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Muyssar Kurdi, Glasgow performance 30/10/2015.
Muyssar Kurdi, Glasgow performance 30/10/2015.

Muyassar Kurdi, Intervista in viaggio sul treno.

La teatralità di Muyassar Kurdi, legata alla volontà di recuperare una concezione greca dell’unità delle arti, ci riesce incorporandole nella figura dello sciamano e del ritualismo primitivo come pure nella bacchica riproduzione della sfrenatezza. Le movenze attoriali si basano sull’imitazione di figure naturali, sull’esplicazione di atteggiamenti, di stati d’animo, sul disegno di figure geometriche circolari rituali, su una tendenza all’ossessiva ripetizione di frammenti. La riproduzione del verso dell’animale come ringraziamento alla natura ed ingraziarsi alla preda stessa prima dell’uccisione, come mantra e propiziazione, sono motivi presenti nei lavori di Kurdi. Alla natura si ripone un significato animista e di reincarnazione della preda cacciata in altre forme viventi, con le quali lo sciamano ha il compito di interagire per l’intera tribù, tramite un potere magico di intermediazione ai comuni mortali precluso. Qulla di Kurdi, è una raffigurazione femminile ben paragonabile alla figura della Donna che mirabilmente concepì Marie Pappenheim nell’ Erwartung per la rappresentazione teatrale del ‘caso clinico’ con riferimento alle teorie psicologiche freudiane del conscio ed inconscio, io es e super-io in conflitto, manifeste nella realizzazione di didascalie teatrali che prevedono tic, ossessionanti iterazioni di gesti e slanci improvvisi su simboli evocanti la ricerca di un significato che non c’è. Una costante tensione psicologica verso l’irreale ideale di una verità che in tutti gli storici momenti di crisi, la società ricerca vanamente per esorcizzare la follia,  forse riproducendola, come in questo teatro.  Il simbolismo attoriale della Kurdi come quello di Erwartung è ambientato in uno spazio Jungiano archetipico-naturale in cui il simbolo è in relazione emotiva con il sogno.  Una messa in scena di carattere onirico, quella della Muyassar, in cui il sogno è considerato veicolo di un primitivo messaggio divino e vaticinatore – profetico. La donna – strega è altresì intrisa di una ascendenza con il teatro dell’Assurdo di Beckett. Dalle opere di questo maestro,  ha tratto lo straniamento dalla vicenda scenica in cui il pubblico non può immedesimarsi perché più che recepire un intreccio è chiamato a ricostruire un senso che non è plausibile secondo criteri razionali. E’ un teatro che rifugge dall’idea di consumo e di complicità con il pubblico e che riduce il dialogo fino ad arrivare al silenzio. L’unico dialogo esplicitato nelle riprese di Muyassar, è quello musicale,  in unione con le immagini e la gestualità, che si protende verso la sperimentazione puramente materiale effettistica, sulla riproduzione dei versi sessuali, in vocalizzi senza parole o sull’integrazione del rumore nello spettro delle possibilità immaginabili.  A questa vocalizzazione che riduce l’uomo ad un istintuale animale, si inseriscono suoni realizzati con l’ausilio di strumenti tradizionali quali per esempio l’arco di un contrabbasso, sfregato per produrre un effetto volutamente stridulo, su una cetra.  La performance di Kurdi è un happening musicale – teatrale sviluppato in collaborazione con una equipe di coreografo, regista,  operatori cinematografici, fotografi, attori figuranti, e che non rinuncia alla compresenza futuristica di ambiente naturale e deformazione tecnologica dello stesso. L’improvvisazione corporea,  il ripristino della libertà spaziale è per Kurdi riappropriarsi della propria identità femminile, una spregiudicatezza artistica che è rifiuto di ogni scolastico precetto. Scardinare un linguaggio ed una espressione è logorare un modo di pensare, uno stereotipo che è insito nella comunicazione e nelle forme tradizionali. La donna non è soggetto sessuale passivo per natura biologica, ma si ribella a questo ruolo in forma artistica anticonvenzionale che assume il contenuto di una emancipazione. La lotta che il personaggio di queste riprese ingaggia, è essenzialmente con sé stessa e con i suoi alter ego proiettati in immagini sovrapposte in un invilupparsi del  suo essere passato presente e futuro. Una distorsione spazio temporale, realizzata nella ripresa cinematografica, che è uno studio del doppio, della specularità, dello smembramento in una molteplicità d’animo che non si riconosce in una verità ma resta confusa in mille frammenti ed atteggiamenti sconnessi, quasi associazioni libere. L’immagine è aderente al gioco configurazione-sfondo, all’illusione ottica, all’invenzione di spazi compresenti in un unico ambiente secondo gli studi di percezione visiva.  In definitiva l’improvvisazione nell’opera teatrale di Kurdi non è scevra da uno studio più ampio di carattere culturale, che la eleva da una pura ricerca del gesto fine a se stesso e perciò rende questo sperimentalismo degno di nota. I lavori della giovane Muyassar sono più ascrivibili al genere teatrale /filmografico più che prettamente o solamente musicale o coreografico, in quanto non vi è una ricerca specifica il cui obiettivo è volto a sviscerare tutte le possibilità strumentali e o coreografiche, ma solo quelle finalizzate alla resa del messaggio. E’ ravvisabile dunque un bisogno, come spiega la stessa Muyassar nell’intervista che sugue,  di esplicare una parte di sé inespressa e dalle origini quasi ancestrali. Se lo scopo è quello di ottenere un teatro sperimentale è totalmente riuscito, grazie soprattutto al lavoro di equipe.  Se lo scopo è quello di ritenersi musicista o danzatrice nel significato precipuo del termine, disponiamo già di una innumerevole schiera di virtuosi. Dunque leggerei questi lavori in chiave meramente teatrale-filmica, intesa come concezione generale e non settoriale, per cui la stessa Muyassar non avrebbe le competenze specifiche ed accademiche per misurarsi con uno strumentista o cantante specializzato nel settore.

