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Il Nobiliario di Sicilia presso la Biblioteca regionale

Istituita nel 1972, durante il periodo borbonico, come Biblioteca Regia e divenuta Biblioteca Nazionale, durante l’unità d’Italia, la Biblioteca centrale della Regione siciliana ha acquisito tale denominazione a partire dal 1977. Dal 2003 è dedicata ad Alberto Bombace, il dirigente regionale che per primo aveva scommesso sulle potenzialità della struttura.

Oltre al tradizionale servizio che permette l’accesso ai numerosissimi manuali preservati (se ne contano circa un milione, il più antico risale al x secolo), la Biblioteca eroga un servizio che suscita particolare curiosità. Si tratta del Nobiliario di Sicilia, un catalogo contenente notizie relative ad origini e stemmi dei casati delle famiglie nobili siciliane. Un modo curioso per scoprire le provenienza della propria famiglia, magari scoprendo di avere una discendenza di tutto rispetto …

L’Indice Mango, suddiviso in ordine alfabetico, permette, dunque, una ricerca nel passato “per cognome”. Centinaia i cognomi compresi e in buona parte raffiguranti anche l’emblema della famiglia.

carbone

Per esempio, ricercando le origini delle famiglia Carbone, può scoprirsi che: “Questa famiglia la troviamo in Messina, Palermo e Salemi. Nel 1283 troviamo un notar Filippo de Carbone da Geraci (de Giracio) cavaliere ed un giudice Matteo de Carbone, (pure de Giracio), cavaliere. Un Antonino fu giudice della corte straticoziale di Messina nel 1411, carica tenuta da un Andrea nel 1554-55; un Francesco-Maria lo vediamo annotato nella mastra nobile del Mollica, anno 1594-95 e 1602, ed un Lucio nel 1606. Un Bartolomeo fu senatore di Palermo nel 1411-12 ed un Nicolò Antonio nel 1525-26, 1539-40; un altro Antonino fu capitano di Salemi nel 1523-24. Un Giovan Martino fu maestro notaro nell’ufficio del revisore dei conti 1537; un Nicolò Vincenzo fu coadiutore nell’ufficio del conservatore del R. Patrimonio 1540”.

 

 

maggiore

Oppure, la famiglia Maggiore potrebbe scoprire, grazie al Nobiliario, che la propria è una: “nobile famiglia di Caltagirone, di Vizzini e di Messina. Un Sebastiano fu giudice di Messina nel 1432, 1438-39; un Barbaro, dottore in leggi, fu proconservatore in Vizzini negli anni 1692 e 1695; un Mariano tenne la stessa carica nel 1699-1722; un barone Barbaro la tenne nel 1726; un Giovanni, un Barbaro, già capitano di giustizia in Vizzini e un Mariano, barone di Bagnara e già giurato, capitano di giustizia, sindaco e tesoriere di detta città, concorrevano nel 1731 agli uffici nobili di Vizzini; un Barbaro, a 6 novembre 1742, ottenne infeudazione del territorio di S. Barbara, ed egli stesso, decorato pure del titolo di marchese con detto predicato, fu senatore in Caltagirone nel 1746-47; un Giuseppe, marchese di S. Barbara, tenne la stessa carica in detta città nel 1756-57; un Giacomo fu giurato di Caltagirone nel 1787-88 e nel 1798-99; un marchese Raimondo fu senatore di Caltagirone nel 1799-1800; un Francesco fu procuratore fiscale del tribunale della Gran Corte nel 1801; un Vincenzo Maggiore e Vico fu senatore di Caltagirone nell’anno 1812-13”.

 

 

 

Riguardo Salvatore Casarrubea

Salvatore Casarrubea
Classe '94, diplomato al Liceo Classico, attualmente frequento la facoltà di Giurisprudenza. Mail: salvocasarrubea@gmail.com

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