarmuh“. I Musulmani conquistarono la Sicilia sottraendola al dominio del loro grande rivale dell’epoca, l’impero di Bisanzio. Furono proprio i governatori musulmani a spostare la capitale della Sicilia a Palermo, che, nel periodo musulmano, divenne una città importante nei commerci e nella cultura. Secondo il geografo e viaggiatore Ibn Hawqal la città era famosa perché al suo interno erano presenti più di 300 moschee. Fu un periodo di prosperità e tolleranza. Sono tantissime le tracce di quel mondo lontano e oggi Palermo può vantare il suo percorso Arabo-Normanno quale patrimonio dell’umanità certificato dall’Unesco.

archeologiA dare la notizia delle recenti scoperte è stato l’archeologo della soprintendenza Stefano Vassallo: “Siamo all’esterno della città normanna”, ha spiegato ai microfoni di TgS, “c’era un’attività di produzione ceramica invetriata, verde e gialla”. Ma le sorprese non sono finite qui: durante alcuni lavori per la rete fognaria realizzati dall’Amap in via dell’arsenale, è emerso un profondo pozzo scavato nella roccia che ancora oggi raccoglie acque di falda. È un pozzo molto particolare perché possiede una struttura a carattere monumentale che potrebbe essere collegata alla prima età moderna. “Questo pozzo”, spiega Vassallo, “venne monumentalizzato con dei bei conci di pietra regolare probabilmente nel 600, quando venne costruito dai viceré spagnoli il nuovo arsenale”.

Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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