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Breve Biografia ed intervista. 

Muyassar Kurdi, performance artist, dancer, filmmaker and educator from Chicago, Illinois.

‘Completely concentrated upon her bizarre ritual, the singer – dressed in black – emits tortured vocalisations and cries worthy of Yoko Ono in full flight… It’s incredibly in-­your-­face and perturbing but makes you smile too: the sheer pleasure of making a racket.’ L’Alsace (France).

 Muyassar Kurdi è musicista, artista in performance, danzatrice, filmmaker e educatrice di Chicago, Illinois.

“Completamente concentrata sul suo bizzarro rituale, la cantante -vestita in nero- emette torturanti vocalizzi e grida degne di Yoko Ono in pieno volo…è incredibilmente perturbante ma genera anche il sorriso:  il puro piacere di fare baccano” L’Alsace (France).

ive performances in Mulhouse, France at Saint-Jean Chapel 20/10/2015--- film photograph by Julia Mancini
Live performances in Mulhouse, France at Saint-Jean Chapel 20/10/2015— film photograph by Julia Mancini

In performance, she explores the relationship between abstract sound and meta-primordial movement, obliquely confronting ideas of masculine subjugation by re-appropriating and then distorting hegemonically sexualised figurative motion and juxtaposing it with random, abrasive and jarring acoustic and electronic sound components along with wordless vocalisations.

In performance lei esplora la relazione tra i suoni astratti e i movimenti meta-primordiali, confrontando l’idea di maschile soggiogamento della figura femminile con la riappropriazione della propria egemonia sessuale tramite movimenti figurativi e giustapposizione di casuali, graffianti, stridenti suoni acustici ed elettronici come componenti di vocalizzi senza parole.

A joyfully self-exorcizing ritualist, Kurdi studied voice and dance with legendary vocalist, dancer and ECM recording artist Meredith Monk via The House Foundation for the Arts as well as learning Japanese dance tradition Butoh with Tasdashi Endo, director of the Butoh Center MAMU and Butoh Festivals in Germany, and Mexican master of the form Diego Piñon.

Una gioiosa auto-esorcizzante ritualista,  Kurdi ha studiato canto e danza con il leggendario artista danzatore e ECM recording artist Meredith Monk della House Foundation for the Arts, e danza giapponese tradizionale  Butoh con Tasdashi Endo, direttore del Butoh Center MAMU e del  Butoh Festivals in Germania, e master sulla tradizione messicana con il formatore Diego Piñon.

In 2016, she will release her latest album Ascending on pre-eminent avant-garde UK label Golden Lab Records and is set to return to Europe in January to deliver a series of workshops, residencies and performances across both the continent’s mainland and the UK.

Nel 2016 lei ha terminato il suo ultimo album Ascending della preminente avanguardista etichetta londinese Golden Lab Records e tornerà in Europa in Gennaio per effettuare una serie di workshops e performances tra L’Europa e la Gran Bretagna.  

Workshops

Kurdi’s engaging, lively workshops are focused on motion, voice and theatrical techniques with an emphasis on freedom of movement, spontaneity, meditative improvisation and the relationship between body and voice. She encourages participants to free their voices with wordless song and phonemes and builds interdependence between sound and movement through exercises built on trust, listening and slow, concentrated, ‘soul’-generated theatrics.

Gli affascinanti workshops di Kurdi sono focalizzati sul movimento, sulla voce e  sulle tecniche teatrali con l’enfatizzazione della libertà del movimento, della spontaneità,  dell’improvvisazione meditativa e della relazione tra corpo e voce. Lei incoraggia i partecipanti  a liberare le loro potenzialità vocali con canzoni senza parole e fonemi costruiti nell’interdipendenza tra movimento e suono tramite esercizi basati sulla fiducia, e sull’ascolto lento e concentrato dell’anima, esplicato nel teatro.

Residential possibilities can include the opportunity to combine workshops with solo public performances from Kurdi or public performances of the results of participants’ workshop activity.

Altre restanti possibilità  includono l’opportunità di combinare workshops  con la performance con il pubblico o performance pubbliche con i partecipanti  risultanti dell’attività di workshop.

 

-Talk about your family origins, what type of influence have in your artistic past and present?

My Father is an Arab from Jordan. He came to America to study computer engineering, and met my French-Swiss

ive performances in Mulhouse, France at Saint-Jean Chapel 20/10/2015--- film photograph by Julia Mancini
Live performances in Mulhouse, France at Saint-Jean Chapel 20/10/2015— film photograph by Julia Mancini

orphan mother in Chicago. My mother was always the artistic one. She grew up singing and playing songs on her guitar, and we even attended a baptist church in Chicago where we had our own family band. We’d sing spirituals that my mom wrote out on a type-writer. She liked keeping her lyrics in plastic sheets, and I saw it as her special ritual. She would even record herself on hand-held cassette recorders, and treated them like a diary. She had a very hard life, and I remember how secretive her stash of tapes were. I also remember how careful she was by the fire-place of our roach-infest apartment on Ainslie street in Chicago flipping through the pages of lyrics. In the band, my brother, Ahmad, played keyboard, and my mom sang/played guitar as I sang her harmonies. The organ-player of the church gave me piano lessons for seven years throughout my childhood; I loved improvising at it for hours once my teacher left. My siblings and I danced a lot as kids too…all sorts of expression was encouraged. I was definitely the black sheep though, and eventually felt too intense to fit in. I was always fiery and burning to live, and I always said what I felt. My father and I have similar feisty personalities. Growing up as an Arab-American was very interesting too.I learned how to navigate life because my father taught me all of his immigrant-means of survival. Musically, I listened to a lot of traditional Palestinian, Jordanian, or Lebanese music. I love the tonalities of the woman’s voices, the deep cries, and note-bends. Throughout my life as a child until adulthood, I denied and accepted this part of my cultural identity.

-Parli delle Sue origini familiari, quale tipo di influenza hanno avuto sul tuo passato e presente artistico?

Mio padre è un arabo proveniente dalla Giordania. Lui venne in America per studiare ingegneria informatica, ed incontrò  mia  madre orfana di origine franco-svizzera a Chicago. Mia madre era sempre la più artistica.  Lei è cresciuta cantando e suonando la chitarra, e  frequentava la chiesa battista di Chicago dove aveva la sua propria band familiare. Noi cantavamo spirituals che mia madre scriveva con la macchina da scrivere. Lei amava custodire i suoi testi in pagine di plastica e io vedevo questo come una sorta di speciale rituale. Lei voleva sempre registrarsi con registratori portatili a cassetta, che trattava come un diario o un rituale speciale. Aveva una vita molto difficile, e ricordo come riservato il modo in cui nascondeva le sue registazioni.  Ricordo anche come era premurosa nel caminetto del nostro appartamento di Ainslie street a Chicago, sfogliando le pagine dei testi. Mio padre Ahmad nella Band suonava la tastiera, mentre mia madre suonava la chitarra e cantava  ed allo stesso modo Io cantavo sulle sue armonie. L’organista della chiesa mi diede lezioni di pianoforte per sei anni che attraversarono la mia infanzia; io amavo improvvisare al pianoforte per ore  anche quando il mio insegnante se ne andava. I miei fratelli ed io danzavamo molto ed ogni sorta di espressione veniva molto incoraggiata. Io ero infine la pecora nera ed sentivo molto intensamente l’ immedesimarmi in questo ruolo. Io ero sempre ardente e bruciante di vita,  e dicevo sempre come mi sentivo. Mio padre ed io avevamo simili aggressive personalità. Crescere come un araba-americana era molto interessante. Ho imparato come sia una  vita errabonda dai racconti di mio padre sui metodi di sopravvivenza degli immigranti.  Musicalmente io sentii molti canti tradizionali palestinesi, giordani, e libanesi. Adoro le inflessioni della voce femminile e le tonalità, le deep cries , le note-bends. Attraverso  la mia vita dall’infanzia all’età adulta,  ho rinnegato ed accettato questo come una parte della mia identità culturale.

-You integrate different modes in your performances that go beyond the five senses, explain this process:

 self portrait taken in Chicago, Illinois
Self portrait taken in Chicago, Illinois

I was first and foremost a musician as a young girl, a vocalist, but very aware of how my body took up space and interacted with other spaces. I always loved humor, and slap-stick comedy so I took a liking to comedians Charlie Chaplin and Buster Keaton. Since my early teens, I was a visual artist. I loved film photography and continued many years making it my practice: portraits, self-portraits, street-photography, and eventually travel photography. I began to be very turned into film and theatre, naturally, film is where all the art forms came together for me. I have been experimenting with filming my choreography and compositions as a way to bring it together as a full experience. I see it as living fully as my organism. In a performance context, I want it to be a cinematic experience. I have been inspired by my favorite musicians and dancers that have really shown the connections between the practices in such a fluid and natural way. Lately, I am dancing Butoh, a Japanese dance that incorporates theatre. I love the slow, dramatic, and concentrated movements. Currently, I have been incorporating many electronic elements into my performances. I am interested in the body as a machine honoring the futuristic and the ancient.

-Lei integra differenti stati d’animo nelle tue performance che vanno oltre i cinque sensi, esplora questo processo:

Io ero la principale musicista, giovane donna, vocalist, ma veramente cosciente di come il mio corpo può occupare lo spazio ed interagire con altro spazio. Io amo sempre lo humor, le commedie slap-stick così mi ricollego in particolare ai commedianti Charlie Chaplin e Buster Keaton. Dai miei dieci anni, ero una visual artist. Amavo la fotografia filmica e ho continuato per diversi anni a praticarla: ritratti, autoritratti, fotografia su carta, ed eventualmente fotografia di viaggio. Io divenni veramente attenta ed interessata ai film e al teatro perchè naturalmente il film è per me l’unione di tutte le arti. Io ho sperimentato il prodotto filmico di mie coreografie e composizioni come una via per portarle ad un livello di insieme e di esperienza totalizzante. Il prodotto cinematografico ultimato è per me come un mio organismo pienamente vivente. In un contesto di performance voglio creare una esperienza cinematica. Sono ispirata dai miei musicisti e danzatori preferiti che hanno mostrato le connessioni tra le due pratiche in maniera fluida e naturale. Più tardi, divenni una danzatrice Butoh, una danza giapponese che incorpora il teatro. Adoro il lento, drammatico, e meditativo movimento. Attualmente, ho incluso elementi di musica elettronica nelle mie performances. Sono interessata al corpo come macchina onorante il futurismo e l’antico.

-What is the role of music in your performance and what do you want to express through your research of experimental sounds?

I want to express the impermanence of life, my grandness, smallness, and my great will to live as I am. Something primal in me wants to have a voice. I enjoy writing unwritten stories that are not always my own either. This is not about me. Singing is what makes me feel most alive. I am enjoying micro-tonalities, subtitles, details, playfulness, silence, breath. I am interested in creating space, and not exactly filling space.

-Quale è il ruolo della musica nelle Sue performance e cosa esprime tramite la Sua ricerca di suoni sperimentali?

Io voglio esprimere la transitorietà della vita, la mia grandezza, la mia piccolezza, e la mia grande volontà di vivere come ci fosse qualcosa di primordiale in me che vuole avere voce. Io mi diverto a scrivere storie inedite che non sono sempre mie personali. Cantando ciò che mi fa sentire più viva. Mi piace adoperare le micro -tonalità, sottotitoli, dettagli, allegria, silenzio, fiato. Sono interessata a creare spazio e non esattamente a riempire spazio.

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Website muyassarkurdi.com

Music muyassarkurdi.bandcamp.com

Two short films

vimeo.com/139133153

vimeo.com/129690195

Riguardo Erika Giannusa

Erika Giannusa
Erika Giannusa è nata a Palermo, il 06/12/1993. Pianista, compositrice e soprano lirico. Si dedica al giornalismo ed alle recensioni di eventi e manifestazioni in Italia ed in Europa.

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